Internet ultraveloce, un servizio universale
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Intervistatao da Il Dubbio, il sottosegretario Manzella spiega: “il Covid 19 è stato un grande risveglio collettivo: ha fatto capire quanto nella vita di tutti i giorni è essenziale essere collegati”. Soprattutto per un Paese come l’Italia, ” che ha un problema di digitalizzazione del nostro tessuto di impresa e della nostra società in generale. I dati Istat ci dicono che solo quattro imprese su 10 utilizzano una connessione fissa ultraveloce e che solo il 14% vende on line”. Un’infrastruttura, quella della banda larga, che porta con sé anche un valore simbolico: “in un Paese con troppi divari agirà come un sistema nervoso, capace di unire il Paese e aiutare le imprese”.

 

La Banda ultralarga, infrastruttura strategica della Pa

Un piano partito 5 anni fa e che sconta alcuni ritardi , ma, assicura Manzella “Infratel e il concessionario Open Fiber hanno cambiato passo anche grazie allo sforzo del Governo per velocizzare i permessi di scavo”. “La chiave è far sì che la Bul sia sentita un’infrastruttura strategica da ogni attore dell’amministrazione: dal più piccolo comune ai ministeri”.

 

Colmare il digital divide

Il governo ha messo “in campo voucher per 1,1 miliardi proprio per avvicinare al digitale tre soggetti cruciali”. Le scuole, dando ” la possibilità a 32 mila plessi, quasi l’80% del sistema scolastico, di accedere alla Bul”. Il secondo obiettivo è “avvicinare le famiglie più bisognose al digitale”. Infine, le imprese: “qui si gioca una parte della loro competitività anche rispetto a concorrenti già connessi con banda ultralarga”. Sono circa 430mila, spiega il sottosegretario,  le imprese che potranno beneficiare dei voucher.

 

Il ruolo delle Regioni

“In generale le regioni stanno giocando un ruolo molto importante. La Conferenza delle Regioni è uno stimolo fondamentale. In alcuni casi le regioni stanno organizzando conferenze dei servizi per mettere attorno al tavolo tutti gli attori e semplificare gli aspetti amministrativi; in altri agiscono da facilitatori, aiutando i Comuni nell’affrontare gli aspetti amministrativi dell’attuazione della Bul; in altri ancora sostengono le pmi innovative e l’ecosistema startup da cui discendono soluzioni per servizi come telemedicina e teleassistenza.”

 

Il “pacchetto start up”

“Ci sarà un Fondo di circa 150milioni euro per erogare prestiti partecipativi alle start up. Un’azienda che ha bisogno di liquidità presenta la propria domanda al Fondo, che potrà partecipare finanziariamente, necessariamente in parallelo al finanziatore privato. Gli altri strumenti sono incentivi fiscali per chi investe nelle start up e per le startup che investono in ricerca. Ci saranno poi l’accesso al Fondo centrale garanzia per ottenere finanziamenti e un adattamento di Smart &Start di Invitalia per seguire le start up quando diventeranno PMI”.

 

Il ruolo dello Stato

Vede io penso che più che uno “Stato imprenditore” dobbiamo volere uno “Stato imprenditoriale”. E cioè uno Stato che ragiona per obiettivi, che applica logiche di costi e benefici in ogni sua scelta, che applica l’intelligenza artificiale per migliorare le sue decisioni, che lavora con team multidisciplinari, che guarda a quello che si fa nel mondo per migliorare le proprie prestazioni, che impara a comunicare meglio i propri risultati”, conclude Manzella.

 

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