DARIO FRANCESCHINI - Ph. Paolo Cerroni / Imagoeconomica
DARIO FRANCESCHINI - Ph. Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Dario Franceschini, mentre Prodi lancia l’allarme e sceglie la coalizione di centrosinistra, alla destra sembra mancare un pugno di seggi per governare.
«Leggo gli ultimi sondaggi sui collegi. Dicono che esiste il rischio concreto che la destra arrivi alla maggioranza. Una destra estrema e populista, peggiore di quella degli anni di Berlusconi».

Perché?
«Allora la componente moderata era largamente prevalente, con la Lega al 4%. Ora invece prevalgono posizioni estreme di Salvini e Meloni. Con Berlusconi a inseguire. Questo accade solo in Italia, perché in Francia o in Germania la destra moderata ha tracciato un confine invalicabile con gli estremisti».

E intanto nei collegi il Pd rischia di andare malissimo.
«Paghiamo le decisioni del nostro campo. Consideri poi che ancora tanti elettori pensano di votare con un sistema proporzionale. Non è così, nei collegi uninominali si vince con un voto in più. E la corsa è ovunque a tre: Pd, destra e M5S».

Come in passato, un appello al voto utile a sinistra?
«Trovo insopportabile il termine “voto utile”. Tutti i voti sono utili, sempre. Però esiste l’aritmetica: se in un collegio Liberi e uguali toglie al Pd il 3, il 4 o il 5%, rischiamo di perderlo. E vincono i grillini o la destra. Pensi al mio uninominale di Ferrara: con Leu contro, un collegio che prima era certo per noi diventa a rischio».

Capisco, ma è il prezzo da pagare alla divisione con Leu.
«Parla con chi si è battuto fino alla fine per evitare la scissione. Con chi, poi, ha fatto di tutto per costruire un’alleanza elettorale e proverà nella prossima legislatura per ricostruire il campo del centrosinistra…».

Ma?
«Ma ora conta l’aritmetica».

E il Rosatellum: un suicidio per il Pd, non le pare?
«E una legge che spinge a coalizzarsi e tutti, da Prodi a Veltroni al segretario, hanno lavorato per costruire un’alleanza con Leu. Ma loro non hanno voluto, inspiegabilmente. E da qui nascono i problemi. Vivo quella scissione come una sciagura, sento ancora le ferite. Gli elettori rimedino, dove non sono stati capaci i dirigenti. Riducano loro il danno. Se non vogliono votare il simbolo del Pd, possono votare solo il candidato della coalizione».

Oppure, come farà Prodi, votino le liste alleate al Pd. Più sollevato perché ha scelto la coalizione o preoccupato perché non voterà Pd?
«Oggi Romano ha dato una prova di generosità per sostenere la coalizione. Ha aiutato a far capire che i candidati nell’uninominale sono sostenuti dall’intera alleanza. E che è utile che tutti i partiti vadano bene, per andare meglio alle elezioni».

Però non voterà Pd.
«Non mi pare abbia detto questo. Anzi, era con Gentiloni».

Ha anche lodato il premier. Meglio Gentiloni di Renzi dopo le elezioni?
«Continuiamo a discutere di un tema che non esiste più. In questo sistema è una specie di gioco di società in cui tutti, anche i più piccoli, indicano il premier sul simbolo. Pensi a Salvini, a Grasso o alla Meloni… Ma il capo del governo verrà deciso dopo, sulla base della Costituzione, delle valutazioni del Presidente della Repubblica e dei numeri parlamentari».

Lei invocò un’alleanza dei responsabili contro i populisiti. Quindi farete un governo con Berlusconi?
«Mai parlato di un’alleanza di governo, ma di una divisione trasversale che si produce in tutta Europa. Un ragionamento ancora valido. Registro però che lo spazio per un’evoluzione europea di Forza Italia verso il Ppe e la Merkel si è bruciato avendo scelto l’alleanza con le forze populiste ed estreme».

E allora con chi proverete a governare?
«L’iniziativa deve guardare innanzitutto al nostro campo di centrosinistra. E d’altra parte, eravamo tutti nello stesso partito fino a sette mesi fa».

Ma con quale premier?
«Il Pd è in grado di proporre diverse personalità. L’abbiamo già dimostrato in questa legislatura, mettendo a disposizione del Paese, in momenti politici diversi, Letta, Renzi e Gentiloni».

Tre nomi sempre validi?
«Certo».

Qual è l’asticella sotto la quale si mette in discussione la leadership di Renzi, il 25%?
«Non si mettono asticelle. E comunque anche i sondaggi peggiori ci dicono che se si sommassero i voti di Pd e LeU arriveremmo a percentuali nettamente superiori a quelle del centrosinistra unito nel 2013».

Sembra quasi immaginare, come Prodi e D’Alema, un nuovo centrosinistra dopo le elezioni. Un nuovo Ulivo anche per lei?
«E’ più semplice: questo è il nostro campo. L’abbiamo costruito e soffro a vederlo diviso».

Se nessuno vince le elezioni si torna a votare come dicono Renzi e Berlusconi? O bisogna prima cambiare il Rosatellum?
«C’è la Costituzione. Dice che se gli elettori non danno una maggioranza a una coalizione in entrambe le Camere, la palla passa al Presidente della Repubblica. Certo, tornare a votare con la stessa legge produrrebbe più o meno gli stessi risultati. Sarebberagionevole prima cambiare la legge».

Se sarà primo partito, il Movimento chiederà l’incarico. Per Renzi spetta invece al primo gruppo parlamentare. Per lei?
«Credo sia fantasioso ipotizzare che i cinquestelle abbiano da soli la maggioranza. E in ogni caso, secondo le nostre regole costituzionali, l’incarico va a a chi si dimostra capace di raccogliere una maggioranza in Parlamento».

Franceschini, dove vi porterà Renzi dopo il repulisti nelle liste?
«No, guardi, gli equilibri interni sono praticamente identici a prima: questa storia della renzizzazione dei gruppi parlamentari è una fantasia».