Foto di Andrea Vismara
Foto di Andrea Vismara

Un impegno che sia di tutti, a cominciare dalla scuola per finire alla famiglia, ai media, ai social. Ministro Valeria Fedeli, come si combatte la violenza contro le donne? «Il primo concetto che va affermato è che non è una questione femminile ma è un problema che riguarda tutti e tutte, e in particolare è decisiva la scelta che faranno gli uomini. Questo è il tema vero».

 

Cosa intende per scelta?

«Significa intervenire sulla prevenzione, quindi sui soggetti. Ed è qui che entra in campo la scuola, con l’educazione al rispetto e al contrasto alla violenza sulle donne da parte degli uomini. Inoltre, è importante che anche i media facciano la loro parte, perché influiscono sui comportamenti e sui linguaggi. Penso che questa sia un’alleanza fondamentale. Abbiamo il compito di prevenire, e tutti devono fare la loro parte».

 

Lei ha sempre mostrato grande sensibilità al problema, quali le prossime iniziative del Miur?

«Stiamo lavorando affinché a breve siano rese disponibili le linee guida nazionali per l’attuazione dell’articolo 1 comma 16 della legge 107/2015 (“Buona scuola”), accompagnate da un più generale piano d’azione che favorisca anche l’inclusione del tema della violenza contro le donne nei programmi di formazione degli insegnanti. Inoltre, abbiamo in programma di avviare un tavolo di lavoro, in collaborazione con l’Associazione editori italiani, per promuovere una riflessione su linguaggio e contenuti dei libri di testo, per la valorizzazione delle tematiche inerenti le differenze di genere, la valorizzazione del contributo delle donne in tutte le discipline, e il superamento degli stereotipi sessisti».

 

Basterà a cambiare la mentalità?

«Puntiamo a fornire strumenti per comprendere questo fenomeno, per creare consapevolezza e formazione in tutte le categorie. Ho proposto una Commissione parlamentare contro la violenza sulle donne per verificare ogni anno l’attuazione della convenzione di Istanbul che prevede il sostegno alle vittime, finanziamenti ai centri antiviolenza, formazione nei percorsi universitari su questi temi. Intendiamo promuovere all’interno degli atenei percorsi di valorizzazione degli studi di genere e di conoscenza del fenomeno, proprio per formare le figure professionali coinvolte nella prevenzione: dal corpo di polizia, ai medici, agli infermieri, agli assistenti sociali».

 

Esiste un’emergenza violenza?

«Non è un fenomeno di emergenza, è un fenomeno strutturale che attiene storicamente ai rapporti squilibrati di potere e di costruzione della propria soggettività di uomini e di donne. L’articolo 3 della Costituzione va approfondito proprio quando dice che ciascuna persona è uguale, per sesso, per razza, per religione, per opinione politica. Il primo termine per sesso è fondamentale, non se lo ricorda mai nessuno. Stiamo lavorando su un Piano nazionale per l’educazione al rispetto che prende come riferimento proprio questo articolo e incrocia le linee guida del comma 16 della buona scuola. Il Miur è anche coinvolto in un gruppo di lavoro specifico dell’Osservatorio Nazionale sulla violenza contro le donne, con lo scopo di produrre un nuovo piano nazionale antiviolenza».

 

Le scuole come stanno rispondendo alle vostre sollecitazioni?

«Io mi muovo sempre nel rispetto dell’autonomia delle scuole, della libertà di insegnamento, ma è un’offerta che facciamo, diamo strumenti ai docenti, e anche ai genitori. Nel piano nazionale per l’educazione al rispetto c’è e ci deve essere il coinvolgimento dei genitori. Sto lavorando con la rappresentanza e l’Associazione nazionale dei genitori, abbiamo un forum ufficiale con gli studenti. Ho affidato un rilancio molto serio e profondo del patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia che presenteremo il 21 di novembre. Nelle prossime settimane, poi, cominceranno le attività in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in occasione della quale prevediamo di coinvolgere in un evento ministeriale le scuole che hanno realizzato progetti eccellenti nell’ambito della prevenzione della violenza e della promozione di una cultura della parità tra i sessi».

 

La situazione, però, è ancora grave.

«In realtà, ritengo che stia cambiando. Le ragazze e le donne trovano maggior forza nel denunciare e nel sottrarsi ai rapporti violenti e di sopraffazione. I dati evidenziano che chi ha assistito da piccola a violenze in famiglia, è molto più predisposta a subirle nella propria vita, se non sono state affrontate reagendo. La scuola è un osservatorio privilegiato, e per questo ha bisogno di consapevolezza, attenzione e strumenti, e noi li dobbiamo fornire. E’ un’alleanza che dobbiamo tutti insieme affrontare, perché è il modo vero per educare e contrastare questi fenomeni».