Carlo calenda Direzione nazionale
CARLO CALENDA - Ph. Imagoeconomica

Carlo Calenda, lei da ministro dello Sviluppo ha gestito la gara sull’Ilva vinta da Mittal. Il suo successore Di Maio, forte del parere dell’Anac, dice che quella procedura è stata un pasticcio. Che cosa risponde?
«Che dice balle. La stessa Anac spiega che la gara è valida e non ci sono gli estremi per annullarla. L’unico modo per farlo è invocare l’interesse generale».

E si può fare?
«Di Maio può farlo in qualsiasi momento, così come potevo farlo io. Certo, questo lo esporrebbe a delle conseguenze, compresa l’eventuale richiesta di risarcimento da parte della società vincitrice. Se Di Maio pensa che sia illegittima annulli la gara».

Lo farà?
«Ma si figuri, tutte chiacchiere».

Chiacchiere?
«Sì, chiacchiere che servono a prendere tempo rispetto alla promessa elettorale di chiudere l’Ilva e all’incapacità adesso di gestire questa situazione».

Pensa vogliano ancora chiudere lo stabilimento?
«L’intenzione è come su Alitalia: non decidere. Stesso meccanismo di governo della Raggi: immobilismo e polemiche».

L’Anac però dei rilievi li fa. Sostiene che se fosse stato noto in anticipo che per il risanamento ambientale ci sarebbero voluti 7 anni, Ilva avrebbe avuto altri pretendenti.
«L’allungamento dei tempi del risanamento fu concordato con i due contendenti. Il termine precedente scadeva prima della conclusione della gara. Impossibile rispettarlo».

Lo spostamento, dice l’Anac, fu deciso in pendenza di gara. Quindi, soggetti terzi avrebbero potuto essere interessati.
«Non c’era nessun altro terzo. E aggiungo che non c’era neppure un altro secondo. Pochi ricordano che la cordata Accialtalia l’ha fatta Cdp su richiesta del governo. Dunque sul piano teorico quello che dice Anac è comprensibile ma sul piano pratico è un rilievo inesistente».

Ma se siete stati voi a volere la cordata con Cdp, perché quando Accialtalia voleva rilanciare la propria offerta economica per pareggiare quella di Mittal avete rifiutato?
«Tutti noi volevamo che Cdp vincesse altrimenti non l’avremmo fatta scendere in campo, ma non al punto da truccare una gara. Ho chiesto un parere all’avvocatura dello Stato sulla possibilità di tenere in conto i rilanci fatti a gara chiusa da Accialtalia. Il parere è stato negativo. Anzi, se permette vorrei rileggere con lei quanto scrisse».

Sentiamo.
«Scrisse: si rileva inoltre che l’apertura di una nuova fase selettiva ben difficilmente potrebbe essere svolta sotto forma di rilanci, atteso che la valutazione delle proposte nella procedura in oggetto non afferisce al solo prezzo di offerta».

Si potevano trovare altre strade per permettere ad Accialtalia di migliorare l’offerta?
«L’unica strada che avevo era annullare la gara e ripartire».

Non era praticabile?
«La stessa avvocatura disse che questo ci avrebbe esposto al rischio di una causa da parte di Mittal, la necessità di rifinanziare l’amministrazione straordinaria, noi valutammo per almeno 300 milioni, e perdere molti mesi. Il tutto per 50 milioni in più, perché tale era il rilancio di Accialtalia? Siamo seri».

Di Maio dice che la proposta di Accialtalia era migliore.
«Di Maio a Cantone non ha mandato carte sulle offerte per permettergli di valutarle, gli ha solo fatto tre domande e non le ha neanche rese pubbliche. La proposta di Accialtalia ha perso secondo i criteri della gara che ben conosceva».

Non è vero che occupava più persone ed era più convincente sul risanamento?
«Assolutamente non vero. Gli occupati erano meno e non gli riconosceva né gli scatti di anzianità e nemmeno il pregresso. Sul piano ambientale investiva meno sulla copertura dei parchi minerari. E’ vero che dal 2023 prometteva di aggiungere alla produzione a carbone quella a gas. Ma per aggiungere il gas avremmo dovuto garantire noi il prezzo medio americano come dichiarato da Arvedi in Parlamento. In pratica chiedevano un aiuto di Stato inaccettabile per le regole europee. Aggiungo che la più grande acciaieria a gas in Europa è di Mittal e produce un decimo di Ilva. Sulla decarbonizzazione sono solo chiacchiere».

Un’ultima cosa. Di Maio vuol fare un’indagine interna al ministero sulla gara.
«È una vigliaccata. La responsabilità è mia, se la prenda con me. Non faccio come lui che a ogni piè sospinto butta la colpa su tecnici e dipendenti. Questi sono solo degli incapaci totali che hanno bisogno di trovare nemici per giustificare la loro incapacità».