Candidato Congresso 2017
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Ministro Orlando, ha letto il libro di Renzi?
«No».

 

Lo leggerà?
«Me lo sto conservando per l’estate, lo leggerò durante le ferie».

 

In tanti, in quel libro, hanno  intravisto un nuovo cedimento del leader del Pd al populismo.
«Io non so se si pensa di inseguire il populismo. Voglio credere e sperare che non sia così. Ma se si cede alla tentazione di inseguire i populisti, allora il Pd è destinato a una sconfitta certa. Ce lo dicono le recenti esperienze europee. E ce lo dice anche il fatto che quello spazio, in Italia, è già stato rioccupato. Non vorrei che scoprissimo a settembre che Berlusconi e Salvini sono più vicini di quanto non sembrino…».

 

Sui migranti, il messaggio è stato chiaro: «Aiutiamoli a casa loro».
«E stato riconosciuto l’errore comunicativo. Nel merito, la cooperazione è una delle risposte, ma dà risultati in tempi lunghi e solo se esistono interlocutori istituzionali nelle aree interessate. I flussi migratori vanno comunque gestiti perché saranno una costante dei prossimi anni, sapendo che purtroppo trovano un limite nella capacità di integrazione. Per questo l’Europa deve fare la sua parte. Parliamo di un fenomeno per cui non esiste una ricetta risolutiva. E il mio timore è che, inseguendo la destra sulle ricette semplicistiche, si spinga l’opinione pubblica a pensare che c’è una mossa del cavallo che risolve tutto in un minuto. Quando purtroppo, ripeto, non è così».

 

Lei è stato ministro dell’Ambiente nel governo Letta, su cui Renzi ha avuto parole chiare.
«A mio avviso, quelle parole sul governo Letta sono state ingenerose. Anche perché
quell’esecutivo gestì, in una situazione politicamente difficile, temi spinosi come la decadenza di Berlusconi. E poi non possiamo trascurare il fatto che alcune delle cose poi realizzate col governo Renzi erano state avviate dal governo Letta, come la legge sugli ecoreati o la riforma della cooperazione internazionale».

 

Ministro, non sembra entusiasta del dibattito innescato da Renzi…
«Le dirò che mi è parso di capire che, invece, coperte da polemiche e retroscena, ci sono molte altre cose che meriterebbero davvero una riflessione più approfondita. Penso al tema del superamento dell’austerità. Va riconosciuto a Renzi di essere stato il primo ad aprire questo fronte, sul quale oggi c’è un’obiettiva convergenza di tutto il centrosinistra politico e sociale».

 

L’Europa non sembra entusiasta dell’idea di Renzi di alzare il deficit al 2,9% del Pil in cinque anni.
«L’errore è concentrarsi solo sul tema del 2,9%, che da solo rischia di far passare un messaggio poco europeista. La vera forza sarebbe coniugare l’idea del ritorno a Maastricht con il rilancio di alcuni aspetti dell’integrazione europea, attraverso la cooperazione rafforzata, a cominciare dall’esercito comune. Solo così si evita di rimanere schiacciati dall’asse franco-tedesco».

 

Lei è ancora dell’idea che vada rilanciato quel centrosinistra di cui Renzi proprio non vuol sentir parlare?

«Io accetto la sfida di Renzi di partire dal progetto del Pd, invece che dalla coalizione. Ma se il Pd rimane un partito concentrato sulla riduzione delle diseguaglianze e sulla lotta alla povertà, si scoprirà che gli unici nostri interlocutori sono quelli del centrosinistra».

 

Renzi difende a spada tratta il Jobs act. Pisapia rivuole l’articolo i8. Come si fanno a conciliare due posizioni opposte?
«Il Jobs act ha funzionato in alcune cose. In altre no. Nei settori in crisi, la decontribuzione ha finito per essere più un ammortizzatore sociale che uno strumento di rilancio dell’occupazione. Su certi aspetti, tipo i licenziamenti collettivi e disciplinari, il Jobs act va senz’altro rivisto».

 

D’Alema dice che più è forte Mdp, meglio ve la passerete voi della sinistra del Partito democratico.
«Auguro le migliori fortune a Mdp. Ma se per andare bene al voto Pd e Mpd devono radicalizzarsi l’uno contro l’altro, allora perderemo tutti perché, come si è visto alle amministrative, in tanti rimarranno a casa».

 

Elisa Simoni, sua sostenitrice al congresso, ha lasciato il Pd per Mdp.
«È stato un errore. Il Pd lo si può cambiare solo da dentro, non da fuori».

 

Quante possibilità ci sono che lei, un giorno, lasci il Partito democratico?
«Io resto nel Pd. La battaglia la faccio nel Pd. Senza il Pd il centrosinistra non esiste».