Ministro Martina, il tedesco è morto in culla.

«Prima delle commemorazioni è il caso di manifestare il grande rammarico per ciò cui abbiamo assistito nell’aula della Camera. Il Pd ha lavorato in queste settimane a un’intesa larga, rinunciando a diverse delle proprie idee e impostazioni, per una legge elettorale che raccogliesse il più largo consenso possibile. Ebbene, aver visto esplodere l’inaffidabilità totale dei Cinquestelle che hanno votato in massa un emendamento di Forza Italia, lascia basiti. Il Paese ha avuto la prova provata della loro irresponsabilità e inaffidabilità».

 

Grillo sostiene che la legge l’avete affossata voi.

«E’ ridicolo. Ci sono dati evidenti di un voto organizzato dei Cinquestelle a sostegno dell’emendamento forzista, fuori dall’accordo costruito faticosamente in Commissione. Questo è il dato politico: è stata violata un’intesa delicata e importante in modo surrettizio, senza avere il coraggio di dirlo chiaramente ai cittadini. Ha vinto tra i Cinquestelle la fazione oltranzista e radicale. Ha vinto chi da giorni voleva far saltare il banco: la guida estremista del Movimento grillino ha preso il sopravvento».

 

Nel Pd c’è chi, come Orlando, ritiene che non sia stata una brillante idea legare la legge elettorale alle elezioni anticipate. Non ha tutti i torti, non crede?

«In questi giorni e settimane abbiamo avuto in testa esclusivamente l’accordo sulla legge elettorale. Era, ed è, un dovere da parte nostra lavorare su questo fronte. E’ una necessità del Paese e una forza responsabile fa questo. Ma oggi il dato politico è l’esplosione delle contraddizioni nel Movimento 5Stelle che non regge il tema della responsabilità. Il Paese deve chiedere conto ai grillini della loro inaffidabilità».

 

Ma adesso cosa succede?

«Ci concentriamo sulle elezioni amministrative dei prossimi giorni. E poi valuteremo le condizioni. E’ chiaro però che il colpo è duro».

 

Il sistema tedesco è morto o no?

«L’accordo è saltato. Ed è saltato, ripeto, per colpa dei 5Stelle».

 

Pensa sia possibile tentare un’intesa con Berlusconi e Salvini?

«Mi sembra molto complicato. Adesso, però, è il momento della riflessione».

 

C’è chi propone di andare al voto con il doppio Consultellum o con un decreto. D’accordo?

«Serve equilibrio e occorre far decantare le acque. Ci prendiamo il tempo per capire cosa abbiamo davanti e come intendono agire le forze con cui avevamo tentato l’intesa, Insomma, va valutata la praticabilità del campo».

 

Questa battuta d’arresto allontana le elezioni anticipate in autunno?

«Gli scenari andranno valutati con calma».

 

Però la maggioranza di governo non sta in piedi…

«Non possiamo nasconderci che oggi la maggioranza è estremamente fragile. Abbiamo Mdp che vota quasi sempre contro il governo e con Alfano i rapporti sono decisamente difficili».

 

Si può andare avanti con il governo Gentiloni o no?

«Il governo stia concentrato sui suoi impegni. Valuteremo la situazione nei prossimi giorni. Di fronte a ciò che è accaduto sarebbe sbagliato affrettare le decisioni. Ci prendiamo il tempo di una riflessione responsabile verso il Paese».

 

Rinunciare al voto in autunno potrebbe risultare salutare per Renzi. Prima Letta, poi Prodi, infine Napolitano: sulla testa del suo segretario è piovuta una scomunica al giorno.

«Abbiamo tentato di fare un lavoro sulla legge elettorale con il più ampio consenso possibile. Questa responsabilità è stata ripagata con l’inaffidabilità. Riguardo alle critiche, ritengo che tutte le opinioni vadano ascoltate, soprattutto se vengono da personalità del centrosinistra. Tante volte si converge, altre volte si dissente. Non drammatizzo, né sottovaluto. Si ragiona insieme. Difendo e rivendico comunque il tentativo fatto dal Pd di arrivare a una legge elettorale la più condivisa possibile. E lo difendo e lo rivendico perché era una via che andava esplorata a costo di mediare e di rinunciare ad alcuni principi a noi cari. Naturalmente ciò che è successo crea un cambio di fase».

 

Il capogruppo Rosato dice che se il Pd dopo le elezioni dovrà fare un’alleanza di governo, sarà meglio farla con D’Alema piuttosto che con Berlusconi. Condivide?

«Non ho mai avuto alcun dubbio sul fatto che la nostra prospettiva rimanga quella di essere una forza alternativa a Berlusconi, Salvini e Grillo. E’ del tutto evidente che noi siamo e saremo la forza principale avversaria della destra e dei grillini. Quanto a D’Alema, mi sembra più interessato a sconfiggere il Pd che non la destra».

 

Le ferite della scissione restano aperte.

«Non c’è alcun dubbio che chi ha compiuto quell’atto di rottura ha consumato un passaggio doloroso e per me un grave errore. Ma il Pd rimane disponibile a ragionare con le forze che vogliono collaborare e non confliggere nell’ambito del centrosinistra».