Gianni Cuperlo
Stefano Carofei / Imagoeconomica

“Non lo so e se le dessi una qualunque risposta millanterei credito. Però penso una cosa, che di questi temi meno si parla meglio è. Nel caso il premier per primo ne ravvisi la necessità, un rafforzamento del governo non si discute, si fa”. Lo dice Gianni Cuperlo, presidente della Fondazione Pd, nell’intervista a Il Dubbio sulla possibilità di un rimpasto di governo.

Sul Fondo salva Stati, Cuperlo ritiene che: “prima del “come” spero nel “dove” e la risposta credo debba essere in Parlamento. Il premier lo aveva annunciato, ora è bene lo faccia. Si rechi lì a spiegare le ragioni di una scelta chiara e possibilmente condivisa dalla maggioranza che lo sostiene”.

Le differenti posizioni del M5s, no al Mes, mentre per il Pd è sì, Cuperlo si augura che non siano un arroccamento e: “che si possa ragionare sul merito. L’argomento dello stigma o il fatto che si aggraverebbe la quota del debito non mi paiono risolutivi. Non è un mistero per nessuno, meno che mai per gli investitori internazionali, quale sia lo stato dei nostri conti pubblici e tutto ciò che dall’Europa arriva a noi, compreso il Sure e parte del Recovery fund alimenta il nostro debito. La vera scelta è tornare a crescere dopo la crisi e la pandemia e in questo senso avere altri 37 miliardi a tasso praticamente negativo da investire in sanità e servizi non è un dettaglio“.

Non sarebbe meglio concentrare le energie sul Recovery fund?

“Non è ancora chiaro quando arriveranno i fondi. Per la verità un cronoprogramma l’Europa lo ha previsto. L’Italia è in regola coi tempi fissati per presentare il proprio piano di investimenti. La cosa importante è evitare di disperdere quelle risorse in mille rivoli. La chance che abbiamo davanti è unica nel senso che mai i fondamentali della nostra economia sono apparsi tanto fragili, ma da decenni non disponiamo di un volume simile di risorse da investire nei tre obiettivi che l’Europa ci indica: innovare e digitalizzare lo Stato, la riconversione green del nostro modello di sviluppo, una lotta frontale alle disuguaglianze”.

 

Rispetto alle difficoltà che derivano dalla seconda ondata del coronavirus e il relativo affanno delle strutture ospedaliere, Cuperlo rivendica: “il tanto di buono che si è fatto. L’aumento dei posti nelle terapie intensive anche se sulla denuncia del commissario Arcuri circa i ventilatori distribuiti e non ancora impiegati va fatta chiarezza”, e aggiunge: “credo giusto ascoltare la voce di chi, come il professor Crisanti, spiega che in vista della seconda ondata sul numero di presidi e tamponi si doveva fare di più anche per reggere l’urto sul fronte della tracciabilità dei contatti. Mi pare che il ministro Speranza stia facendo un lavoro molto serio e ha ragione chi invoca su questo fronte la massima unità nazionale a partire dal rapporto del governo con le opposizioni”.

Sulla decisione di Carlo Calenda di candidarsi a Roma ritiene che “rompere il campo del centrosinistra sia un errore e quasi sempre comporti un vantaggio per la destra, potrei dire per ragioni di pura aritmetica prima ancora che politiche. Nel merito continua a colpirmi questa logica per cui ci si candida prima di ascoltarsi, mettere in campo l’idea di città che si ha in mente, chiamare i mille fiori del civismo e della cittadinanza attiva a misurarsi con quelle idee. Roma in questi anni non ha avuto una buona amministrazione, è un fatto, ma la domanda riguarda noi: come abbiamo preparato la risposta da dare ai limiti di adesso? Ecco, siccome me lo chiede le dico che io ripartirei da qui”.

 

“Coi 5 Stelle noi governiamo il Paese in una delle pagine più drammatiche della storia recente – conclude Cuperlo – se non bastasse le recenti elezioni regionali hanno dimostrato come parte del loro elettorato abbia ben compreso il valore di questa alleanza. Tra meno di un anno si voterà a Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli e me lo faccia dire per orgoglio, Trieste. Possiamo arrivare a un risultato assai positivo, ma ci riusciremo se tutti, non solo noi, accetteranno una premessa persino banale: assieme si può vincere, da soli si perde di sicuro. Noi, nei limiti del possibile, vorremmo imboccare la prima strada”.

L’intervista integrale su Il Dubbio