“La straordinaria esperienza  di Carlo Donat Cattin, della sinistra sociale,  è di strettissima attualità e ci sono almeno tre capitoli essenziali a cui guardare:  il ritorno al primato della politica come strumento per l’emancipazione dei ceti popolari e più deboli.  Il tema del lavoro che oggi deve  spingerci anche alla costruzione di uno “statuto dei lavoratori digitali” che sappia gestire scenari dapprima inesistenti e garantire diritti ai nuovi lavori che vengono germinati dal digitale e che non sono contemplati dagli attuali strumenti legislativi. Per ridare certezza a milioni di giovani e garantire pienezza di diritti a moltissimi esclusi e neo-sfruttati dalle grandi aziende tecnologiche globali.
Infine, la lezione di Donat Cattin ci dice molto del valore della sanità pubblica come garanzia universale per tutti e del contesto all’inverno demografico che ha colpito il nostro Paese“.
“Per fare ciò però emendiamoci dalla parola “resilienza”, dalla sindrome del puro adattamento. La politica non è solo adattarsi, e arrendersi all’evidenza, ma è lottare per cambiare e migliorare. Serve un progetto, uno sguardo lungo, una idealità e una passione. A questo dobbiamo lavorare”.
Così in una nota Enrico Borghi componente della Segreteria del Pd ha ricordato la figura di Carlo Donat Cattin, intervenendo a Torino alla presentazione della volume di Giorgio Aimetti “Donat Cattin, democristiano scomodo.