“È sbagliato innescare una «contrapposizione” tra Nord e Sud, ma il governo e il Pd non devono dimenticare “la questione settentrionale”. Per Maurizio Martina, ex ministro, ex segretario Pd, bergamasco, la fiscalità di vantaggio per il Mezzogiorno nasce da “ragioni comprensibili”, ma, intervistato da “La Stampa”, evidenzia che la decontribuzione dovrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale perché – dice – sarebbe un errore “una competizione sfrenata tra territori”.

 

“Non credo ad antiche contrapposizioni Nord-Sud. C’è una questione meridionale, ma c’è anche – sottolinea Martina – una questione settentrionale che sarebbe un grave errore non riconoscere. Soprattutto, oggi senza il Nord l’Italia rischia di non farcela. La scelta della decontribuzione per il Sud è basata su ragioni comprensibili e spero funzioni, anche se la temporaneità della misura può avere un’efficacia limitata. Ma c’è bisogno di affrontare fino in fondo il nodo di una decontribuzione strutturale sull’intero territorio nazionale, a partire dal taglio del costo del lavoro per giovani e donne”.

 

“Alcuni di noi -argomenta ancora l’ex ministro- hanno avanzato delle ipotesi nelle scorse settimane: quattro punti di taglio di costo del lavoro valgono 10 miliardi”.

“Dobbiamo evitare -esorta l’ex leader del Pd- il riemergere di contrapposizioni territoriali. Sarebbe però un errore non vedere come, in particolare al Nord, il combinato disposto crisi sanitaria-crisi economica rischi di essere la frontiera anche di una crisi democratica, di rappresentanza. Vorrà dire qualcosa se il lockdown è costato 40 miliardi di euro al mese al Centro-Nord, su un totale di circa 50 miliardi persi al mese. È un tema nazionale”.

 

Parla di “smarrimento di territori che possono pensare di prescindere dalle scelte generali” e scandisce: “Traduciamo in concreto la questione settentrionale: servono azioni che sostengano e liberino le energie del mondo del lavoro e delle imprese, una riorganizzazione dello Stato, politiche per manifattura e industria. E poi: riforma dell’Irpef sul modello tedesco, infrastrutture adeguate. L’agenda del Nord è questa”.

 

Ma in un contesto di de-globalizzazione le imprese del Nord non potrebbero beneficiare della fiscalità di vantaggio al Sud, aprendo impianti nel Mezzogiorno? “Sta già accadendo. Bisogna costruire -dice Martina- un disegno armonico in cui l’esperienza produttiva del Nord, trainata dalla locomotiva tedesca, va reinterpretata a partire da quel rapporto. Non possiamo sostituire i fenomeni di decentramento globalizzato degli anni ’90 e 2000 con la competizione sfrenata tra territori del Paese”.

 

“E credo che in particolare il Pd debba colmare il vuoto lasciato da una destra che sceglie ideologicamente di ragionare solo su temi come l’immigrazione. Temo che le scelte nazionali si divarichino dalle istanze di quei territori, non possiamo permettercelo” aggiunge Martina.

La pensa come Cacciari, che teme una ritirata del Pd dal Nord dominato dalla Lega? “Ho letto con interesse Cacciari sulla Stampa, questa ritirata non deve assolutamente esserci. E tanti di noi -osserva- devono dare una mano al Pd per evitarla”.