Foto Sara Minelli/ Imagoeconomica
Foto Sara Minelli/ Imagoeconomica

«Sul volo da Palermo a Bologna ho chiacchierato con due ragazze: appena laureate a Parma, sono state subito assunte. Ho pensato che davvero Emilia, Lombardia, Veneto e parte della Toscana viaggiano più forte dell’Europa». Matteo Renzi sventola ottimismo. «Otto mesi dopo le dimissioni sono più convinto di prima delle potenzialità dell’Italia». O almeno del Nord e di una fetta del Centro. «Ho lasciato più soldi di quelli che ho trovato e ora giustamente Gentiloni li sta spendendo – dice -. Certo, c’è ancora un paese che soffre, ma caspita, rispetto al passato…».

Lo tsunami referendum è, forse, quasi digerito e Renzi cambia strategia: ecumenico con il partito e il governo, feroce con grillini e leghisti, pungente con Berlusconi.

 

Renzi, il libro ‘Avanti’ guarda al futuro eppure riapre vecchie polemiche.

«Ci sono quattro punti su cui ho messo i puntini sulle i. Berlusconi e il patto del Nazareno, Letta e il passaggio di consegne, le banche, la diversità profonda con Mario Monti sul rapporto con l’Europa. Su queste cose avevo il dovere di fare chiarezza».

 

Però cosi si è fatto più nemici che amici.

«Per serietà verso me stesso e verso chi mi leggerà ho messo agli atti una storia che per me è passato. Non ho rancore verso nessuno, ho solo un senso profondo di gratitudine verso il mio paese e ragiono su come rilanciarlo. L’Italia ha spazi straordinari di crescita».

 

Che cosa è andato storto?

«Il mio errore è stato farla facile. Se fai la riforma delle unioni civili che per 50 anni nessuno realizza, non puoi il giorno dopo rilanciare su un’altra idea…»

 

Una riforma al mese, disse.

«Ma noi le abbiamo fatte, le riforme. Magari alcune bene e altre male. Sulla giustizia siamo stati timidi, ma il processo telematico civile è un dato di fatto. Come la dichiarazione precompilata. E’ partito tutto, ma raccontare come se fosse già cotto e mangiato è stato un errore».

 

Compresa la narrazione sugli 80 euro?

«Da tre anni e mezzo 10 milioni di italiani hanno il più grande aumento salariale. L’hanno però ricevuto alla Wanna Marchi, con una conferenza stampa spot, senza una sedimentazione. Ma non sono pentito delle slide, non cambierei i miei tre anni con il periodo della palude. Le cose si possono fare, è questo il senso del libro».

 

 Il carattere di Renzi è un limite? 

«Da otto mesi il dibattito è incentrato sul mio carattere, ho fatto talmente autocritica che stiamo diventando di sinistra».

 

Però dividere fra amici e nemici è un limite…

«Da Bruxelles all’ultimo dei Comuni ho concorso a individuare una classe dirigente. Ho valorizzato moltissime persone, ma non ho mai chiamato yesman. E si vede. La riconoscenza non è un sentimento della politica. Ma va bene».

 

Tema migranti. Come valuta il braccio di ferro con le Ong?

«Intanto il numero dei migranti sta calando. Se ci sono Ong che violano le leggi italiane ed europee è giusto che siano punite. Se qualcuno salva una persona in mare va bene, se ti metti d’accordo con gli scafisti per far partire un carico di persone è inaccettabile».

 

Vede soluzioni?

«E’ una questione che durerà vent’anni. Ma servono tre punti: primo, aiutarli davvero a casa loro, che significa, come abbiamo fatto, aumentare gli investimenti alla cooperazione internazionale; secondo lo Ius soli; terzo, il numero chiuso sulla base della capacità di integrazione. Come con la legge Napolitano-Turco. E quelli che non possono stare da noi devono essere presi dall’Europa, altrimenti smettiamo di trasferire soldi ai paesi che non accettano le quote».

 

Sembra facile…

«L’ho spiegato in Sicilia. L’isola accoglie migliaia di migranti mentre l’Europa si volta dall’altra parte e consente ad alcuni paesi di essere paradisi fiscali. Facciamo una battaglia: l’Italia chieda per la Sicilia e per i territori più provati un regime di fiscalità agevolata».

 

Si può fare anche per le regioni colpite dal terremoto?

«Qualcosa già è stato fatto, ma verificheremo adesso con attenzione quali ulteriori passi potremo fare in questa direzione».

 

Perché ha difeso Macron sulla vicenda Fincantieri?

«Ho detto che Macron fa gli interessi della Francia così come io voglio fare quelli dell’Italia con la stessa forza».

 

Ha fatto bene quindi Calenda ad accendere un faro su Time Vivendi?

«Ben fatto, sì. E’ stato sollecitato dal Pd».

 

Nel libro propone di riportare il rapporto deficit/piI al 2,9%e mette in discussione le regole europee del Fiscal compact per liberare risorse e poter diminuire le tasse. Una ricetta bocciata però anche dal ministro Padoan perché rinvia il calo del debito.

«Sono pronto a scommettere che chiunque guiderà il prossimo governo dovrà arrivare a fare questa proposta. Anche Macron punta al 3%. La differenza è che l’Italia parte dal 2,6% di rapporto deficit/pil e la Francia dal 3,3. Il debito siamo pronti ad abbassarlo ma l’unico modo per rilanciare l’economia in Italia è abbassare le tasse, sennò non si va da nessuna parte».

 

Padoan non è d’accordo. Sostiene che non ci sono risorse per un taglio delle tasse. Un nuovo governo Pd dovrà cambiare ministro dell’Economia?

«Con Pier Carlo nei miei tre anni abbiamo discusso tutti i giorni sulla linea economica. Nel 2014 lui sosteneva che la reputazione internazionale dell’Italia fosse prioritaria al punto di dovere per forza restare in linea con le prescrizioni europee. Io accettai in cambio della flessibilità che portammo a casa perché c’era un governo autorevole e il Pd aveva ottenuto il 41% alle Europee. Con Padoan abbiamo sempre trovato un punto di sintesi».

 

Sui bonus però si è attirato tutte le critiche.

«Ma sono l’unico modo per fare funzionare le cose».

 

Come si abbassano le tasse?

«Intanto le tasse vanno pagate e noi abbiamo recuperato 19 miliardi di evasione. E’ simbolico il modello Rai: facendo pagare il canone a tutti prima erano 113 euro, oggi 90. Un taglio del 20%».

 

Prima di applicare queste idee però bisogna andare al governo. I sondaggi danno il Pd come terzo partito e il centrodestra unito in testa.

«Nei sondaggi che vedo io il Pd è il primo partito. Se Berlusconi si accorda con Salvini e fa una scelta populista, fa un regalo al Pd: perde i voti dei moderati e regala parlamentari alla Lega».

 

Ma in caso di governo di larghe intese e con un veto su Renzi premier, potrebbe essere Gentiloni il prossimo presidente del Consiglio?

«Paolo sta facendo bene il premier. In questo momento dobbiamo tutti sforzarci di sostenere il governo Gentiloni fino alla fine della legislatura permettendogli di continuare bene il lavoro di questi mesi».

 

E dentro il partito? Franceschini è in dissidio.

«Io ho rapporti buoni con tutti, è fisiologico che alla fine della legislatura ci siano fibrillazioni, è un momento in cui si cerca di capire chi rientrerà in Parlamento. Io sono l’allenatore di tutti, ma sia chiaro che rispondo ai due milioni di elettori delle primarie e non alle correnti».

 

Ci sono ancora speranze per cambiare la legge elettorale? Si dice che lei avrebbe visto Gianni Letta martedì scorso…

«Non è vero che abbia visto Letta. E comunque il Pd ha dato la disponibilità più ampia sia per il Mattarellum, che è una legge basata sulla coalizione, sia per il sistema tedesco che è basato sulla lista. Che volete di più da noi?».