famiglia figli

Semplificazione delle misure a favore dei figli, certezza di un aiuto di lungo periodo per le famiglie e soprattutto equità, visto che l’assegno unico per i figli andrebbe a raggiungere anche gli incapienti e i lavoratori autonomi oggi esclusi dagli assegni familiari.

Stefano Lepri, vice capogruppo del Pd al Senato, prova a fare chiarezza sulle misure a sostegno della natalità in attesa dell’ufficialità del programma dei dem. E, stando anche a quello che Maurizio Martina ha anticipato alcuni giorni fa sul Corriere della Sera, «ho motivo di credere che la proposta del partito sarà molto simile a quella che ho presentato io insieme a cinquanta colleghi al Senato».

E cioè?
Un assegno unico e universale che assorbirebbe le altre misure in denaro, come i bonus, e che a regime richiederebbe un supplemento di risorse – in aggiunta a quelle messe in campo per detrazioni e bonus di 16 miliardi – di altri 8 per arrivare a 24 miliardi. Le fasce, rispetto alla mia proposta basata sull’Isee, sono fissate però su un parametro reddituale con soglia massima di 100mila euro. Ma alla fine con le scale di equivalenza il risultato è praticamente identico. Quello che è importante nella proposta è che serviranno a regime 8 miliardi, esattamente la cifra che avevo stimato io, con assegno di 150 euro da 3 a 18 anni, 200 euro da O a 3 anni e 100 euro da 18 a 25 anni. Ho motivo di credere, avendo parlato anche con Nannicini, che la proposta del Pd sarà su questa linea.

Quali vantaggi ha?
Noi in questi anni abbiamo fatto tre bonus che si sono aggiunti a quelli del passato arrivando a 12, c’è bisogno di un grande sforzo di semplificazione ed è questo il primo vantaggio dell’assegno unico. Il secondo è la certezza, perché l’assegno verrebbe erogato ogni primo del mese e quindi la persona che mette al mondo un figlio sa che fino a quando avrà 18o 25 anni, può contare su questo sostegno. Il terzo vantaggio è la maggiore equità, perché oggi gli assegni familiari spettano solo ai dipendenti e non agli incapienti, mentre l’assegno unico sarebbe indirizzato anche a non percettori di reddito e lavoratori autonomi. Perciò sarebbe pure una buona azione complementare al Rei per aiutare nel contrasto alla povertà.

Questa proposta come si concilia con l’idea di Renzi di estendere gli 80 euro alle famiglie con figli?
Ho apprezzato le parole del mio segretario, perché rilancia convintamente il tema della natalità, riconoscendo come ha detto più volte che in questi anni forse è mancata una proposta forte su natalità e famiglia. Quindi vogliamo rimediare. Non vedo però contraddizione tra la mia proposta e la sua, perché penso che 80 euro in più a figlio, vada inteso come la inedia di quello che prenderà ogni bambino. Il conto è semplice: 8 miliardi divisi per la platea dei beneficiari fa 80 euro e giù di lì. Il principio è lo stesso.

Anche dagli altri partiti sono arrivate proposte a favore della natalità. Che idea si è fatto?
Il fatto che arrivino proposte sul tema non può che essere viste positivamente, in linea generale. Dopo di che penso che sia più importante dare una svolta e non solo un segnale in tema di natalità, che punti ai tre obiettivi di semplicità, certezza e unicità. Anche la misura dell’asilo di Fdi è importante, ma dopo l’asilo cosa faccio? Da qui la necessità di proporre certezza con un sostegno di lungo periodo ed equità del sostegno.