Nel confronto Letta-Meloni, organizzato dal Corriere della Sera, sono emerse due visioni dell’Italia profondamente diverse: il leader del centrosinistra e la leader del centrodestra, intervistati dal direttore del Corriere Luciano Fontana, hanno tracciato confini netti fra le rispettive posizioni.
Il segretario dem ha marcato le distanze da un centrodestra che mette a rischio la credibilità italiana a Bruxelles ed ha fatto emergere le profonde differenze che ci sono in tema di diritti civili, a partire dalla questione delle adozioni da parte delle coppie omogenitoriali, su cui Meloni è radicalmente contraria.

Letta ribadisce, senza incertezze e ambiguità, la posizione sulla guerra in Ucraina: «Il 24 febbraio, quando quella mattina ci siamo svegliati, la nostra decisione è stata immediata: una manifestazione davanti all’ambasciata russa. Le misure stanno funzionando: anche se hanno ripercussioni sulla nostra economia, le sanzioni sono però l’unico modo con cui abbiamo la possibilità di fermare la Russia oggi. Noi siamo tenacemente a favore della resistenza ucraina».

Le ambiguità del centrodestra sull’Ucraina fanno parte, in realtà, di un modo completamente diverso di considerare l’Unione Europea: «Il motivo per cui l’Europa non funziona – spiega Letta – è perché i conservatori e alcuni Paesi non vogliono che si decida a maggioranza. Bisogna togliere il diritto di veto che piace ad esempio a Ungheria e Polonia e spesso viene utilizzato contro l’Italia. Si sono opposti al Next Generation Eu che ha poi portato al Pnrr. Non vogliamo un’Italia che mette veti, ma un’Italia che conta».
E il segretario Pd aggiunge che se ora si rinegoziassero i fondi del Pnrr, il messaggio che arriverebbe, sarebbe quello di un’Italia inaffidabile.

Muro contro muro sui diritti civili. Letta è netto: «Una vittoria della destra farebbe fare al Paese dei grandi passi indietro sui diritti civili. Emergono differenze radicali tra le nostre tesi come è chiaro anche da quello che stiamo dicendo. Da questo confronto escono due Italie tra le quali i cittadini dovranno scegliere. Andate a votare!». Di fronte a Meloni che ribadisce il no alle adozioni da parte di coppie omosessuali, Letta osserva che «per crescere un figlio serve l’amore» e non si può normare che cosa è amore e che cosa non lo è.

Il confronto ha toccato un po’ tutti i temi della campagna elettorale, dal caro-bollette alla riduzione del peso fiscale, dai diritti al lavoro. Letta ha ribadito di essere d’accordo sul disaccoppiamento del costo del gas da quello dell’energia, ma ha sottolineato che non basta e che «serve anche entrare in una fase di prezzi amministrati: quando il mercato non funziona e arriva il meteorite bisogna intervenire».
Sul tema del lavoro, ha elencato le proposte Pd: contratto di primo impiego ed eliminazione degli stage gratuiti. In quanto al reddito di cittadinanza (contraria Meloni), per il segretario dem «deve restare come sostegno alla povertà ma affiancato da un cambiamento sulle politiche attive».
Posizioni diverse anche sull’immigrazione, benché Letta osservi che questa volta Meloni non abbia parlato di blocchi navali: per il Pd quel che serve è integrazione, ius scholae e riapertura del decreto flussi.

Sui rapporti fra forze politiche, la domanda per Letta è sui 5 Stelle. «Ci sono città in cui governiamo assieme – evidenza il segretario Pd – Ma quello che hanno fatto è stato irresponsabile. La crescita del M5S sta creando uno scenario interessante, soprattutto al Sud stanno togliendo voti alla destra. Vedremo cosa succederà, noi facciamo la nostra corsa. La loro decisione di togliere la fiducia a Draghi non poteva non avere conseguenze».

L’ultima domanda è cosa accadrà se dopo il voto non ci fosse una maggioranza netta: sia Letta sia Meloni escludono che nasca un nuovo governo con assieme FdI e Pd. Aggiunge Letta: «Non è possibile e penso che si sia capito che si possa fare una campagna elettorale sulle proprie idee e poi ognuno vincerà o perderà».