Sintesi dell’intervista di Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera

 

“Dobbiamo avere il coraggio del dialogo e fare di tutto per riavviare i negoziati, per salvare i civili ucraini e la loro libertà. La tregua temporanea per i corridoi umanitari, se attuata, è un primo passo, ma non basta. Putin vuole essere un attore globale, dimostrando con armi e pretesti la sua statura. Ma la Russia non è Putin. La Russia ha la testa, la storia e il futuro economico in Europa”, Enzo Amendola, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, inizia così la sua intervista al Corriere.

E continua: “La crisi in Ucraina è un banco di prova decisivo. Il tentativo di annessione va fronteggiato con sanzioni dure e col pragmatismo di chi è sempre pronto al negoziato per fermare il massacro dei civili. Questa è l’ora dell’Europa: un’istituzione coesa che sa affrontare tutte le emergenze: energia, industria, difesa, oltre a una gestione finalmente solidale dei profughi. Dobbiamo reagire da vera comunità, come abbiamo fatto con il Next Generation. L’Ue deve essere all’altezza della storia che stiamo vivendo”.

Il Sottosegretario Amendola interviene sul tema dell’aumento della spesa per la difesa: “Il bilancio per le forze armate, come ha ricordato il ministro della Difesa Guerini, è già cresciuto negli ultimi anni. Non si tratta solo di rafforzare l’aspetto finanziario, ma di aggiornare lo strumento militare. Oggi questo investimento su scala europea è ancora più urgente, in termini politici, tecnologici e logistici, piegando le ritrosie nazionali”.

Sulla stabilità del Governo Amendola argomenta: “Alla tragedia della guerra, il Parlamento ha risposto con voce unitaria. Lega e 5 Stelle hanno votato assieme a noi la risoluzione. Di fronte a una crisi, ogni partito ha due scelte: remare con gli altri per uscire dalla tempesta, oppure speculare sulle distinzioni. In momenti difficili come questo il compito della politica è assumersi la responsabilità: l’ho imparato sulla mia pelle, quando da ragazzo ero sotto le bombe a Belgrado. Fu un’operazione necessaria per fermare un dittatore come Milosevic. Io, allora come oggi, però non smetto di rinunciare alla soluzione politica e di sperare che tacciano le armi” e aggiunge “l’elettorato democratico e progressista, non solo quello del Pd, in questo momento è con Letta e con il governo Draghi”.

Il Sottosegretario chiude sul tema dei rifugiati: “Ci sarà la massima solidarietà. Chiunque fugga dalle bombe ha diritto al nostro aiuto. Ora la priorità è mantenere salda l’alleanza europea per difendere il popolo ucraino”.

 

Intervista integrale sul Corriere della Sera