Andrea Orlando
ANDREA ORLANDO

di Andrea Orlando,
Parlamentare PD

 

Alcune considerazioni sull’audizione del ministro Toninelli a proposito del ponte Morandi.

Ho seguito con molta attenzione l’introduzione del ministro finalizzata quasi esclusivamente ad assegnare la responsabilità dell’accaduto al sistema delle concessioni e al processo di privatizzazione delle autostrade e quindi ai governi che hanno preceduto questo.
Ho sperato sinceramente che a questa “pars destruens” seguisse una proposta su come intervenire sulla situazione genovese. Non è stato così.
Accanto ad una discutibile ricostruzione dell’evoluzione storica del “sistema”, il ministro ha dato correttamente conto degli interventi emergenziali sino a qui svolti.
E voglio dire chiaramente, in proposito, poiché la mia intenzione non è quella di fare delle inutili polemiche (ce ne sono state anche troppe), che tanto la fase di soccorso quanto quella successiva è stata gestita in modo tempestivo.
Se qualcosa fosse andato storto avremmo sicuramente detto: colpa del Governo.
Poiché, nella disgrazia le cose hanno funzionato, onore al merito.

Quello che trovo incredibile è che in conclusione della sua disamina, il ministro non abbia affrontato alcune questioni essenziali che sono la diretta conseguenza, in parte delle sue considerazioni ed in parte dei fatti avvenuti.
Molte domande non hanno trovato alcuna risposta ne nell’introduzione ne nella replica del ministro.
Tralascio volutamente tutte quelle relative al quadro politico e mi limito a quelle che riguardano le cose da fare.
1) La prima segue logicamente le considerazioni svolte dal ministro. Se la situazione determinatasi a Genova è conseguenza diretta del modo in cui sono state date le concessioni, adesso che intende fare il governo?
Il ministro Toninelli in apertura ha detto che si valuterà di volta in volta quale sia l’interesse dei cittadini tra la gestione pubblica e quella privata.
Non ha detto sulla base di che criteri.
Io non ho pregiudizi ideologici e proprio per questo chiedo: con quali risorse?

E nel caso genovese,a che punto sono le procedure di revoca?

2) Il ministro ha annunciato che il ponte sarà realizzato da Fincantieri. Fincantieri è un’eccellenza italiana. Non so se abbia mai fatto un ponte. Non dubito che saprebbe farlo.
Ma anche in questo caso, con che risorse? È possibile un affidamento diretto?

3) Genova è stata quasi assente nelle parole del ministro. Al di là delle condivisibili parole di cordoglio e delle indicazioni riferite all’emergenza, non ha detto nulla riguardo a come aiutare la città nel passaggio difficile che si sta trovando ad affrontare.
Nulla su come aiutare il porto, il turismo, le attività economiche in generale che subiranno le ripercussioni di questa vicenda.
Sembra quasi che non si sia colta la valenza nazionale del ruolo di Genova dal punto i vista logistico ed industriale.
Nulla su come coinvolgere gli enti locali che si trovano da giorni ad affrontare questa situazione. Nulla.

Le mie sottolineature e le mie domande non son fatte per spirito di polemica. Le pongo perché credo che emergano dall’urgenza dei fatti. Perché penso che il compito delle istituzioni sia adesso, prima di tutto, quello di limitare i danni.
Mi auguro che trovino una risposta nei prossimi giorni perché senza sarà impossibile ripartire.
E mi auguro che la proposta di una legge speciale che individui risorse e progetti per Genova, trovi il necessario consenso mettendo da parte le divisioni.