Come sarà l’Italia del 2020? Proviamo a immaginarla. Sarà un’Italia dove serviranno più laureati? Sarà un’Italia più giusta e più equa? Sarà il paese dei giovani? Sarà quello delle tecnologie digitali?
A immaginare la nuova Italia, da oggi a domenica, c’è un partito che riflette, pensa, discute, si confronta, e sogna anche. Sì, perché la forza della Conferenza programmatica che si è aperta venerdì pomeriggio al museo nazionale Ferroviario di Pietrarsa, a Napoli, è carica anche dei sogni, delle speranze, delle passioni di uomini e donne che nella politica ci credono. Ed è toccato al vicesegretario del Pd, Maurizio Martina, nell’intervento di apertura dopo il saluto iniziale del governatore della Campania Vincenzo De Luca, dare voce a quella politica -lontana anni luce dall’insulto e dalla demagogia grillina- come strumento di costruzione del futuro.

Per guardare nel futuro occorre camminare nel presente, e questo Martina ce l’ha ben chiaro. La sua, infatti, è un’analisi che parte dal tempo dell’oggi e lo fa affrontando i problemi senza timore, riconoscendo gli errori commessi ma anche i successi conseguiti.

 

Conferenza programmatica Pd Pietrarsa

“Ogni futuro era di fronte a noi”

L’Italia, l’Europa tutta, vivono un cambiamento storico epocale e perfino parlare di globalizzazione è un vecchio parlare. “La globalizzazione per come l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni -spiega Martina- ha ceduto il passo a un mondo multipolare. Un profondo cambiamento geopolitico sta ridefinendo poteri e alleanze mondiali. E’ cambiata la Storia. Occorrono nuove categorie interpretative della realtà”.

C’è, dunque, la piena consapevolezza storica di vivere in una fase di confine, un’epoca per la quale s’attanaglia perfettamente l’incipit del racconto dickensiano “Le due città”:  “Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un’epoca di saggezza, era un’epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l’inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta“.

 

Conferenza programmatica Pd Pietrarsa

Tre grandi e intricati nodi da sciogliere

Nel tempo presente il vicesegretario Pd individua tre grandi temi, tre nodi da sciogliere: “la minaccia rappresentata dall’estremismo terrorista di matrice islamica”, “la questione migratoria nel cuore del Mediterraneo, che segna un cambio di fase storica e pone l’urgenza di comuni politiche di gestione dei confini e delle regole di cittadinanza” e i “ripiegamenti protezionisti, populisti e nazionalisti che rendono evidenti i pericoli che corrono democrazia e politica quando incapaci di rinnovarsi, di rappresentare e di decidere”.

Il Pd, e con esso tutta la sinistra europea, secondo Martina non può commettere “il grave errore di liquidare tutto questo con superficialità o peggio ancora, com’è già accaduto tempo fa, manifestando una presunta superiorità antropologica.

“Noi -scandisce bene e ripete Martina- siamo alternativi a elitarismo e populismo“.
Insomma, altro che sinistra radical-chic o da salotto, qui occorre responsabilità e visione, perché mentre il populismo vive sulle nostre paure, il riformismo le comprende e trova le soluzioni per superarle.

 

“Siamo orgogliosamente europei e tenacemente italiani”

“Il modello che per anni ha garantito prosperità e crescita -continua Martina- ha esaurito la sua funzione. La crisi economica e sociale più grave dal dopoguerra ha divaricato ulteriormente le differenze sociali e colpito tanta parte dei ceti medio-bassi. La crisi della sinistra europea nasce da qui. Dalla sua incapacità di offrire risposte convincenti alle fratture emergenti. Sono fratture che agitano paure e rancori tra chi si sente tutelato e chi no”.

Da qui il ruolo del Pd, definito da Martina “un’esperienza unica del riformismo democratico e progressista europeo”, un ruolo che parte dalla costruzione  di un’alternativa credibile alla destra e in una tenace difesa delle radici europee.
“Il tempo che stiamo vivendo -afferma il vicesegretario- sta facendo emergere, accanto a straordinarie opportunità, anche rischi e bisogni inediti: per la sovranità, la democrazia, la libertà. Proprio per questo l’Europa rimane il nostro orizzonte fondamentale e l’unica dimensione possibile di cittadinanza, pace e cooperazione per il futuro. Siamo orgogliosamente europei e tenacemente italiani“.

 

I nostri capisaldi

Non è un compito facile quello che attende il Pd e la sua azione politica dovrà essere ben salda a una serie di principi, primo quello di realizzare, “un umanesimo capace di rimettere al centro la persona”. Per Martina occorre partire da una serie di capisaldi che elenca:

il lavoro e l’impresa come dimensioni irrinunciabili della cittadinanza, la conoscenza e cultura come leve di opportunità, la cura delle persone e delle comunità per l’equità e l’uguaglianza,  la sostenibilità ecologica dello sviluppo e della società, le pari opportunità e l’avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza, la lotta senza quartiere a tutte le illegalità, l’efficienza dello Stato e il rinnovamento della politica, una nuova Europa casa di pace e cooperazione fra i popoli.

 

Il Pd è il partito del Paese

Il compito storico di una moderna forza progressista e di centrosinistra come il PD è proprio questo: partendo da quei capisaldi, avere  “l’ambizione di una grande forza di centrosinistra, figlia dell’Ulivo, in grado di pensare sempre sé stessa come comunità in grado di unire il pluralismo della società e l’interesse generale“.

Il vice segretario mette in guardia dal déjà vu degli errori “quando a prevalere sono state invece divisioni, veti e personalismi, la sinistra è finita nell’angolo della sola testimonianza”.
Il Pd non seguirà questa via: “Siamo interessati a un confronto con le forze alternative alla destra, ai populisti e agli estremisti. Noi non abbiamo nemici nel centrosinistra. Siamo pronti a unire le forze, nella pluralità, per costruire una proposta di coalizione ora che la legge elettorale consente questo lavoro”.

E chiude con una frase che più di ogni altra incarna lo spirito del Partito Democratico: “Rinnoviamo per tutto questo la vocazione del Partito Democratico ad essere il partito del paese“.

 

Un book pieno di progetti

Il “partito del Paese”, come sottolinea Martina, ha un’agenda fitta di fronte a sè. Un book straordinario pieno di progetti, solidi e concreti, possibili e reali.

“Il Paese – evidenzia Martina-  riparte dal lavoro e dall’impresa. Dalle famiglie, dalla cultura, dalla scuola e dall’università. Dal Terzo settore e dai territori. Riparte dal Mezzogiorno con il suo inestimabile potenziale ancora inespresso. Riparte dalle terre colpite dal terremoto, per le quali continueremo a impegnarci con la massima responsabilità. Riparte delle energie e dalle aspirazioni delle forze produttive del nord. Ovunque nel Paese, sappiamo che la questione giovanile è la prima sfida da affrontare per liberare energie, creatività e talenti. Tocca a noi dare centralità e dignità al lavoro, dipendente e autonomo e combattere la disoccupazione partendo da quella giovanile e femminile”.

Il vice segretario tocca vari argomenti, fra cui problemi che hanno toccato i nervi scoperti degli italiani, come l’età pensionabile (“Ribadiamo il nostro impegno per rivedere l’automatismo per l’aumento dell’età pensionabile legata all’aspettativa di vita, voluto dai governi Berlusconi e Monti. Non discutiamo il principio. Discutiamo le modalità. Serve gradualità. Perché non tutti i lavori sono uguali e non tutti i lavoratori hanno le stessa aspettativa di vita”) o le questioni aperte dall’innovazione tecnologica e digitale (“Vanno colte le opportunità e compresi i rischi di questa trasformazione”), l’equità fiscale (“Tocca a noi affermare il principio ‘pagare meno, pagare tutti’. Occorre tassare i profitti dell’economia digitale internazionale. Serve rafforzare la vigilanza sulle banchen e garantire di più la tutela del risparmio”), il ruolo dell’istruzione “Serve un vero welfare della conoscenza. Occorre un salto di qualità nell’alternanza scuola-lavoro, nuovi strumenti di formazione permanente e competenze lungo tutto l’arco della vita, una strategia di contrasto alla dispersione scolastica e all’analfabetismo”), la lotta alla povertà (“va rafforzato il Reddito di Inclusione”), la violenza sulle donne (“Dichiariamo guerra alla violenza di genere e ci impegniamo per la diffusione dei piani antiviolenza”).

Martina ha anche affrontato immigrazione e diritti di cittadinanza: “Noi vogliamo costruire nuova cittadinanza con lo Ius Soli temperato, a partire dai bambini nati e cresciuti in Italia e daremo tutto per arrivare a questo obiettivo di civiltà”. Il vicesegretaro non ha evitato neanche il tema, cavalcato dalle destre, dell’eguaglianza fra migranti-criminalità: “Tocca a noi liberare le persone dalla paura -ha dichiarato- unendo inclusione, legalità, diritti e sicurezza. L’immigrazione è la sfida del nostro tempo. Noi ribadiamo i nostri capisaldi: controllare le frontiere, combattere i trafficanti di persone, salvare vite umane in mare e accogliere chi fugge da guerre e persecuzioni, migliorare il sistema di accoglienza, attuare con rigore le leggi che regolano ingresso e soggiorno. L’accoglienza nelle regole è fattore di sicurezza e vanno comprese tanto le ragioni di chi è ospitato quanto quelle di chi ospita. Il principio “per ogni euro in sicurezza, un euro in cultura” definisce il nostro orizzonte valoriale e il nostro impegno alternativo alla destra e ai populisti”.

 

Pronti a rimetterci in cammino

Maurizio Martina, applaudito dalla platea, chiude il suo intervento puntando sui valori, quelli che da sempre distinguono l’orizzonte della sinistra da quello della destra: “L’Italia ha futuro. E con questa convinzione profonda ci rivolgiamo a tutti gli italiani forti dei nostri valori: uguaglianza, libertà, solidarietà, equità. C’è ancora tanto da fare e noi siamo pronti a rimetterci in cammino”.
E quel cammino, da Napoli, dalle tante città da nord a sud d’Italia dove si ferma il Treno Pd, sembra davvero essere ripartito.

Giovanni Belfiori