Matteo Richetti
ALESSANDRO PARIS / Imagoeconomica

Richetti, lei davvero ci crede nel progetto di un’alleanza da Pisapia a Calenda con il Pd?

«Sì ci credo, perché la possibilità di tornare a far vincere il centrosinistra nel Paese passa anche dal rompere un isolamento del Pd, che dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre è sistematicamente esasperato».

Da chi?

«Da tutti i commentatori, che hanno stereotipato il profilo di un Renzi autoritario e divisivo, non interessato al dialogo: esattamente il contrario di quel che ci diciamo nelle riunioni di segreteria Pd. A lui tutto si può rimproverare, ma non che non abbia fatto un appello a Pisapia e ai liberal che possono far parte del nostro progetto».

Ma non pare che Pisapia abbia gran voglia di dialogo, o no?

«Si sta mostrando tutto il pregiudizio che c’è nei confronti di Matteo. Chi gli chiedeva di cambiare linea, al punto da andarsene dal Pd, si dichiara indisponibile a parlare con Renzi proprio nel momento in cui Matteo fa quanto richiesto: e se non è pretestuoso tutto questo…».

Il leader di Campo progressista dice che non ci pensa affatto a entrare in un listone col Pd.

«Pisapia non dovrebbe rispondere sull’ingresso o meno nel listone, ma se vuole proseguire con noi un lavoro che ha ridotto la disoccupazione, ha rimesso il paese su binari di crescita e ridotto le disuguaglianze. Oppure se vuole mettere insieme solo chi vuole rompere con tutto quanto fatto finora e affermare lo sport estremo che le buone riforme vanno buttate a mare. Insomma, Pisapia dica con chiarezza che vuole fare un soggetto per allearsi col Pd: e la notizia che gli diamo è che il segretario di quel partito si chiama Renzi. Qui ormai viene a nudo la pregiudiziale su Renzi. Gli chiedono di farsi da parte. E quando sento dirlo a D’Attorre è come se andassi io da Messi e gli dicessi di lasciarmi la maglia del Barcellona».

Temete la concorrenza di Campo progressista? Che vi porti via altri pezzi come Cuperlo?

«Più che quello, temiamo la divisione del centrosinistra. Spero che questi dirigenti che danno vita a un’esperienza di sinistra radicale aprano gli occhi: stanno resuscitando il centrodestra e mantenendo in vita i 5stelle. Quei grillini sui quali aspettiamo una parola di chiarezza da Bersani circa la loro collocazione: che siano dei sinceri francescani lo dimostra la pacatezza con cui si scagliano contro tutti i provvedimenti per i diritti, dallo ius soli alle unioni civili».

Come mai Renzi non è andato a fare comizi con nessun candidato, evitando di mettere la faccia sui ballottaggi delle comunali?

«Lui sa di esser nel mirino di chi lo accusa di personalizzare tutto. Quando parla si dice che dovrebbe tacere, quando tace ci si chiede perchè non parla. Io sono in giro a fare campagna elettorale, Martina è a Catanzaro, Guerini a Lodi: capisco che la sovrapposizione Pd-Renzi sia totale, ma c’è un gruppo dirigente al lavoro in queste ore».