Simona Malpezzi - Ph. Sergio Oliverio / Imagoeconomica
Simona Malpezzi - Ph. Sergio Oliverio / Imagoeconomica

Con la firma della ministra dell’Istruzione Università e Ricerca Valeria Fedeli del decreto sulle modalità di acquisizione dei crediti formativi universitari o accademici (Cfu/Cfa) necessari ai laureati non abilitati all’insegnamento, per poter partecipare al prossimo concorso per l’ingresso nella scuola secondaria, “si mette un altro tassello -dichiara Simona Malpezzi, responsabile del dipartimento Scuola del PD- al nuovo percorso per diventare insegnanti della scuola secondaria. Finalmente inizia a vedere luce l’idea, nata tutta in seno al Partito democratico, sulle modalità per diventare docenti che la legge 107 aveva già tracciato attraverso la delega proprio sulla formazione dei nuovi insegnanti”.

Il concorso sarà bandito nel 2018, in base alle nuove regole previste dai decreti attuativi della Buona Scuola. D’ora in poi è previsto che i candidati debbano avere nel curriculum di studi 24 crediti formativi universitari o accademici (acquisiti in forma curricolare, aggiuntiva o extra curricolare). Il decreto firmato oggi fornisce elementi utili per verificare come e dove integrare, se necessario, i propri crediti formativi universitari.

Con precisi paletti anche per quanto riguarda i costi da affrontare che saranno o gratuiti o calmierati: chi sta per conseguire la laurea potrà effettuare gli eventuali esami aggiuntivi gratuitamente, mentre chi è già laureato e deve integrare gli esami potrà farlo pagando al massimo 500 euro, che saranno ridotti in proporzione al reddito e al numero di crediti da conseguire. I crediti potranno essere acquisiti esclusivamente presso enti interni al sistema universitario o dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Si potranno acquisire per modalità telematica un massimo di 12 crediti. Potranno essere riconosciuti anche i crediti conseguiti nell’ambito di Master, Dottorati di ricerca, Scuole di specializzazione.

Commenta ancora Simona Malpezzi: “Regole chiare che avvicinano non solo i giovani alla professione di insegnante, ma che danno risposta, in questa fase transitoria, ai docenti di seconda e terza fascia, tenendo conto del percorso di ciascuno. Oggi, con la firma di questo decreto, quel percorso nato con la “Buona scuola” nel 2015 per mettere fine al precariato, si delinea in maniera chiara e definita. Un risultato del Pd, di Matteo Renzi, che ha raccolto l’idea nelle fasi di elaborazione della 107, della ministra Valeria Fedeli, che ha voluto, con coraggio e all’inizio del suo mandato, crederci anche con il rischio dei tempi ristretti, e dei colleghi Pd nelle commissioni Cultura e istruzione di Camera e Senato.

“Con uno dei decreti attuativi della Buona Scuola -spiega la ministra Fedeli- abbiamo rivisto le modalità di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria, con un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale che punta ad evitare che si formino nuove sacche di precariato, ad offrire orizzonti temporali certi e un percorso chiaro fra concorso e immissione in ruolo alle giovani e ai giovani che vogliono insegnare, a garantire l’elevata qualificazione del percorso di formazione delle future e dei futuri docenti. Si tratta di un cambiamento molto importante che stiamo accompagnando con una apposita fase transitoria. Questo decreto è un primo importante passo per avviare il nuovo percorso”.