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“Nel lungo periodo c’è da rivedere totalmente la Bossi-Fini, e in tempi più rapidi, bisogna tornare al sistema Sprar”. Lo afferma il viceministro dell’Interno, Matteo Mauri, in un’intervista a ‘Il Foglio‘.

 

“Non si può lasciare il monopolio del dibattito sull’immigrazione alla destra. Ma dei suoi valori la sinistra deve essere convinta, se si vuole risultare convincente agli occhi della gente” sottolinea.

 

“Il ministro Lamorgese ha prodotto un buon testo di riforma. Si reintroduce la protezione umanitaria per le persone che nei loro paesi corrono rischio di trattamenti inumani e degradanti; si ritorna all’iscrizione all’anagrafe comunale dei richiedenti asilo; si riduce da 180 a 90 giorni il periodo massimo di trattenimento dei migranti all’interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). E poi l’azzeramento delle sanzioni amministrative per le navi che salvano vite in mare e l’estensione delle tutele del programma di asilo “Siproimi” anche ai genitori di bambini minorenni.

 

Tutte proposte che noi del Pd sosteniamo convintamente. Chiedendo anche un ulteriore passo in avanti: e cioè il ritorno al sistema degli Sprar – sottolinea – un modello di accoglienza e di integrazione gestita in maniera diffusa sul territorio, con strutture piccole gestite dai comuni. Salvini aveva smantellato scientificamente questa rete, optando per la gestione emergenziale dei Cas, peraltro sottofinanziati”.

 

Quanto alla posizione del M5S sul tema, Mauri afferma: “Nella riunione di giovedì al Viminale hanno espresso delle contrarietà. Noi rispettiamo il dibattito interno a tutti i partiti, e sappiamo d’altronde che questo è un governo di coalizione nato in modo anomalo.

Ma è pur sempre un governo di segno opposto a quello che ha approvato quei decreti ‘Sicurezza’, voluti da Salvini e sostenuti non senza travaglio dal M5s”.

 

E su Di Maio e le sue condanne per i “taxi del mare”, il viceministro sottolinea: “Cambiare idea è sintomo d’intelligenza”.