“Il governo, su proposta del Ministro Orlando, ha recepito la direttiva Ue sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza. Oltre al congedo di paternità obbligatorio fino a dieci giorni, il provvedimento aumenta da 10 a 11 mesi il congedo del genitore solo, aumenta poi da 6 a 12 anni l’età del bambino per cui usufruire del congedo parentale ed estende il diritto a indennità di maternità per lavoratrici autonome e libere professioniste, anche per gli eventuali periodi di astensione anticipati per gravidanza a rischio. Si allarga, infine, la platea dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori genitori.
Il nostro obiettivo rimane quello della parità tra genitori, con un congedo di paternità di almeno tre mesi, e soprattutto ci auguriamo che presto possa essere esteso anche alla pubblica amministrazione. Come chiediamo da tempo, la misura diventa ora strutturale ed esce dalla sperimentazione. Un passo in avanti importante sul tema della condivisione del lavoro di cura, che va accompagnato da un’attenta comunicazione: i primi dati ci dicono che solo la metà dei padri usufruisce del diritto. Così come è importante aver recepito la direttiva sull’equilibrio tra tempi di vita. Una misura di civiltà, per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tante e tanti e promuovere relazioni paritarie”.

 

Così in una nota Cecilia D’Elia, Portavoce della Conferenza delle donne democratiche e responsabile Parità nella segreteria PD.
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“I decreti legislativi approvati oggi in Consiglio dei ministri sono importanti per migliorare il sistema dei congedi parentali, ridurre le detrazioni sul reddito che ne scoraggiano il ricorso e soprattutto per stimolare l’adesione degli uomini ai congedi parentali e dunque la condivisione del carico del lavoro di cura, che attualmente continua a pesare in maniera sproporzionata sulle spalle delle donne”.

Lo dice la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione d’inchiesta sul femminicidio.

“Dal ministero del Lavoro di Andrea Orlando – continua Valente – sta arrivando un incisivo stimolo per ridisegnare i ruoli di genere tradizionali e avviare quella trasformazione culturale necessaria a svincolare la costruzione della famiglia sul sacrificio delle donne, che ancora oggi troppo spesso lasciano il lavoro o passano forzatamente al part time, per far fronte agli impegni di cura. E’ chiaro che bisogna insistere sulla condivisione dei carichi di lavoro tra uomini e donne, superando la visione della conciliazione. Speriamo che gli uomini vogliano approfittare delle nuove opportunità e scoprire che è bello stare con i figli e che si possa presto superare anche il limite dei 10 giorni obbligatori di paternità – conclude la Senatrice Valente – perché è dalla condivisione che può nascere il cambiamento culturale necessario al nuovo protagonismo femminile”.