MAURIZIO MARTINA
MAURIZIO MARTINA / Ph. Imagoeconomica

«Il tempo della propaganda è finito. Ora serve un atto di responsabilità di tutti. Nessuno si può chiamare fuori. Noi siamo pronti a supportare l’azione del presidente della Repubblica: il Pd non farà mancare il suo contributo». Maurizio Martina, segretario reggente del Pd, analizza la situazione, dal partito appena uscito da una difficile Direzione alle nuove consultazioni.

Esclude governi politici?
«Per noi è impossibile immaginare sostegni a governi politici con Berlusconi, Salvini o Meloni, ma ormai anche con i 5 Stelle e con leadership di partiti a noi avversari. Siamo invece disponibili a fare la nostra parte per una soluzione istituzionale, chiedendo a tutti di fare la loro».

E se Lega e 5 Stelle si tirassero fuori?
«Non voglio immaginare scenari, ora è il tempo della responsabilità. Soprattutto da parte di chi ha cantato vittoria. Non è più tempo di giocare a tatticismi esasperati».

C’è chi teme che i renziani vogliano un accordo con il centrodestra, mascherato da governo istituzionale.
«No, il Pd ragionerà unitariamente. Ci muoveremo e non certo in direzione di governi di parte».

Ma un governo del presidente per fare cosa?
«Mentre qualcuno parla contro l’Europa, siamo nel mezzo del confronto per il rilancio dell’eurozona e quello è il posto dell’Italia. Bisognerà affrontare poi il blocco dell’aumento dell’Iva, la legge di Stabilità e prima ancora il Def. Per far questo ci vuole un governo in piena carica».

Governo a tempo o di legislatura?
«Credo che nel caso di soluzioni così, l’esecutivo debba avere un mandato preciso su alcuni temi fondamentali. E quindi difficile che sia di legislatura».

Ne farà parte anche una nuova legge elettorale?
«Se si potrà aprire un confronto anche sulla legge elettorale, non ci sottrarremo».

L’impressione è che dalla direzione sia uscita un’immagine di falsa unità.
«La nostra direzione è stata un momento vero, di confronto. So bene che è stato un passaggio delicato e non mi nascondo che la sfida dell’unità vada confermata ogni giorno. Non mi stancherò mai di lavorare per la collegialità e il rilancio del Pd».

Renzi l’ha sfiduciata in tv, sul dialogo con i 5 Stelle.
«Voglio ricordare che quel tentativo era frutto di un mandato preciso. E penso ancora che fosse giusto sfidare al confronto i 5 Stelle sul terreno del cambiamento. Non era una resa, ma un rilancio. Ora quel passaggio si è esaurito e siamo in un altro scenario».

Renzi si è detto orgoglioso di aver fatto fallire l’accordo e Franceschini ha giudicato quest’analisi «superficiale».
«Guardi, sono rimasto sorpreso quando ho sentito dire che il confronto sarebbe stato una corsa alle poltrone. Non scherziamo. Usare queste parole è sbagliato».

Veltroni ha detto che fosse stato in lui avrebbe sostenuto Cantone.
«Condivido lo spirito con cui ha fatto le sue riflessioni. Anche Veltroni ha cercato di indicare un percorso di sfida, in particolare verso i 5 Stelle».

Ma sostiene che il Pd è «a un punto limite». Siamo vicini alla scissione?
«Non credo alla scissione ma non sottovaluto il momento, molto delicato. Occorre lavorare subito a una riprogettazione profonda del Pd».

Si dice che lei potrebbe essere «licenziato» e sostituito da Orfini.
«E da chi? Non rincorro le provocazioni di giornata. Non siamo un partito padronale. Io vado avanti con la tenacia e la passione di sempre. In assemblea ci sarò e non mi tirerò certo indietro. Occorre riscrivere progetto del Pd anche radicalmente. Poi i delegati decideranno».

Segretario eletto in assemblea o al congresso con primarie?
«All’assemblea decideremo se andare a congresso o se eleggere direttamente il segretario. Non decide uno, è una scelta collettiva. Perché a noi serve un vero lavoro costituente».

Zingaretti, che potrebbe candidarsi, ieri ha lanciato la sua Leopolda.
«E una personalità di primo piano del Pd. Ci sono tante esperienze che possono dare una mano, la sua è una delle più preziose».