Si chiama Baratto la forma di scambio che il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, ha proposto alle coppie che in cambio del terzo figlio ricevono in premio dallo Stato una concessione su un appezzamento di terreno. Sono tante le anomalie di questi strampalati articoli inseriti in legge di Bilancio, ma ciò che  fa più  orrore  è arrivare a teorizzare che si possano mettere sullo stesso piano le cose, la terra, e le persone, i figli.

Il baratto, prima forma storica dello scambio dei beni, non può applicarsi come metodo di scelta  per la vita degli esseri umani

Il baratto, prima forma storica dello scambio dei beni, beni appunto, non può applicarsi come metodo di scelta  per la vita degli esseri umani mai,  a maggior ragione quando interessa ambiti di scelte intime e, pertanto,  lontane dalle logiche commerciali. Il baratto tra un bene e una persona era concepito in un’epoca in cui i diritti fondamentali degli esseri umani non esistevano e gli schiavi da esseri umani erano ridotti a merce di scambio. Il passaggio da un proprietario ad un altro di due o più  beni equivalenti di valore costituiscono il fondamento e la ragione del baratto. Ecco appunto due proprietari, lo stato ed i genitori, l’uno della terra l’altro dei figli. È aberrante ragionare in questi termini che portano, ancora una volta, alla concezione medievale che declassa i cittadini a sudditi,  i figli da soggetti di diritto ad oggetti di scambio, le persone da esseri umani a cose. Se si varca questa frontiera allora, tutto l’impianto giuridico che regola i rapporti tra Stato e soggetti viene totalmente stravolto al ribasso e ci permette di sottoporre alle regole del commercio ogni aspetto della nostra vita.

I terreni agricoli che restano da “piazzare” sono quelli meno appetibili e dei quali spesso le amministrazioni vogliono sbarazzarsi

Ma oltre ad essere un provvedimento che non rispetta i diritti delle persone è anche una bella fregatura per tutte le parti in causa. Intanto non sono ancora chiariti i criteri di individuazione del nucleo familiare che potrebbe beneficiare di questo scambio e data la tendenza del ministro Fontana, al cui dicastero viene delegata questa importante specificazione, non è difficile immaginare quali possano essere. Ma soprattutto i terreni agricoli che restano da “piazzare” sono quelli meno appetibili e dei quali spesso le amministrazioni vogliono sbarazzarsi perché di difficile manutenzione per un pubblico figuriamoci per un privato! Ecco dunque la terza fregatura per quei due poveri fratelli o sorelle che magari abitano in un luogo meno sfortunato di quello del terreno agricolo ricevuto in dote per l’arrivo del terzo fratellino o sorellina,   costretti a trasferirsi in posti meno interessanti per loro e più disagiati, altro che festa!

Questa manovra è figlia della stessa grossolana visione di un modello di famiglia in cui la patrimonializzazione dei rapporti è l’elemento caratterizzante e fondativo

Insomma come accade per il ddl Pillon che in un colpo solo calpesta e viola i diritti di tutti, anche questa manovra è figlia della stessa grossolana visione di un modello di famiglia in cui la patrimonializzazione dei rapporti è l’elemento caratterizzante e fondativo. Allora se proprio vogliamo affrontare il problema enorme del basso tasso di natalità del nostro paese non terra, ma sgravi fiscali, non aumento di spese, ma più politiche sul lavoro e sulla crescita, più aumento di servizi per le famiglie e più welfare pubblico. Un pezzo di terra per un figlio in più, no grazie!