Italia 2020. Costruiamola insieme. Conferenza programmatica



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Manifesto
Italia 2020. Costruiamola insieme

“Bisogna fare un’Italia nuova. Questa è la nostra ragione e la nostra missione: ricollocare l’Italia negli inediti scenari aperti dalla globalizzazione del mondo, riunire gli italiani sulla base di un rinnovato patto di cittadinanza, dare loro la coscienza e l’orgoglio di essere una grande nazione”

Con questo impegno si apre il Manifesto dei Valori presentato alla nascita del Partito Democratico.

Dieci anni dopo l’inizio di questa esperienza unica del riformismo democratico e progressista europeo, noi rinnoviamo la nostra responsabilità per dare agli italiani una guida all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte.

Quest’ultimo decennio ha reso ancora più urgente e necessario questo impegno.

La globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni ha ceduto il passo a un mondo multipolare. Un profondo cambiamento geopolitico sta ridefinendo poteri e alleanze mondiali e gli strumenti di cooperazione, concepiti dopo la Seconda guerra mondiale, stanno affrontando un’evidente crisi di significato.

Usa, Cina e Russia sono oggi i principali protagonisti di questo scenario, mentre l’Europa fatica ancora a svolgere la funzione politica globale che le spetterebbe.

La minaccia terroristica globale ha reso il mondo più insicuro e instabile, mettendo a rischio ancora la libertà e la vita di popoli e comunità e colpendo la dignità umana; donne, uomini e bambini inermi di fronte alla violenza.

Diritti umani, libertà e democrazia sono ancora battaglie aperte in tante parti del mondo e sono sfide che ci riguardano.

Accanto agli innegabili avanzamenti di questi ultimi anni nella lotta alla fame, alla malnutrizione e al sottosviluppo, il riscaldamento climatico della Terra è oggi una realtà che rischia di trasformare in modo irreversibile la vita sul pianeta.

La crisi economica e sociale più grave dal dopoguerra che ha attraversato tutti i paesi avanzati e segnato in profondità la vita di milioni di persone, ha divaricato ulteriormente le differenze sociali e colpito tanta parte dei ceti medio-bassi.

E’ cambiata la Storia. Il modello che per anni ha garantito prosperità e crescita ha esaurito la sua funzione.

La nuova divisione internazionale del lavoro determinata dalla rivoluzione tecnologica e digitale sta modificando innanzitutto il rapporto tra persone e lavoro. Il cambiamento vorticoso del mondo sta provocando in tanti cittadini la sensazione di aver perso il controllo sul proprio destino.

Occorrono nuove categorie interpretative della realtà. Avanzano domande di protezione che le forze democratiche e progressiste hanno tardato a comprendere.

La crisi della sinistra europea nasce da qui. Dalla sua incapacità di offrire risposte convincenti alle fratture emergenti: quelle generate dall’ineguaglianza redistributiva, da sistemi di protezione incapaci di tutelare i più deboli, dal contrasto tra società aperta e le ideologie della chiusura.

Sono fratture che agitano paure e rancori tra chi si sente tutelato e chi no. Tra chi teme di perdere protezione e chi invece la ricerca.

Noi siamo consapevoli del ruolo che in Italia e in Europa dobbiamo svolgere per rispondere a questa sfida costruendo un’alternativa credibile alla destra. Con la famiglia dei Socialisti e Democratici europei tocca al Partito Democratico farsi promotore di una iniziativa all’altezza di questo cambio di scenario.

L’Europa, attraversata da una crisi di rappresentanza politica, ha offerto risposte timide e inadeguate, rinunciando al coraggio di un cambio di passo che la rendesse prima di tutto più sociale e solidale.

Imprigionata nei dogmi dell’austerità, della tecnocrazia e della prevalenza degli egoismi nazionali, l’Unione non ha compreso per tempo la portata di questa sfida per segnare un nuovo corso del suo rapporto con i popoli e i cittadini europei.

Dunque, il tempo che stiamo vivendo sta facendo emergere, accanto a straordinarie opportunità, anche rischi e bisogni inediti: per la sovranità, la democrazia, la libertà.

Proprio per questo l’Europa rimane il nostro orizzonte fondamentale e l’unica dimensione possibile di cittadinanza, pace e cooperazione per il futuro.

Noi ripartiamo da Ventotene e dalla lezione di Altiero Spinelli.

Siamo orgogliosamente europei e tenacemente italiani e l’identità nella diversità rimane la nostra sfida.

Sappiamo che l’interesse nazionale si tutela con il progetto europeo e che questa apertura può esaltare e non negare le radici e l’identità dell’Italia, così come è già accaduto nella nostra storia.

Di fronte a noi si impongono ora scelte strategiche che determineranno le condizioni generali della convivenza e dello sviluppo; e la nostra prima scelta si chiama ancora Europa.

La minaccia rappresentata dall’estremismo terrorista di matrice islamica richiede azioni e responsabilità più avanzate per sconfiggere chi semina morte e violenza e garantire così pace, libertà e sicurezza.

La questione migratoria nel cuore del Mediterraneo, spostando la frontiera europea più a sud, segna un cambio di fase storica e pone l’urgenza di comuni politiche di gestione dei confini, della cooperazione e delle regole di cittadinanza.

I ripiegamenti protezionisti, populisti e nazionalisti, cui stiamo assistendo, rendono evidenti i pericoli che corrono democrazia e politica quando incapaci di rinnovarsi, di rappresentare e di decidere.

Questi messaggi di chiusura e risentimento non vanno sottovalutati perché di fronte allo smarrimento e all’incertezza di questo tempo rischiano di essere convincenti per tanti cittadini fragili e vulnerabili.

Commetteremmo un grave errore a liquidare tutto questo con superficialità o peggio ancora, com’è già accaduto tempo fa, manifestando una presunta superiorità antropologica. Nulla di tutto ciò.

Noi siamo alternativi a elitarismo e populismo.

Vinceremo questa sfida costruendo, nel concreto, un nuovo progetto di società e una prospettiva in grado di chiudere le fratture sociali, territoriali, generazionali e di genere che ancora la attraversano.

Il nostro compito è il rinnovamento della democrazia e la costruzione, su basi nuove, di un umanesimo capace di rimettere al centro la persona.

Per ricostruire un’alleanza tra diritti, libertà e protezioni; tra opportunità e fragilità.

Per tenere insieme prosperità e democrazia, economia e società.

Per uno sviluppo sostenibile e inclusivo in grado di ricucire le diseguaglianze.

Per investire sul capitale umano e sulla comunità, sapendo che Stato e mercato non bastano più.

Per queste ragioni, gli insegnamenti di Norberto Bobbio e Don Lorenzo Milani continuano a essere lezioni attuali fondamentali che ispirano il nostro impegno quotidiano.

I principi scolpiti nella Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista e dall’incontro dei grandi partiti popolari del paese sono ancora oggi il faro della nostra azione.

Noi riconosciamo nella laicità dello Stato un valore essenziale per garantire a ogni persona il rispetto delle proprie convinzioni e valorizzare il pluralismo degli orientamenti, cogliendo anche l’importanza delle religioni e dei convincimenti etici e filosofici nello spazio pubblico.

Collochiamo il nostro progetto nel quadro degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo sostenibile e in piena coerenza con gli accordi di Parigi per la lotta ai cambiamenti climatici.

Da questi capisaldi, lavoriamo a una prospettiva fondata su un’idea forte della cittadinanza, sapendo che questa fase di profonda trasformazione apre opportunità e libera energie nuove, a partire dai talenti giovanili e dal protagonismo fondamentale delle donne.

Un nuovo Patto di cittadinanza è possibile e riconosciamo in queste idee fondamentali il nostro impegno per l’Italia:

Il lavoro e l’impresa come dimensioni irrinunciabili della cittadinanza

Conoscenza e cultura come prime leve di opportunità

La cura delle persone e delle comunità per l’equità e l’uguaglianza

La sostenibilità ecologica dello sviluppo e della società

Le pari opportunità e l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza

La lotta senza quartiere a tutte le illegalità

Lefficienza dello Stato e il rinnovamento della politica

Una nuova Europa casa di pace e cooperazione fra i popoli

Proponiamo con forza l’affermazione di un’etica pubblica fatta di diritti e di doveri condivisi.

Proponiamo una sfida educativa per sconfiggere nuove intolleranze emergenti, vecchi rigurgiti razzisti di ritorno e il dramma della violenza sulle donne.

Investiamo su scelte in grado di affrontare la questione demografica italiana, supportando concretamente la natalità, le famiglie e le generazioni dentro un rinnovato progetto di welfare inclusivo.

Sosteniamo la scienza, la medicina e il diritto alla salute come abbiamo fatto con l’introduzione dell’obbligo sui vaccini, contro le pericolose derive antiscientifiche emergenti.

Ci impegniamo da protagonisti nel paese a promuovere una mobilitazione culturale popolare che sostenga i valori dell’apertura, del dialogo, della tolleranza, del rispetto reciproco.

Lavoriamo a una stagione che valorizzi sempre meglio i legami sociali, il civismo diffuso, il mutualismo della società e la partecipazione consapevole dei cittadini nelle scelte pubbliche.

Ci impegniamo a proporre il progetto per l’introduzione del servizio civile obbligatorio che coinvolga almeno per un mese le ragazze ed i ragazzi di tutto il Paese per rafforzare sempre più, accanto alla sfera dei diritti, quella dei doveri e delle responsabilità.

Rinnoviamo per tutto questo la vocazione del Partito Democratico ad essere il partito del Paese.

L’ambizione cioè di una grande forza di centrosinistra, figlia dell’Ulivo, in grado di pensare sempre sé stessa, non come sommatoria di rappresentanze frammentate degli interessi, ma come comunità in grado di unire il pluralismo della società e l’interesse generale.

Questa vocazione non ha mai significato per noi isolamento ma consapevolezza che senza le donne e gli uomini del Partito Democratico non potrà esserci un’alternativa possibile ai populismi e alla destra.

Noi siamo l’argine a queste derive.

Ed è questo il compito storico di una moderna forza progressista e di centrosinistra come il PD, consapevole anche dei gravi errori commessi nel nostro campo quando a prevalere sono state invece divisioni, veti e personalismi.

Quando la sinistra si è fatta prigioniera di questi errori è finita nell’angolo della sola testimonianza. Noi non seguiremo questa via perché sentiamo la responsabilità del cambiamento.

Siamo invece interessati a un confronto con le migliori energie del Paese, alternative alla destra, ai populisti e agli estremisti.

Non rinunciamo alla fatica di alleanze per il governo, contro il ritorno a coalizioni eterogenee, come quelle del passato, unite solo dalla contrapposizione con l’avversario.

Non rinunciamo a regole elettorali condivise, oltre le logiche contingenti degli schieramenti. La nuova legge approvata in queste ore, frutto di un confronto positivo tra forze di maggioranza e di opposizione, è per noi un passo in avanti decisivo innanzitutto per ricostruire un rapporto diretto tra eletti ed elettori.

Non rinunciamo a scelte concrete di sobrietà, di rendicontazione e di trasparenza totale dello spazio pubblico e della politica.

Non rinunciamo al rinnovamento dello Stato e alla semplificazione della Pubblica Amministrazione. Le inefficienze e i blocchi del sistema istituzionale sono ancora lì a dimostrarci l’urgenza di un lavoro su questo fronte. Stabilità, semplicità ed efficienza delle istituzioni migliorano il rapporto coi cittadini e rendono più forte la democrazia.

Noi crediamo che l’Italia e gli italiani abbiano bisogno ancora di trovare nella comunità del Partito Democratico una guida salda, credibile e responsabile.

Siamo consapevoli del disorientamento verso la politica e le istituzioni che può portare gli elettori ad allontanarsi dall’esercizio del voto.

A questi concittadini vogliamo rivolgerci con attenzione, non proponendo loro miracoli e propaganda, ma la forza del nostro impegno quotidiano per il miglioramento del Paese fatto di serietà e responsabilità: perché solo la tenacia della buona politica può scacciare davvero la cattiva politica.

In questi anni ci siamo fatti carico di impegni cruciali per portare l’Italia fuori dalla stagione più dura della recessione economica e della crisi sociale.

Dalla pesante situazione ereditata, abbiamo risalito la strada.

Passo dopo passo, nonostante l’incertezza degli equilibri parlamentari e dentro limitati spazi di bilancio, grazie innanzitutto al nostro impegno in Europa per superare l’austerità con più flessibilità per la crescita, abbiamo aperto una coraggiosa stagione di riforme.

La nostra politica economica e la riduzione delle tasse operata per famiglie e imprese -dalla misura strutturale degli 80 euro per dieci milioni di cittadini, ai tagli fiscali per le attività produttive- hanno migliorato le condizioni del Paese e consentito la ripresa dei consumi e del potere d’acquisto, della produzione industriale e delle esportazioni.

Questi impegni sono stati sempre accompagnati da cruciali novità, mai raggiunte prima, per l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza e per la promozione delle pari opportunità.

Di tutte le scelte fatte, rendiamo conto agli italiani con responsabilità e orgoglio avendo lavorato sempre per un unico obiettivo: ridare futuro e speranza all’Italia, liberarne le energie e sostenere chi è più debole.

Sappiamo che molta strada va ancora fatta. Che ci sono italiani che ancora soffrono e fanno fatica.

Ora che l’Italia è uscita dalla fase più acuta della crisi, possiamo aprire il nuovo tempo del nostro impegno per lo sviluppo.

Per spingere sulla crescita intelligente e sostenibile, facendo leva su ricerca, formazione e capitale umano.

Per dare priorità agli investimenti pubblici sui beni comuni nei territori.

Per affermare nuovi strumenti di protezione e promozione sociale capaci di tutelare meglio le persone.

Unire crescita e uguaglianza a partire dal lavoro è ancora il compito di una grande forza come il Partito democratico.

Il Paese riparte dal lavoro e dall’impresa. Dalle famiglie, dalla cultura, dalla scuola e dall’università. Dal Terzo settore e dai territori.

Riparte dal Mezzogiorno con il suo inestimabile potenziale ancora inespresso che dobbiamo liberare. Riparte dalle terre colpite dal terremoto, per le quali continueremo a impegnarci con la massima responsabilità. Riparte delle energie e dalle aspirazioni delle forze produttive del nord.

Ovunque nel Paese, sappiamo che la questione giovanile è la prima sfida da affrontare per liberare energie, creatività e talenti di generazioni essenziali per il futuro dell’Italia.

Tocca a noi dare centralità e dignità al lavoro, dipendente e autonomo e combattere la disoccupazione partendo da quella giovanile e femminile. La nuova composizione demografica aperta ovunque dalla rivoluzione digitale ci pone il tema di quale nuova rappresentanza dei lavoratori.

Servono nuovi diritti e tutele. Per valorizzare professionalità, eliminare la precarizzazione e la concorrenza sleale, il lavoro nero, il caporalato e le morti bianche. Dobbiamo continuare a creare occupazione, nel solco di quanto fatto con il Jobs Act con il recupero di quasi 1 milione di posti di lavoro e con gli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Dobbiamo investire sulle politiche attive. Il costo del lavoro a tempo indeterminato deve essere tagliato stabilmente, proseguendo anche nella costruzione di ammortizzatori sociali universali legati alla riqualificazione dei lavoratori. Serve investire sulla contrattazione decentrata e sul sistema duale, semplificando la burocrazia e aumentando opportunità e tutele nell’alternanza scuola-lavoro, nei tirocini e nell’apprendistato.

Va proseguito l’impegno dello Statuto del lavoro autonomo e quello per l’equo compenso. Occorre dare attuazione all’Accordo sulla previdenza stipulato con le parti sociali anche con l’avvio della pensione contributiva di garanzia per i giovani. Serve ancora impegno per la piena attuazione dell’articolo 37 della Costituzione per la parità di genere nel lavoro.

Tocca a noi sostenere la forza delle imprese, dei lavoratori autonomi, degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti e di tante esperienze cooperative che vivono il loro impegno con passione, generosità e ingegno. Il rilancio degli investimenti pubblici e privati è la chiave per rafforzare la crescita. Una moderna politica per le imprese, dopo l’ottima esperienza di Industria 4.0 è una priorità per rafforzare la nostra vocazione manifatturiera.

Davanti a noi abbiamo l’imperativo di affrontare le novità dirompenti che l’innovazione tecnologica e digitale sta portando nel modo di produrre e lavorare: vanno colte le opportunità e compresi i rischi di questa trasformazione. Si tratta di trovare il posto dell’Italia nell’economia digitale globale conoscendo il potenziale che possiamo esprimere. Per i lavoratori si tratta di realizzare la più poderosa operazione di riqualificazione formativa permanente degli ultimi decenni; per le imprese si tratta di scommettere su nuovi fattori di competitività e produttività.

La posta in gioco merita uno sforzo strategico di prospettiva capace di unire energie private e responsabilità pubbliche. Nel contempo, va attuato pienamente l’articolo 46 della Costituzione. Serve accompagnare chi investe in produttività e innovazione, potenziare l’incubazione delle Start-up e valorizzare l’autoimprenditorialità. Noi sappiamo che l’impresa sarà sempre di più in futuro un soggetto essenziale “civilmente responsabile” della prospettiva del Paese.

Tocca a noi affermare il principio “pagare meno, pagare tutti” e ridurre ancora la pressione fiscale per chi crea lavoro, per le famiglie e per chi ha di meno, chiedendo di più alle rendite e continuando la lotta all’evasione e all’elusione fiscale che con i nostri governi ha raggiunto cifre di recupero mai toccate. Occorre tassare i profitti dell’economia digitale internazionale. Serve rafforzare la vigilanza sulle banche, le sanzioni contro chi commette illeciti e garantire di più la tutela del risparmio.

Servono regole fiscali semplici al servizio dei cittadini. Noi vogliamo una riforma fiscale che parta da giovani e donne e riduca il carico sul lavoro, studiando anche forme di doppia progressività in base al reddito e all’età, senza aumentarle sui meno giovani. Sui carichi famigliari, occorre affrontare innanzitutto le due disparità legate all’incapienza e alla differenza di trattamento tra dipendenti e autonomi, inserendo in una riforma di legislatura dell’Irpef una forte riduzione per le famiglie con figli.

Tocca a noi investire in conoscenza, cultura, ricerca e innovazione. La produzione creativa e la cultura saranno sempre più strategiche nella patria della bellezza. Siamo orgogliosi che per la prima volta, grazie al nostro impegno, oltre 500mila ragazzi diciottenni abbiano potuto accedere gratuitamente a musei, cinema, libri, musica e teatri investendo prima di tutto sulla cultura contro la paura.

Noi sappiamo che questa è la strada giusta. Serve un vero welfare della conoscenza. Occorre un salto di qualità nell’alternanza scuola-lavoro resa finalmente obbligatoria, nuovi strumenti di formazione permanente e competenze lungo tutto l’arco della vita, una strategia di contrasto alla dispersione scolastica e all’analfabetismo di ritorno rilanciando, prima di tutto, il patto di corresponsabilità con le famiglie e i territori per lavorare insieme nella lotta alle emergenze educative.

Servono più laureati e più ricercatori. Maggiori investimenti per il diritto allo studio, per reclutare nuovi docenti ed eliminare il precariato, per aprire i nostri Atenei superando la logica del numero chiuso, riavvicinando nord e sud, migliorando i livelli di accreditamento, rilanciando l’autonomia progettuale e gestionale affrancandola dalla burocrazia. Occorre insistere con la Strategia per la crescita digitale e la banda Ultra Larga.

Tocca a noi una nuova via alla cura delle persone. Per combattere la solitudine e affermare equità e uguaglianza. Per un welfare inclusivo, partecipato e promozionale anche grazie alle energie straordinarie del Terzo Settore. Dobbiamo continuare la lotta alla povertà nel solco delle scelte fatte con l’introduzione del Reddito di Inclusione che ora va rafforzato. Per la prima volta abbiamo risorse certe per affrontare questa sfida con uno strumento non assistenziale ma di promozione sociale. Fino a qui è stata data priorità alle famiglie con minori a carico, per spezzare la peggiore delle diseguaglianze: quella che si trasferisce da una generazione all’altra. Nell’arco della prossima legislatura le risorse vanno almeno raddoppiate. Cosi come andrà proseguito il programma sperimentale di contrasto alla povertà educativa.

Occorrerà sviluppare ancora politiche a sostegno delle famiglie supportando l’occupazione femminile, perché la maternità non sia più considerata un ostacolo, incentivando la flessibilità oraria e funzionale, abbattendo i costi degli asili nido e riconoscendo il lavoro di cura. Vogliamo affrontare il tema della non autosufficienza garantendo sempre meglio il sistema di cura degli anziani, costruendo un sistema integrato tra sanità e sociale e investendo sull’assistenza domiciliare. La legge sul Dopo di noi va allargata e seguita nella sua attuazione, così come vogliamo sostenere la vita indipendente delle persone con disabilità. Organizzare l’assegno per i servizi di cura in base al bisogno e alla capacità contributiva della famiglia è il nostro obiettivo, superando l’idea del poco a tutti. Prendersi cura delle persone vuol dire anche rafforzare il nostro sistema sanitario sapendo che non è una spesa ma un grande investimento, a partire dalle donne e dagli uomini che, in sanità come nel sociale e nello sport, lavorano con dedizione e professionalità. L’ammodernamento delle strutture sanitarie e la loro sicurezza deve andare di pari passo al rilancio dei servizi di assistenza territoriale e degli investimenti per ricerca scientifica e tecnologica.

Tocca a noi promuovere lo sviluppo ecologico e ambientale e una via italiana all’economia circolare. Per fare della sostenibilità una leva di competitività e investire sulla cura del territorio. Per garantire benessere e sviluppo percorrendo la transizione verso un modello rifondato sul capitale naturale. L’Italia è già un paese leader nell’Economia Verde ma ora serve alzare l’ambizione. L’Economia Blu per la valorizzazione del mare e delle nostre risorse idriche rappresenta un’occasione unica. Nell’economia circolare nulla si spreca: occorre favorire la progettazione eco-compatibile e sostenere le filiere industriali ecosostenibili. Serve sviluppare una tassazione agevolata per i prodotti riciclati. Occorre massimizzare il recupero e ridurre il conferimento in discarica.

Sul fronte energetico, lavoriamo all’obiettivo della completa de-carbonizzazione al 2050, portando le fonti rinnovabili oltre il 50% nel 2030, puntando anche sull’autoconsumo e le “comunità energetiche”. Dobbiamo continuare la riduzione dei prezzi dell’elettricità e azzerare il gap di costo del gas italiano. Obiettivo primario è l’impegno sull’efficienza energetica: vogliamo potenziare l’Eco-bonus legandolo sempre più all’efficienza degli interventi anche di sicurezza sismica. Attueremo il Piano Nazionale dei Trasporti e accelereremo gli investimenti nel trasporto collettivo urbano ed extraurbano, sostenendo la mobilità condivisa. Vogliamo investire sul Trasporto Pubblico Locale e potenziare lo sviluppo della mobilità elettrica.

L’esperienza agricola e alimentare italiana è presidio cruciale e va rafforzata nei suoi caratteri distintivi. Va proseguito il lavoro sulla trasparenza e contro la contraffazione. A partire dalla forza della nostra agricoltura biologica possiamo affermare il modello più sostenibile d’Europa. Seguendo la Carta di Lisbona riconosciamo il ruolo degli animali nella società. La lotta allo spreco alimentare che abbiamo avviato con la nostra legge sarà potenziata senza sosta.

La sicurezza del territorio è priorità nazionale. Rafforzeremo il ruolo indispensabile della Protezione Civile. Le comunità colpite dai terremoti sono il cuore dell’Italia e noi ci impegniamo a continuare il nostro lavoro al loro fianco per la ricostruzione. Le scelte contro il dissesto idrogeologico vanno condotte senza indugi, secondo gli indirizzi dei progetti “Casa Italia” e “Italia Sicura.

Potenzieremo ancora il Sisma-bonus. Proporremo un piano straordinario di manutenzione del territorio. Sosterremo politiche per lo sviluppo montano e delle aree interne per favorire il loro ripopolamento a partire dalla nostra legge sui piccoli comuni e rilanceremo una strategia nazionale per le aree urbane. Affermeremo l’obiettivo del consumo zero di suolo; daremo impulso alla bonifica dei siti inquinati e agli investimenti per ridurre le perdite di acqua degli acquedotti. Nella svolta ecologica le città ‘intelligenti’ saranno centrali. La rigenerazione urbana sarà sempre di più motore di sviluppo e frontiera di uguaglianza, grazie anche al lavoro iniziato sulla riqualificazione delle periferie, per far sì che la casa sia sempre più sinonimo di comunità.

Tocca a noi promuovere pari opportunità, diritti civili e di cittadinanza. Siamo stati in questi anni protagonisti di una nuova stagione dei diritti, dei doveri e delle libertà di cui andare orgogliosi. Le Unioni civili sono state un passo storico per l’uguaglianza. La legge contro il Caporalato una battaglia di civiltà vinta. Ora occorre andare avanti. Vogliamo costruire nuova cittadinanza con lo Ius Soli temperato, a partire dai bambini nati e cresciuti in Italia ma non ancora italiani. Vogliamo approvare la legge sul fine vita.

Serve una riforma complessiva delle norme sulle adozioni e sulla responsabilità genitoriali. Ci impegniamo per un nuovo approccio di contrasto alle droghe e a proporre un cambiamento profondo dell’esecuzione penale che tenga insieme sicurezza e umanità. Ci impegniamo alla piena applicazione della legge 194. Dichiariamo guerra alla violenza di genere, ci impegniamo per la diffusione dei piani antiviolenza. Occorre investire sempre più nell’idea del “bilancio di genere” che abbiamo voluto nella legge di bilancio dello Stato.

Tocca a noi battere tutte le illegalità. Combattere le mafie sul piano educativo e culturale e rafforzare tutti gli strumenti per il loro contrasto a partire dal nuovo Codice Antimafia e dall’utilizzo dei beni confiscati. La nostra funzione è rilanciare prima di tutto un’antimafia sociale per la legalità e lo sviluppo nelle aree più vulnerabili. Siamo orgogliosi delle misure contro la corruzione adottate in questi anni a partire dall’avvio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. Vogliamo proseguire su questa strada investendo ancora su azioni di prevenzione e trasparenza sempre più efficaci.

Sulla giustizia, rivendichiamo con convinzione l’approccio di questi anni per migliorare prima di tutto il servizio ai cittadini, a partire dalla giustizia civile, superando invece lo scontro tra politica e magistratura che per troppo tempo ha bloccato il Paese. Per noi cultura della legalità e cultura delle garanzie devono andare di pari passo, più di quanto non sia accaduto in questi anni.

Tocca a noi liberare le persone dalla paura unendo inclusione, legalità, diritti e sicurezza. L’immigrazione è la sfida del nostro tempo. Noi ribadiamo i nostri capisaldi: controllare le frontiere, combattere i trafficanti di persone, salvare vite umane in mare e accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni, migliorare il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati, attuare con rigore le leggi che regolano ingresso e soggiorno. Va rafforzata la cooperazione con i paesi del mediterraneo per la riammissione dei cittadini espulsi o respinti, per il controllo delle frontiere e l’apertura di canali di ingresso regolare. Va garantito il pieno rispetto dei diritti dei richiedenti asilo velocizzando le valutazioni delle domande di protezione internazionale e asilo. Dobbiamo migliorare le misure per il rimpatrio volontario assistito. L’accoglienza nelle regole è fattore di sicurezza e vanno comprese tanto le ragioni di chi è ospitato quanto quelle di chi ospita. Vogliamo lavorare a rendere l’accoglienza diffusa un modello sempre più efficiente.

Promuoviamo l’idea di un Piano nazionale per l’integrazione che aiuti a imparare la lingua italiana, condividere i valori della Costituzione, rispettare le leggi, partecipare alla vita economica, sociale e culturale del territorio. Chi accoglie si impegna da parte sua ad assicurare uguaglianza e pari dignità, libertà di religione, accesso a istruzione e formazione, interventi per l’inclusione. Occorre proseguire l’impegno avviato per la riduzione delle partenze da altri paesi con la consapevolezza che abbiamo il dovere di darci un obiettivo sostenibile di gestione degli arrivi. Il principio “per ogni euro in sicurezza, un euro in cultura” definisce il nostro orizzonte valoriale e il nostro impegno alternativo alla destra e ai populisti. Appoggiamo il progetto di un Migration Compact globale delle Nazioni Unite.

Tocca a noi rilanciare lefficienza dello Stato. Perché l’urgenza di istituzioni più semplici rimane un punto essenziale. Tra centralismo e localismo, noi scegliamo invece la sussidiarietà. Le Provincie devono diventare le case dei Comuni. I Sindaci e gli amministratori locali sono un patrimonio su cui investire poiché sono il primo presidio della Repubblica. Le Città Metropolitane vanno potenziate rendendo stabile la loro funzione di pianificazione strategica, i piccoli comuni valorizzati a partire dalla nuova legge a loro supporto. I Comuni vanno ora resi più forti, rilanciando il rapporto tra responsabilità e autonomia a partire dalla fiscalità locale e oltre la finanza derivata. In questi anni sono stati fermati i tagli e rilanciati gli investimenti a partire dallo sblocco del patto di stabilità. Siamo pronti a investire su un regionalismo moderno e cooperativo anche attraverso l’investimento nelle possibilità date dal federalismo differenziato indicato dall’articolo 116 della Costituzione. La riforma della Pubblica Amministrazione che abbiamo fortemente voluto va proseguita con determinazione investendo ancora su efficienza, semplificazione, digitalizzazione.

Tocca a noi proporre all’Europa una nuova via tra euro-ottimismo acritico e euro-scetticismo disfattista. Compito dei democratici è ricostruire una doppia fiducia: quella tra cittadini e istituzioni e quella tra paesi. Serve un’Europa più autorevole, unificando Presidente della Commissione e Presidente del Consiglio, concentrando il numero dei Commissari, estendendo le materie a decisione di maggioranza qualificata. Serve una unione politica con i popoli e gli Stati che la vogliono, senza accettare veti da nessuno. Vogliamo superare il Fiscal Compact e riformare l’eurozona approdando a una vera Unione fiscale e convergendo su regole di bilancio più semplici. L’Europa non può essere solo economia. Deve anche essere sempre di più cultura e per questo pensiamo all’estensione dell’Erasmus, oltre l’esperienza universitaria. Serve una svolta delle politiche pubbliche con un vero patto sociale europeo che sappia affrontare le spinte disgreganti della competizione fiscale tra paesi e il dumping sociale.

Vogliamo tornare con la mente a Ventotene. A un’idea di Europa legata alla cooperazione tra i popoli e a un modello di protezione sociale unico al mondo. La Children union perché nessun bambino rimanga senza cibo, educazione e casa, assicurazione europea contro la disoccupazione, armonizzazione fiscale per le imprese e lotta all’erosione internazionale di base imponibile, standard riconoscibili di diritti lungo tutta la catena di creazione del valore sono per noi obiettivi irrinunciabili. Per competere nel mondo serve una politica industriale comunitaria che affermi chiari criteri di reciprocità nei modi di produrre e nell’apertura dei mercati.

Per l’Italia proponiamo un patto di legislatura con l’Europa per tornare ai criteri di Maastricht nel rapporto deficit/Pil con limite del 2,9%, liberando così risorse per ridurre la pressione fiscale su chi crea lavoro e sulle famiglie e investire con la massima forza su crescita, coesione sociale ed equità garantendo nel contempo la riduzione del debito pubblico con ulteriori misure specifiche.

Sul piano politico rilanciamo con forza l’idea dell’elezione diretta del Presidente della Commissione e la scelta di liste transnazionali per il prossimo Parlamento europeo. Questa Europa, dopo essersi allargata ad est, deve oggi assumere il Mediterraneo e l’Africa come l’area strategica di questo secolo. Sosteniamo le proposte di riforma per una Difesa comune Europea, per il superamento della Convenzione di Dublino e la redistribuzione obbligatoria dei richiedenti asilo.

Se l’Europa saprà tornare agli ideali di Maastricht, Lisbona e Ventotene potrà ripartire.

*****

Questo Manifesto definisce l’orizzonte principale del nostro impegno e apre il percorso di partecipazione e ascolto che promuoveremo in tutto il paese e nella società italiana per la costruzione del programma di governo da presentare agli elettori per la prossima legislatura.

Partiamo da Napoli nella consapevolezza della centralità di tutto il Mezzogiorno per il futuro del Paese.

Quanto abbiamo fatto in questi anni non rappresenta la nostra meta.

Noi sappiamo che il nostro impegno ora deve migliorare e rafforzarsi: fare di più e stare sempre all’altezza di questo sforzo è il nostro compito.

Vogliamo portare l’Italia dove deve stare nel mondo e valorizzare i suoi punti di forza: dalla manifattura di qualità delle nostre imprese alla ricerca, dalla cultura, l’arte e il turismo, alla biodiversità dei suoi paesaggi.

Vogliamo valorizzare i tanti italiani all’estero che rappresentano al meglio il nostro Paese per lavoro, creatività ed intraprendenza.

Non possiamo consentire che il Paese venga governato da forze estremiste, intenzionate solo a speculare sulla paura, a investire sulla chiusura e sull’isolamento alimentando facili promesse dopo averci portato sull’urlo del baratro negli anni passati. Non saranno le battaglie ideologiche per l’uscita dall’Euro o impraticabili proposte neo-assistenzialiste ad aiutare davvero gli italiani.

Il Paese non può tornare indietro, l’Italia deve andare avanti.

Noi possiamo aprire una nuova stagione della democrazia rappresentativa.

Possiamo investire sulla trasformazione sociale come alternativa al rancore e alle paure; per produrre valore e metterlo a disposizione dei cittadini e della comunità.

Perché il compito della buona politica è proprio quello di aiutare a definire obiettivi comuni, riconoscendo e supportando il contributo dei cittadini, delle associazioni, delle imprese e delle comunità.

Noi proponiamo al Paese la serietà, il buon senso e la responsabilità delle donne e degli uomini del Partito democratico.

Proponiamo all’Italia di avere fiducia nelle proprie forze.

Proponiamo la speranza contro la paura.

L’Italia ha futuro. Sono prima di tutto gli italiani con le loro fatiche e le loro capacità a dimostrarlo ogni giorno.

L’Italia ha futuro. Ha energie straordinarie da valorizzare. Persone e comunità uniche da sostenere, proteggere e promuovere.

L’Italia ha futuro. E con questa convinzione profonda ci rivolgiamo a tutti gli italiani forti dei nostri valori: uguaglianza, libertà, solidarietà, equità.

C’è ancora tanto da fare e noi siamo pronti a rimetterci in cammino.

Italia 2020. Costruiamola insieme.


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Italia 2020. Costruiamola insieme, ma davvero
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