Va fatto ora un patto tra governo e enti locali. Facciamo una commissione per decidere insieme alle opposizioni le norme sull’emergenza. Dopo la crisi serve una riforma per evitare questo scaricabarile.

La pandemia? E’ uno stress test e ha messo in evidenza i limiti del nostro sistema istituzionale”, risponde il vicesegretario del PD Andrea Orlando in un’intervista a La Stampa.

 

E aggiunge che “non si può pensare che di fronte a un nemico che aggredisce in modo simmetrico 20 sistemi regionali, ci siano 20 risposte diverse“, tanto più che rispetto al virus “non si è mai visto un Paese combattere la guerra con criteri federalisti, non ci può essere disallineamento se c’è un nemico comune”.

 

E tornando a rilanciare, come aveva già fatto in estate, una riforma del Titolo V della Costituzione sulle materie appannaggio delle Regioni, Orlando dice che “dopo la pandemia servirà  una riforma per evitare lo scaricabarile tra poteri dello Stato, che getta discredito su tutte le istituzioni” per proporre poi un “patto di solidarietà tra governo, sindaci e governatori”.

 

Insomma, ad avviso del vice di Zingaretti, più chiaramente “va aperto un ragionamento sul Titolo V per il ripensamento della delega di alcune funzioni. Si ripropone il nodo di una clausola di supremazia dello Stato su alcuni temi, la soluzione meno dolorosa, inserita nell’ipotesi di riforma del 2016″ ma “si deve cominciare a fare una sorta di patto volontario tra le istituzioni.

Quando si tratta di non perdere le risorse europee, alla fine si fa decidere il governo. Su energia, ambiente e infrastrutture”.

 

“E sulla sanità – propone Orlando – intanto sarebbe importante che il governo esercitasse con più forza i poteri già previsti nell’ambito della legislazione concorrente”. Come procedere, allora? “Con una commissione bipartisan e regole di ingaggio precise” per scrivere insieme le norme necessarie in questa fase spiega Orlando.

 

Un ragionamento sul Mes. “E’ una linea di credito che consentirebbe di dare un peso al governo centrale e di usare questa leva per incentivare politiche virtuose. Sarebbe un paradosso dare soldi a Regioni che hanno investito molto sulla sanita’ privata. O tagliato la medicina territoriale”.

 

L’intervista completa su La Stampa.