Foto @Imagoeconomica

Provenzano, lei è sempre più il front-runner del Pd in Sicilia: forse l’unico a impensierire gli avversari. Crede davvero di sovvertire i sondaggi che danno il centrodestra vincente anche alla Regione?

«La campagna elettorale entra nel vivo adesso. Domani saremo con Letta, a Catania e a Palermo, al fianco di Caterina Chinnici, per l’avvio “ufficiale”. Sono i giorni decisivi. Arrivano le bollette, le spese per la scuola, gli affitti. Le famiglie soprattutto in Sicilia e al Sud non ce la fanno. Su questo dobbiamo concentrarci, su questo i cittadini scelgono. Il 40% è indeciso. Dobbiamo convincerli che non siamo tutti uguali. Parlare delle nostre proposte, con umiltà, ma anche con l’orgoglio di essere il partito che ha fatto la differenza, in questi anni, in Italia e in Europa. Alle Amministrative nei mesi scorsi abbiamo spesso ribaltato i pronostici. La partita è apertissima anche ora, in Sicilia e a Roma».

 

«Conte ha tradito un patto, non tanto con il Pd, ma con i siciliani. Dopo le primarie, è stato un vero e proprio voltafaccia. Ma i primi ad essere arrabbiati con lui sono gli eletti e gli elettori del M5S, che volevano costruire con noi un’alternativa al fallimentare governo Musumeci. Ora cerca di presentarsi come un “vero” progressista. Ha dimenticato la prima regola: non fare favori alla destra. E questa è la peggiore destra di sempre. Ecco perché noi guardiamo avanti. La sfida è tra noi e la destra. E siamo impegnati a combattere. A combattere per vincere».

 

«Caterina Chinnici è la persona giusta, un’opportunità perché suscita speranze e rappresenta una storia che vanno oltre gli stessi confini del centrosinistra. È la prima donna che può diventare presidente della Regione Siciliana. Una svolta storica».

 

«La destra porta tutta intera la responsabilità dei danni e dei fallimenti del governo Musumeci. I progetti del Pnnr bocciati, le riforme mancate, i Comuni sull’orlo del dissesto, la gestione disastrosa della pandemia, con Razza che truccava il numero dei morti, una vergogna che ha fatto il giro del mondo. La politica seria deve rendere conto di quello che fa. Noi del Pd, con me ministro, abbiamo fatto la fiscalità di vantaggio per il Sud, abbiamo istituito le Zes, fatto arrivare risorse ai comuni per i servizi e ottenuto il Pnrr. Schifani era in Parlamento quando io andavo alle elementari. Ditemi una sola cosa che ha fatto per il Sud e per la Sicilia in tutti questi anni. Con Musumeci la Sicilia è arretrata, con Schifani torna il passato».

 

Non pensa che puntare sulla questione morale sia una strategia che non paga?

«La questione non è morale, è politica. Alle elezioni amministrative di Palermo abbiamo visto la mafia che cercava di entrare nelle istituzioni. Ha un disegno, vuole mettere le mani sui soldi europei. In Sicilia arriveranno circa 50 miliardi. Non possiamo permettere che un solo euro finisca alle mafie e sia distolto dalla priorità di creare lavoro buono. Non è moralismo, è una cosa molto concreta, è garantire ai giovani il diritto a restare».