DARIO NARDELLA / Foto: Imagoeconomica

Non ci gira intorno. «È un colpo durissimo, a un centimetro dal cuore». Il sindaco di Firenze Dario Nardella fa ancora fatica ad affrontare la sberla del 18 per cento che ha stroncato le ali al Pd.

E ora sindaco? Da dove ricominciate?
«Dobbiamo analizzare cause e responsabilità, evitando valutazioni affrettate, litigi e scaricabarile. In una sconfitta di queste dimensioni la responsabilità è di tutto il gruppo dirigente del Pd, ciascuno per la propria parte. Sbagliato addossare tutta la colpa al segretario nazionale, così come sarebbe sbagliato minimizzare questo risultato sostenendo di aver fatto tutto bene».

Renzi però ha lasciato poco spazio al gruppo dirigente…
«Non c’è un problema di leadership forte, anzi in Italia abbiamo bisogno di leader. Il Pd è stato logorato da questi sette anni consecutivi al governo del Paese e alle necessarie scelte impopolari. Gli italiani ci hanno visto come il partito dei palazzi e del potere».

Ma se siete il partito della rottamazione! Su questa onda Renzi aveva fatto innamorare il Paese.
«La rottamazione funziona. Ma quando arrivi al governo non puoi più solo parlare di rottamazione, la responsabilità di governo logora».

Andreotti diceva il contrario…
«In ogni democrazia del mondo il principio andreottiano che ‘il potere logora chi non ce l’ha’ è letteralmente ribaltato. Oggi il potere logora chi ce l’ha. Ma se pensiamo di cavarcela con un semplice processo a Renzi non arriveremo da nessuna parte, Renzi poi ha già tolto il disturbo. Non è solo con la sostituzione del segretario che si può affrontare il difficilissimo rilancio di una grande forza politica che ha perso consenso».

C’è chi sta valutando un’alleanza con i 5 Stelle?
«È impensabile. Né con i 5 Stelle né con la Lega. Siamo troppo distanti per governare insieme e poi con un passo di questo tipo passeremmo dal 18 all’8 cento. Gli italiani sono stati chiari: ora sta a Di Maio e a Salvini far fronte al dovere e alla responsabilità di governare l’Italia».

Così torniamo alla prima domanda: da dove ricominciare?
«Dalle questioni centrali nella vita dei cittadini, dal territorio e dalle migliori esperienze di governo di sinistra delle nostre città, come quella di Firenze».

Firenze ha regalato un plebiscito per Renzi.
«Sì, ma non solo. Qui il Pd ha vinto bene in tutte le tornate elettorali. Firenze è la dimostrazione che il Pd non è morto e può essere rifondato. Qui ci siamo concentrati sulle infrastrutture, la sicurezza, le periferie, gli anziani. È questa dimensione ‘del fare’ che va recuperata anche su scala nazionale».

Ha ragione chi rimprovera a Renzi di aver dimenticato di essere stato un sindaco?
(sbuffa) «Si continua a voler fare un processo a Renzi! Il punto è come rifondare il partito, senza buttare a mare ciò che di buono è stato fatto, cercando di capire dove marcare una discontinuità. Cito il tema della sicurezza. La Lega ha fatto a Firenze il risultato più basso di tutte le città del centro nord. Perché? Perché su legalità e sicurezza non abbiamo mai fatto sconti. Abbiamo sempre detto che non ci sono solidarietà e accoglienza senza legalità. Questo è uno dei punti su cui il nuovo Pd non può avere le esitazioni che ha avuto quello vecchio. Parlare di sicurezza significa occuparsi dei più deboli, deipiù fragili».

Come vede l’arrivo di Calenda?
«Bene. Ogni iscritto in più è una buona notizia».

Lei avrebbe ricandidato la Boschi?
«Ho sempre detto che queste decisioni spettavano al gruppo dirigente. E così è stato».