“Alcuni segnali ci sono ma non siamo fuori dalla crisi pandemica, ci attendono ancora giorni difficili. Mi sta a cuore però che sia evidente a tutti che, superata la prima ondata, ci apprestiamo a superare anche la seconda: dal virus ci possiamo difendere“. Lo afferma la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, in una intervista a Il Foglio.

 

“Se i dati lo consentiranno, si attueranno parziali riaperture. È possibile tenere aperti i negozi evitando le resse, così come si può immaginare di consentire ai ristoranti di lavorare anche a cena con tavoli di quattro commensali al massimo. Stiamo sperimentando un modello di lockdown light che rende possibile una maggiore compatibilità con la vita normale”.

 

E sulle scuoole “va fatto ogni sforzo per riaprirle“, “gli effetti dell’isolamento possono essere devastanti. Il contrasto del Covid richiede l’impegno di tutti: istituzioni e famiglie. Quando vedo le immagini di assembramenti davanti alle scuole, con i genitori che lo consentono, mi domando perché gli adulti non dimostrino un maggior senso di responsabilità”.

 

Evidenzia poi che “sui tamponi si sono compiuti enormi passi avanti, adesso sarà possibile effettuare anche quelli rapidi con un margine di errore bassissimo”. E si dice favorevole a incentivi per le aziende che contribuiscono allo screening: “Un’ipotesi da considerare. Tutto ciò che potenzia la capacità di testing va realizzato. Del resto, diverse aziende, anche a capitale privato, già forniscono servizi di screening ai propri dipendenti, e sono doppiamente benemerite”.

 

Da Pfizer e Moderna: il vaccino difficilmente arriverà a dicembre come aveva annunciato il premier Conte, ma da gennaio sarà somministrato a categorie fragili e personale sanitario?

“In quell’annuncio il premier ha ripreso le parole della presidente della Commissione Von der Leyen. Io prevedo che a giugno gran parte della popolazione sarà messa in sicurezza, senza scordare che le temperature primaverili più miti ci aiuteranno a convivere con il virus”.

 

“Mi aspetto che oggi il Cdm formalizzi la nomina del nuovo commissario perché i calabresi non possono attendere”. Afferma la sottosegretaria in merito alla situazione che si è venuta a creare in Calabria. Precisa quindi che nella regione il piano anti Covid “è stato parzialmente attuato: rispetto agli iniziali 106 posti in terapia intensiva, ne sono stati attivati 33 aggiuntivi. Non spetta a noi controllare l’operato di ogni regione. Anche io sono rimasta basita dinanzi a certe affermazioni: il primo commissario ha affermato che non sapeva dell’esistenza del piano, poi ha detto che non sapeva perché avesse risposto così… Un brutto spettacolo”.

Si è messa in discussione la trasparenza dei dati forniti dalle regioni…

“Noi non prendiamo neanche in considerazione l’ipotesi che esista una qualche volontà di ingannare. Le regioni sanno bene che, se manomettessero i dati, interverrebbe la procura della Repubblica”.