Convenzione di Dublino
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Andrea Orlando, vicesegretario del Partito Democartico, spiega come sarà il nuovo corso: un colpo alla volta. Da incassare e non da invocare.

 

Dice Orlando: “Il lavoro fatto sulle modifiche dei decreti Salvini deve essere licenziato rapidamente. Poi discuteremo del resto. Ma una cosa alla volta. Non abbiamo mai dato ultimatum e non li daremo adesso”.

 

Mes.  “A questo punto bisogna chiedere al ministro Speranza di fare un bilancio di ciò che va e non va nella sanità italiana. E valutare se ci possiamo permettere di rinunciare a diversi miliardi di investimenti. Che significherebbe, va detto con molta chiarezza, non solo un’occasione perduta, ma consegnare un pezzo della sanità ai privati. La discussione non deve essere Mes sì o no, ma semmai se vogliamo mantenere la natura pubblica della sanità oppure no”.

 

Elezioni regionali. “Tre fattori hanno condizionato il risultato. In primo luogo un giudizio positivo su come il governo ha gestito la crisi del Covid e come si è posizionato in Europa. In secondo luogo sono stati premiati i governatori in carica di entrambi gli schieramenti che sono apparsi credibili nella gestione della pandemia. Infine, il Pd è stato premiato per il ruolo svolto come forza che ha cercato di costruire e allargare le coalizioni, diventando convincente nel messaggio unitario contro la destra. La scelta poi di un Sì al referendum per il cambiamento ha evitato un pericoloso cortocircuito”.

Nessun trionfalismo ma il Pd è primo in tutte le regioni escluso il Veneto”. A proposito di Marche invito a rileggere i risultati del 2018 e anche quello delle Europee. Abbiamo ottenuto una vittoria politica a tutto tondo ancora prima che elettorale ma questo non cancella le difficoltà e la forza della destra soprattutto al Nord”.

 

Alleanza con il M5S. “Che ci sia una difficoltà a gestire una coalizione così inedita è fuori discussione. Ma che ci sia un elettorato che rimprovera subalternità, francamente ne ho sentito parlare solo come riflesso di una campagna mediatici. Nei risultati questa subalternità mi pare difficile rintracciarla. In questa alleanza non si è consolidata la posizione del Movimento 5 stelle e indebolita quella del Pd e questo risultato ci consente di essere più determinati, visto che la tenuta del governo non è in discussione”.

Una strada necessaria se si vuole allargare il centrosinistra, complicata ma necessaria, tanto più alle prossime amministrative, quando serviranno coalizioni ampie. Il Pd non deve avere paura di questa sfida e non penso che l’esito sia la “grillizzazione”.

Il voto ci dice che dove si è fatta questa alleanza, il centrosinistra tiene o si rafforza se prendiamo come riferimento le Europee quando il centrodestra aveva raggiunto percentuali altissime. La somma non sempre ha prodotto un quid pluris ma non ha mai tolto forza al centrosinistra».

Abbiamo una grandissima occasione. Il Recovery è il palinsesto del programma fondamentale di qualsiasi forza progressista: innovazione tecnologica, lotta alle diseguaglianze e transizione ecologica. Dobbiamo interpretare queste parole d’ordine con la sufficiente intransigenza e radicalità, evitando così che la profondità del malessere sfoci nell’antipolitica e in derive populiste».

 

L’intervista completa su La Stampa