Sandra Zampa
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Dopo anni di tagli alla sanità pubblica, dobbiamo dar merito al ministro Speranza di aver invertito la rotta nel Conte 2: i due miliardi in più all’anno sulla salute sono arrivati allora. A questo si somma l’aver ottenuto molto nel Pnrr, oltre 20 miliardi, e l’operazione potentissima sulle borse di studio per superare l’imbuto formativo, macigno molto serio. E tutto questo, mentre la Lega nel 2019 disse che il medico di base non serviva più: Sandra Zampa, candidata Pd alle politiche del 25 settembre, sottosegretaria al ministero della Salute nel secondo governo Conte, affronta, in una intervista pubblicata sul Manifesto e firmata da Adriana Pollice, una delle questioni più difficili non di questa campagna elettorale, bensì degli ultimi vent’anni almeno: la sanità.

Il quadro di partenza è chiaro e desolante al tempo stesso: l’Italia invecchia, ma non invecchia in salute, tant’è che nel programma del Pd la stima che si fa è che fino al Conte 2 si sono “persi” 45mila professionisti.
Ci sono “quote crescenti di popolazione – afferma Zampa – con malattie croniche, necessità di assistenza e controlli. Il combinato disposto tra curva demografica e tagli ha pesato molto sull’offerta sanitaria. Siamo entrati in pandemia con strutture spesso obsolete e differenze territoriali“.

Ricostruire la sanità non è, insomma, un lavoro facile. Metterci più risorse è stato il primo passo, ma non basta, occorre cambiare mentalità. Spiega Zampa: “Abbiamo cominciato ad allentare i vincoli sui tetti di spesa, questo è il nodo che il Pd mette tra i punti fondamentali. I tetti vanno abbandonati, serve un piano straordinario sul capitale umano che tenga presente gli sviluppi del settore. Gli infermieri, ad esempio, hanno attraversato un cambiamento di ruolo cruciale, che porterà sollievo ai camici bianchi. Serve un patto importantissimo con i medici ospedalieri: da troppi anni gli stipendi sono fermi, vanno accolte le richieste della categoria“.

Il grande nodo all’interno della sanità è quello della riforma della medicina generale. Per Zampa la riforma deve andare in porto, ma l’ex sottosegretaria giudica negativamente l’ipotesi di trasformare i medici di base in dipendenti del Sistema sanitario. “Il Pd nelle Agorà democratiche – argomenta – ha dedicato molto spazio alla discussione sul nuovo inquadramento. L’ipotesi su cui c’è stata convergenza è permettere sperimentazioni su base volontaria nel caso in cui lo chiedessero giovani medici che si stanno laureando, una volta creata la specializzazione in medicina generale (cosa che l’Italia deve raggiungere), ad esempio nelle Case di comunità. È fondamentale che i medici di base comprendano fino in fondo il valore della proposta di lavorare insieme in queste nuove strutture con altri specialisti come infermieri e psicologi“.

 

Sul rapporto fra Stato e regioni, Zampa è convinta che la sanità “va stralciata da un disegno di nuova autonomia, su altri temi si può andare avanti ma non su Sanità e Scuola. Serve un riequilibrio di poteri tra regioni e governo attraverso un ministero molto più forte“, a differenza di quel che sosteneva Berlusconi che aveva pensato di abolire il dicastero della Salute. “Invece ci vuole un dicastero della Salute fortissimo – replica Zampa- in grado di governare le trasformazioni straordinarie che stiamo attraversando, di assicurare gli stessi livelli di assistenza da un capo all’altro del Paese con un monitoraggio vero sui Lea, accompagnare le regioni che non riescono ad andare avanti con una forma diversa dal commissariamento, che si è rilevato fallimentare in tutte esperienze viste“.

 

Per il futuro, Sandra Zampa si augura che si possa “concludere il lavoro avviato negli ultimi governi: investire sulla sanità pubblica, abbattere le liste di attesa, vero ostacolo all’accesso alle cure. Occorre quindi reclutare più medici, utilizzare gli specializzandi, liberare i camici bianchi da fardelli impropri come la parte burocratica del lavoro”.

Quel che teme è, invece, che si torni indietro, poiché “con la destra arriva la privatizzazione: come si fa a sostenere la flat tax dicendo che però si assumerà e si pagheranno di più i medici? Delle due l’una: o prendi in giro i medici, gli infermieri, il Ssn e, di conseguenza, i cittadini; oppure prendi in giro gli elettori. Flat tax e sanità pubblica insieme non possono stare”.