Sintesi dell’intervista di Stefano Cappellini su la Repubblica

 

“Questo è un governo che sferra un attacco quotidiano all’uguaglianza. A quella tra le persone, e lo abbiamo visto sui diritti. A quella sui territori, con l’autonomia differenziata di Calderoli. E ora a quella tra le fasce sociali, con questa manovra”, inizia così Peppe Provenzano la sua intervista a la Repubblica, e aggiunge: “Io vedo solo il pugno duro contro i poveri a fronte dei colpi di spugna verso gli evasori. Una redistribuzione alla rovescia. E dietro la decisione di cancellare il reddito di cittadinanza c’è l’idea che, se i poveri sono tali e non hanno lavoro, la colpa è sostanzialmente la loro. Con la caccia ai poveri ora Meloni ha ricompattato i suoi”.

“Invece di sprecare soldi su una misura esosa come quota 103 e per l’estensione della fiat tax agli autonomi, si poteva concentrare tutto sulle buste paga per restituire un po’ di potere d’acquisto. Perché un autonomo che guadagna 85mila euro l’anno deve pagare la metà delle tasse che paga un dipendente alle stesse cifre? Inspiegabile ingiustizia”.

Il Vicesegretario continua illustrando le controproposte del PD alla legge di bilancio: “Partono dalla priorità del lavoro, con interventi più forti per far crescere le buste paga, salario minimo e lotta alla precarietà. La verità è questa manovra non è solo ingiusta, è anche inadeguata, perché avvicina lo spettro della recessione”.

Provenzano chiude: “Da tempo sostengo che per una opposizione più efficace è necessario un coordinamento, ma il Pd non può né avvitarsi su sé stesso né inseguire. Se dalle altre forze di opposizione arrivano i no e gli insulti, non per questo rimarremo immobili. Ricostruire l’opposizione in Parlamento e l’alternativa nel Paese non è solo una faccenda del Pd. C’è in gioco la qualità della democrazia. Accadono cose che non devono diventare normali. Ci sono attacchi fuori misura a intellettuali e dirigenti dell’opposizione, tutto condito da questo vittimismo del potere, la forma più insopportabile, che copre una operazione politica e culturale nel Paese. C’è un brutto clima, bisogna reagire”.

 

Intervista integrale su la Repubblica