Teresa Bellanova, Ilva Taranto
TERESA BELLANOVA / Ph. Imagoeconomica

Teresa Bellanova, perché la nuova segreteria non la convince?
«Credo debba esplicitare una linea politica. In questo momento non c’è spazio per soluzioni al ribasso né per unanimismi di facciata che, come si vede anche in queste ore, durano nemmeno lo spazio di un mattino».

A chi si riferisce?
«Sembrava un’intesa unitaria e poi c’è chi, come Emiliano, si tira fuori. Mi aspetto che Martina sia in grado di fare la sintesi della struttura che ha messo in piedi. Abbiamo un compito: tornare riferimento forte e autorevole anche per chi non ci ha scelti. Con una proposta politica credibile e come forza di opposizione a un governo ogni giorno di più preda di derive pericolose che minacciano la democrazia costituzionale, dignità, tutele, lavoro».

Delusa di non avere avuto la vice-segreteria?
«Non sono delusa e non ho tempo per dietrologie. Giro per dibattiti nelle Feste dell’Unità: stanchezza ma anche il polso reale dei territori. Ho sempre detto che, in prima o in ultima fila, il mio impegno non sarebbe mai venuto meno ed è così. Nelle prossime settimane presenteremo il programma di lavoro sul Mezzogiorno».

Con quali priorità?
«Rilanciare gli investimenti e continuare la battaglia per un lavoro di qualità, contro il caporalato. Mi dispiace per il governo, ma il caldo non ha fatto aumentare il Pil».

Per Bonaccini sarebbe stato meglio azzerare il gruppo dirigente e fare subito il congresso. Ha ragione?
«Una parte rilevante di noi con molta generosità ha condiviso un’altra strada per evitare spaccature dolorose. Non rimpiango quella decisione».

Calenda evoca l’harakiri. Il Pd non rischia di apparire come un partito litigioso anziché approfittare delle crepe nel governo?
«Se la politica va in esilio si corre questo rischio. Per 4 anni sono stata inchiodata ai tavoli di crisi cercando la sintesi più avanzata per non lasciare per strada lavoratori e lavoratrici né imprese. Se a volte sembro insofferente e di brutto carattere è perché non mi interessa chi litiga con chi ma come imponiamo un’agenda politica e sconfiggiamo il populismo. Il resto è chiacchiericcio da salotto tv».

Lavorare per una futura maggioranza M5S-Pd è una buona idea?
«Per me pessima, sarebbe la fine del Pd. Il nostro compito è l’opposto: un’analisi lucida delle forze in campo, di cosa sta accadendo nel Paese per una chiara risposta politica: non strizzatine d’occhio ma opposizione parlamentare. Si vede bene il miscuglio di velleitarismo, incompetenza, autoritarismo che sta marcando il profilo di un esecutivo a trazione sempre più reazionaria con buona pace di tutti gli impegni millantati da M5Sin campagna elettorale. Loro sono miei avversari politici, non ipotetici alleati di governo».

Tra il nuovo centrosinistra di Zingaretti e il fronte repubblicano di Calenda lei cosa sceglierebbe?
«Io veramente sono per rilanciare il progetto nel campo riformista che per me è l’idea originaria del Pd. Aggiungo che con chi ha festeggiato il 4 dicembre 2016 i conti sono chiusi. Dobbiamo parlare ai cittadini, basta con la nomenklatura. E parliamo di cose, non di nomi. Conta il noi, la comunità che siamo, il lavoro generoso che migliaia di militanti fanno ogni giorno, i circoli, l’esperienza importante dei nostri amministratori. Una classe dirigente diffusa che va rimotivata e che oggi appare disorientata».

Le piace l’idea di Renzi divulgatore televisivo o è un fattore di distrazione dalla politica?
«Renzi è un leader riformista italiano ed europeo. Nessuna distrazione, sono sicura che il suo impegno e la sua disponibilità per il lavoro comune non verranno meno. E sono curiosa di ciò che potrà raccontarci su Firenze».