Potrebbero non curarmi. Oppure, per colpa mia, potrebbe morire il nonno ultra ottantenne di un mio amico o una mia amica, non lo so e non riesco a immaginarlo”. Così Iacopo Melio in un intervento oggi su La Repubblica mette a fuoco, senza giri di parole, la situazione nella quale ci troviamo, spiegando che “di praticità si parla adesso, e sempre meno di umanità“.

 

“Ciò che è certo – continua Melio – è che il protocollo diffuso dall’Istituto Superiore di Sanità, chiamato ‘Decisioni per le cure intensive in caso di sproporzione tra necessità assistenziali e risorse disponibili in corso di pandemia da Covid-19’, scheda anche ‘quelli come me’: ragazzi che nonostante la giovane età non godono di un corpo perfetto o di una salute impeccabile, e a causa di una qualche disabilità o gravi patologie si ritroveranno incasellati, messi in classifica”, “tra quelli messi peggio e quelli un po’ meno peggio”. Classifiche da usare nel caso, spiega, vi sia carenza di posti nelle terapie intensive, secondo il principio di ” scegliere chi ha maggiori speranze di sopravvivere”.

 

“Il documento redatto dalla “Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva” e dalla “Società italiana di medicina legale e delle assicurazioni” ce lo sbatte in faccia, senza mezzi termini, lo stato delle cose”, scrive Melio. E si domanda “cos’abbia pensato” chi l’ha dovuto scrivere, “se si sia immaginato conseguenze e effetti, mentre il protocollo prendeva vita. E mi viene da abbracciarlo, vittime e carnefici di un sistema al quale non saremmo dovuti arrivare”.

 

E se non si nasconde che “la politica ha le sue pesanti responsabilità e deve stringere adesso”, “così come una sanità che si è talvolta cibata di eccessi, mala gestione, errori anche morali”, quello che è fondamentale adesso resta il ruolo di tutti noi, la responsabilità civica e civile di noi cittadini, che “non possiamo concederci il lusso di non pensare a quelle persone che sono storie da raccontare e lacrime da sostenere. Anche noi dobbiamo continuare a fare la nostra parte, rispettando regole che possono limitare il peggio. Non quando sarà tardi”.

 

Perché non si perda mai di vista che il rischio di Melio, che non lo curino, “a soli ventotto anni, pur non essendo mai uscito di casa da febbraio scorso”, è quello che corre “un cittadino qualunque. Uno a caso. E a me, questo pensiero, non fa dormire la notte da tante notti. Perciò per favore, comportiamoci a modino. Tutti quanti. Che ogni sacrificio fatto oggi è un abbraccio stretto prima“.