Ettore Rosato, lavoro
ETTORE ROSATO - Ph. Raffaele Verderese / Imagoeconomica

Non è interessato alle trame, ai nomi o ai calcoli sulle date. Ettore Rosato, vicepresidente Pd della Camera, conta sull’Assemblea di oggi per riaprire una fase costituente. «Certamente si uscirà con l’idea che si dovrà fare il congresso».

Quando? Prima o dopo le europee?
Presto e bene. Le europee rappresentano uno spartiacque, non per la politica italiana, ma per quella europea. Dobbiamo metterci tutta la nostra forza perché in gioco c’è la prospettiva dell’Europa. E l’atteggiamento del governo è chiaro che punta a fare passi indietro, leggendo l’Europa come un nemico e ricreando muri con i Paesi vicino.

Ma qualcuno dice che sarebbe meno divisivo dopo.
No no, il congresso deve essere fatto in tempi che consentano una riflessione per ripartire. E non può fermarsi a una chiamata ai gazebo.

Cosa intende per ripartire?
Bisogna cambiare registro, comunicativo e anche di empatia con gli italiani. Abbiamo dato l’impressione di essere troppo distanti dai problemi quotidiani delle persone, pure se ce ne siamo occupati con grande determinazione. E poi bisogna avere una dinamica diversa. Risultiamo l’unico partito litigioso d’Italia. Anche perché gli altri parlano a una voce sola e non esiste un contraddittorio interno. Penso a Salvini, Di Maio, Berlusconi…

Lo dicevano anche di Renzi.
Ma non è mai stato così.

Bisogna andare oltre il Pd, come dice Calenda?
Non mi sembra che sia un problema di contenitore, ma di contenuti e di leadership. Ma prima del nuovo segretario ci vogliono nuove regole di ingaggio. E il Pd deve imparare la regola della condivisione e del sostegno delle tesi che ottengono la maggioranza. Mai più un’opposizione interna che passa il suo tempo a sparare sul segretario.

Dovete modificare lo Statuto? Salverete le primarie?
Le primarie sono un irrinunciabile modo per coinvolgere i nostri militanti e i nostri elettori. Mettere mano allo statuto può essere utile ma non pensiamo che ci sia qualche italiano interessato all’argomento. Una riforma va fatta, ma non può essere questo l’oggetto del nostro Congresso. I temi dovranno essere lavoro, protezione, Europa, ambiente.

Per ora sono temi che convincono gli elettori, ma declinati in chiave grillo-leghista.
È vero. Questo è più preoccupante del dato politico. La percezione di insicurezza alimentata ad arte dai social in questi ultimi anni è una percezione che molti italiani vivono, soprattutto sul tema dell’immigrazione. È la risposta che dà Salvini che è sbagliata.

La maggioranza scricchiola. Il Pd dei pop-corn può sperare che si rompa?
Questa maggioranza non scricchiola. È tutto in mano a Salvini, la linea la detta lui. Ma chi ha votato Lega e 5 stelle si aspetta fatti concreti. Dimostreremo che le loro ricette portano l’impoverimento della nostra società.

Nel Pd qualcuno rimpiange di non aver fatto l’accordo con M5s.
Può darsi, ma i fatti sono questi. E poi il M5s voleva fare un accordo con la Lega e viceversa. La sintonia risulta ogni giorno più potente. Poi ci sarà un braccio di ferro sul potere.

Zingaretti può essere una guida vincente per il Pd?
Nella linea espressa ho letto parole d’ordine antiche e poco disegno del futuro. Però ci misureremo nelle sedi congressuali con un dibattito che non deve essere divisivo, ma molto chiaro sulla prospettiva del futuro.