Lorenzo Guerini
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Guerini, come va la trattativa con Alfano per le elezioni siciliane?
«Stiamo lavorando – risponde il coordinatore Pd – alla costruzione di una coalizione larga sul modello Palermo, che comprenda forze politiche ed espressioni di forze civiche con l’ambizione di offrire una valida proposta di governo per la Sicilia. Dentro questo schema è aperto un confronto con Alternativa popolare. Mi auguro che lo sbocco possa essere positivo».

 

Alfano tratta però anche con Berlusconi.

«Non siamo al mercato e sarebbe svilente se rappresentassimo il confronto in atto sotto questa luce. Nel centrodestra in modo ambiguo si finge di voler riallacciare i rapporti con Alfano, ma le parole di Salvini e della Meloni dimostrano che la creazione di un’alleanza sul modello del Partito popolare europeo è nel campo dell’irrealtà. Dopo di che, ripeto, non siamo al mercato e il confronto tra noi e Ap è politico, è sulle idee e le persone che possono incarnare una proposta di governo regionale solido e convincente. In questa senso la nostra disponibilità è chiara».

 

Per la candidatura a governatore si fanno i nomi di D’Alia, La Via, Caterina Chinnici. Oppure la rosa è più ampia?

«Non partecipo al toto-nomi. E non credo sia utile. Oggi l’obiettivo primario è costruire una coalizione credibile, larga, che abbia l’ambizione di governare una realtà importante come quella siciliana. Solo dopo individueremo il candidato migliore per vincere».

 

E’ vero che per siglare l’intesa Alfano pretende le scuse di Renzi dopo gli stracci volati nei mesi scorsi?

«E’ un’invenzione. Anche oggi ho parlato con lui e il leader di Ap non pone e non ha mai posto questa questione. Anche perché non sarebbe ricevibile».

 

Mette tanto impegno a realizzare una coalizione competitiva perché, come dice qualcuno, se perdete a novembre in Sicilia Renzi rischia le penne?
«La leadership di Renzi non è in gioco: il segretario è stato rieletto appena tre mesi fa con il 70% di voti alle primarie cui hanno partecipato 2 milioni di persone. Dopo di che mettiamo lo stesso impegno di ogni volta che si affrontano elezioni regionali importanti. Nulla di più, nulla dimeno».

 

L’intesa con Alfano in Sicilia sarà replicata a livello nazionale?
«Stiamo parlando di elezioni regionali con una legge elettorale specifica che spinge alle coalizioni. Dopo di che sui temi nazionali, che pure hanno natura diversa, il confronto è aperto».

 

Quale potrebbe essere lo schema di accordo? Ognuno per sé alla Camera e una coalizione al Senato dove c’è lo sbarramento all’8%?

«Ogni cosa a suo tempo. Prima vediamo quale sarà la legge elettorale con cui andremo alle elezioni».

 

Ciò vuol dire che si può riaprire il dossier? Ad esempio tornando al modello elettorale tedesco come vorrebbe Berlusconi?

«Il Pd si era reso disponibile, ha rinunciato alle sue posizioni accettando il modello proporzionale tedesco, ma le divisioni nel centrodestra e il voltafaccia dei cinquestelle hanno fatto fallire l’intesa. Se a settembre ci saranno delle proposte serie in grado di camminare in Parlamento ci confronteremo. Con due premesse. La prima: noi non facciamo leggi elettorali contro nessuno. La seconda: qualsiasi proposta deve avere l’adesione di tutte le grandi forze politiche, compresi i  cinquestelle. In ogni caso una legge elettorale c’è, è quella uscita dalle sentenze della Consulta».

 

Per il governo sono giorni agitati, lunedì si è rischiata una crisi di governo con il ministro Minniti che ha minacciato le dimissioni se non fosse prevalsa la sua linea sul dossier-migranti. Qual è il suo giudizio?
«I retroscena non mi appassionano. Ciò che conta è che il governo sta lavorando e gli sbarchi stanno diminuendo. Bene la faticosa, ma essenziale, collaborazione con le autorità libiche. Bene la lotta ai trafficanti di uomini. Bene il codice di condotta per le navi delle Ong che vanno ringraziate per il grande lavoro che stanno compiendo con la nostra Guardia costiera salvando migliaia di vite. Il dibattito sulla dicotomia accoglienza e sicurezza è sbagliato. Accoglienza e sicurezza vanno tenute insieme».

 

Minniti e Delrio non l’hanno fatto. Tra i due lo scontro è stato aspro…

«Il valore della vita umana è sopra ogni cosa e la solidarietà è nel nostro Dna di forza di sinistra. Salvare le persone è un imperativo che nessuno mette in discussione. Ma allo stesso tempo bisogna contrastare i trafficanti nel modo più efficace. Ripeto: vanno tenuti insieme fermezza e soccorsi. Condivido ciò che ha detto Minniti: il nostro impegno è combattere la paura, non strumentalizzarla come fanno la destra e i Cinquestelle che su questo tema sono la stessa cosa».

 

Minniti in questi giorni è acclamato dal centrodestra. Potrebbe essere premier in caso di pantano post-elettorale?

«Guardi, Minniti sta facendo ottimamente il suo lavoro. Che il centrodestra poi provi a creare divisioni può far parte del gioco, ma sono tentativi talmente maldestri non meritano neppure un commento».

 

Guerini, i dati economici migliorano. La crescita si fa più forte e l’Istat ha certificato un aumento mensile del 5,3% della produzione industriale e dell’1,1 su base annua. Di chi è il merito? Di Renzi o di Gentiloni?
«E’ merito dei governi del Pd, delle riforme e delle misure per la crescita che abbiamo adottato come il super ammortamento, l’industria 4.0, l’abbassamento delle tasse, il sostegno alla domanda con il bonus da 80 euro. Certo, come ha detto Renzi, ci sono ancora problemi. Ma la strada è quella giusta, per questa ragione con la prossima legge di bilancio si deve andare avanti con il sostegno alla crescita e agli investimenti, il calo della pressione fiscale per quanto possibile, le misure contro la povertà e per il lavoro soprattutto dei giovani».

 

La legge di bilancio però rischiate di votarla voi e Ap, Mdp si sta già chiamando fuori…
«Mi auguro che ci sia responsabilità e serietà da parte di tutti».

 

Non rischiate di votare la manovra economica con il soccorso di Forza Italia a pochi mesi dal voto?
«A chi dovesse avere in mente questo disegno per mettere in difficoltà il Pd dico che non si scherza con gli interessi del Paese e i bisogni degli italiani».