Manifestazione bandiere Pd

 


 

È iniziata con le note dell’inno di Mameli la manifestazione del Pd in piazza Santi Apostoli a Roma e quelle note non sono una semplice formalità, lo si capisce subito dal clima della piazza stracolma. Gli applausi che accompagnano il nome del capo dello Stato, i tricolori e le bandiere blustellate dell’Unione Europea, le  molte persone che hanno portato con sé una copia della Costituzione: si capisce, insomma, che l’idea forte che raccoglie la folla di ogni età non è semplicemente quella di far propaganda per un partito, ma di rappresentare gli interessi del Paese, di difendere i valori della Carta costituzionale.

Si comincia con alcuni cittadini che leggono una selezione degli articoli della Costituzione. Un operaio legge l’articolo 3, quello che recita: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale…”. Sale sul palco anche la giornalista antimafia Federica Angeli che legge l’articolo 21, quello sulla libertà di stampa. Poi Luisa Trumellini, del Movimento cita un brano dei Trattati europei di Roma, e alla fine dice “Grazie al presidente Sergio Mattarella per aver costretto i populisti ad indietreggiare”, e a quelle parole la piazza esplode in un applauso, lunghissimo.
Dal palco ringraziano Paolo Gentiloni, impegnato nella cerimonia della campanella. Sale il segretario reggente del Pd Maurizio Martina per il discorso conclusivo. Inizia subito con una assunzione di responsabilità collettiva: “La promessa che dobbiamo farci guardandoci negli occhi – esorta – è di esserci anche domani, dopodomani, nei prossimi mesi”.

Da Mattarella grande lezione istituzionale

Subito dopo, si unisce al “saluto caloroso al presidente Sergio Mattarella”. Martina compie un gesto forse inatteso: si scusa col presidente a nome di chi non ha coraggio né la forza morale per farlo. “Grazie per la lezione che ha dato – scandisce Martina, fra gli applausi della piazza – grazie per lo stile, per il rigore, per la saggezza, per la forza che ha dimostrato. E se non lo fanno loro, lo facciamo noi. Noi chiediamo scusa al presidente della Repubblica per quello che ha dovuto sentire, e per gli insulti che ha ricevuto”.

Mentre Martina parla, il nuovo governo giura e allora da parte del segretario Pd arriva un augurio e un monito al governo: “Buon lavoro per quello che vi attende – dice Martina rivolgendosi ai ministri – e non dimenticate le parole con le quali avete giurato. Ricordatevi gli impegni, ricordatevi la Carta Costituzionale, ricordate quel che gli articoli dicono”.

Il contratto degli orrori

Per il Pd quello che si apre oggi è un governo pericoloso per il nostro Paese: “Un governo che ha il segno chiaro: il segno della destra – evidenzia Martina – il segno del suo programma, del suo contratto, il contratto della paura, il contratto degli incubi, il contratto dei pochi contro i tanti”.

Prosegue Martina: “Noi saremo l’alternativa. Noi popolari alternativi ai populisti. Noi europeisti alternativi ai nazionalisti. Serve un nuovo patriottismo democratico per battere gli estremisti. Noi siamo il popolo, noi siamo il popolo!”.

“La questione democratica – dice Martina – è questione sociale, sbaglieremmo noi a non ripartire da lì. Io dico a Salvini: da che parte stai, esci dalle dirette Facebook e vediamo se sei capace di difendere gli interessi di un Paese. Da che parte stai, dalla parte di Trump o degli operai di Terni?”.

 

Europa, terra comune dei popoli

“Questa idea folle di distinguere la sovranità italiana da quella  europea – sottolinea il segretario reggente del PD – è il peggio che si possa raccontare. Non ci sarà nessuna sovranità senza un nuovo progetto europeo. E’ una sovranità di carta, quella che viene raccontata dentro i confini nazionali”.

Aggiunge Martina: “La battaglia per la nuova Europa ci riguarda bisogna tener alta la bandiera europea, qualcuno ha parlato di uscire dall’Europa. Guardiamo negli occhi i bisogni e gli interessi degli italiani, dei più deboli. Senza l’orizzonte europeo i poveri sarebbero più poveri e i ricchi più ricchi”.

 

La riscossa

Il segretario reggente non si sottrae alle questioni interne, ma lo fa invocando a fine delle divisioni interne al partito e dalla piazza si leva un coro “Unità, unità!”.

“Prepariamoci alla riscossa alla Europee – sollecita Martina – e cerchiamo parole alternative. Non siamo nei Palazzi, noi siamo nei quartieri e nelle strade, dobbiamo esserci di più,  con umiltà, con determinazione. Dobbiamo cambiare ma esserci. Guai a noi, se stessimo a casa. Non possiamo accettare che l’unica parola per proteggere i nostri concittadini sia la chiusura.  Non si protegge se si chiude, si protegge se si è comunità. Non voglio lasciare ai miei figli un’Italia chiusa, disorientata, impaurita. Sono convinto che si possa ripartire, ma facciamolo insieme”.

Prosegue il segretario reggente: “Per fare questo lavoro serviamo tutti e dobbiamo anche andare oltre le incomprensioni, gli errori, i litigi, le divisioni che hanno aiutato gli altri e non hanno aiutato noi. Costruiamo una pagina nuova, forti delle nostre radici, orgogliosi del lavoro che abbiamo fatto, capaci di andare oltre i nostri limiti e forti del fatto che le culture politiche che ci hanno portato fin qui hanno fatto l’Italia”.

Conclude tra gli applausi Martina: “Siamo figli della Resistenza e che cosa ci insegna quella storia, se non la necessità di unirsi tra diversi?  Dobbiamo farci prossimi ai cittadini, dobbiamo essere qui, accanto agli altri. Sono convinto che si possa ripartire da questa piazza, facciamolo tutti insieme e facciamolo con forza. Avanti, buon lavoro! Viva l’Italia”.