Foto : Imagoeconomica

“Sarebbe ipocrita negare che ci sono dei problemi. A questo punto tutti insieme dobbiamo decidere se vogliamo risolverli, o continuare a usarli per una competizione interna alla coalizione. Sapendo però che se si sceglie questa strada ci si mette su un piano inclinato: non solo e non tanto per la tenuta del governo, ma per la reputazione che faticosamente il nostro Paese ha riconquistato a livello europeo e internazionale”. Lo dice il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, in una intervista a Repubblica, a proposito dell’impasse sul Recovery Plan.

“Quelli che erano limiti trascurabili prima della pandemia, e del Recovery in particolare, assumono oggi – osserva – una dimensione più rilevante. Un certo doping comunicativo, un certo grado di accentramento rischiano di diventare ostacoli più che strumenti. Per questo dobbiamo stabilire un metodo quanto più possibile collegiale e inclusivo”.

In merito alla scelta fatta dal premier Conte di proporre senza confrontarsi la task force che accentra sul premier e sui manager da lui nominati la gestione del 209 miliardi di fondi Ue riferisce: “Lo dice la Costituzione che la responsabilità di coordinamento è in capo al presidente del Consiglio. In una fase così delicata in Cdm non possono arrivare norme su cui non è maturato il necessario consenso.

Gli strappi bisogna prevenirli, ricucire è più difficile. Naturalmente il presupposto è anche che ci sia collaborazione da parte di tutti. Il che non mi è apparso sempre vero”.

“Ritengo necessario – dichiara Orlando – individuare intorno a Conte figure di più stretto raccordo con la maggioranza: non mi riferisco a ministri, ma a ruoli di staff. A una situazione straordinaria come quella che si è determinata deve corrispondere un’organizzazione nuova. Altrimenti la fragilità della macchina rischia di non reggere all’ondata di piena”.

Per il vicesegretario del Pd, “occorre diminuire l’ansia comunicativa. Si comunica solo quando le cose sono consolidate. Altrimenti si crea un corto circuito come sabato mattina: eravamo seduti al tavolo sul programma quando abbiamo appreso da un’intervista rilasciata proprio a Repubblica che lunedì il Recovery plan sarebbe approdato in Cdm. Subito abbiamo chiesto di capire se le due cose camminavano insieme: se fossero andate in direzioni diverse, una delle due rischiava di diventare inutile”.

Per Orlando inoltre, “l’attività istruttoria di Palazzo Chigi deve incrociarsi di più con quella dei ministri, anche perché il Recovery è uno strumento trasversale: su alcune questioni cruciali il consenso è indispensabile. E poi serve maggiore solidarietà nella maggioranza per evitare che il confronto interno degeneri in uno scontro politico che fa male a tutti.

Non è possibile che nel giorno in cui la Camera dava l’ok al Mes e ai nuovi decreti Sicurezza, sui giornali si è parlato solo del duello Conte-Renzi”.

Infine si dice fiducioso che la frattura fra Conte e Renzi si ricomporrà: “Sì, perché se così non fosse sarebbe la fine delle parti in lotta. Credo che nessuno voglia passare alla storia come colui che non è riuscito a trovare un punto di equilibrio in uno dei periodi più drammatici per il Paese dal dopoguerra a oggi”.