Foto di Alessandro Paris / Imagoeconomica

“Fuori tempo massimo e con le solite provocazioni il M5S e Rousseau ammettono la loro opacità e si accorgono che in questo Paese è possibile non soggiacere ad alcun obbligo di trasparenza semplicemente non aderendo, come loro fanno, alla normativa sul 2xmille. Noi siamo sempre stati trasparenti, a differenza loro. Ma visto che la proposta di dare maggiore trasparenza deriva proprio da coloro che non ce l’hanno, sono disposto a cessare ogni forma di polemica se davvero il vicepresidente Di Maio è disponibile ad aprire un tavolo concreto in cui scrivere una legge che sancisca, in modo definitivo, i principi di trasparenza cui dovranno soggiacere tutti i partiti politici e i soggetti ad essi in qualsiasi modo correlati”. Così Francesco Bonifazi, tesoriere del PD e Presidente della Fondazione EYU.

 

“Il PD è il partito che ha abolito il finanziamento pubblico ai partiti e di questa scelta andiamo fieri -prosegue Bonifazi- Da quella legge i partiti, tutti, si finanziano attraverso finanziamento privato che si esprime in due sole modalità: optare per il 2xmille in dichiarazione dei redditi o donare delle liberalità al partito a norma della legge 13 del 2014. A seguito degli ultimi accadimenti di Roma, ho registrato in questi giorni una grande confusione mediatica”.

 

“Quindi, ritengo necessario fare qualche precisazione: il PD fa il record di incassi con il suo 2xmille, mentre le donazioni sono una parte del tutto marginale del suo bilancio. La legge sull’abolizione del finanziamento pubblico è fatta in modo tale che ogni atto di entrata e di spesa deve essere depositato presso l’Ufficio per la trasparenza dei partiti della Camera dei Deputati, organo composto da cinque magistrati. Questo controllo arriva a valle della revisione obbligatoria che viene svolta da una società specializzata e, alla fine dei controlli, viene reso pubblico il bilancio.

 

Il PD ha un profilo assolutamente trasparente, eppure c’è chi vuole confondere le mele con le pere, ovvero sostenere che la Fondazione EYU, tirata in ballo in questi giorni, sia stata utilizzata come “scatola vuota” per finanziare il PD. C’è qualche giornale che sembrerebbe far intendere che una delle tante ricerche svolte dalla fondazione EYU, specificamente quella richiesta da una società del gruppo Parnasi, fosse un modo per recepire un finanziamento mascherato a vantaggio del PD. A chi lo pensa porrei alcuni quesiti: quale sarebbe lo scopo? Quale sarebbe il beneficio per il PD? Perché fare una prestazione di servizio ad una fondazione, peraltro assolutamente evidente e verificabile, invece che emettere direttamente delle liberalità al PD, peraltro detraibili?

 

Detto questo, ciò che più mi amareggia è non voler vedere che la Fondazione EYU è, invece, una “scatola piena”. Innanzitutto è una fondazione riconosciuta presso la prefettura di Roma e, per la qualità delle iniziative e degli approfondimenti che ha svolto, dopo un vaglio di sei mesi è stata ammessa all’interno della FEPS (Foundation for European Progressive Studies). Vive grazie al lavoro di quattro collaboratori e del responsabile amministrativo, giovanissimi ma dal curriculum inattaccabile; e collabora con le più prestigiose università italiane.

 

Nelle attività di approfondimento e ricerca vi segnalo in primis il trimestrale online della fondazione dal nome EYU, Europe Youth Utopia e, solo per citarne alcuni, i progetti Mix 16 e 17; le Celebrazione dei 60 anni dai trattati di Roma; Human- Machine, new Policies for the Future of Work; Fake News and Hate Speech, impatti e soluzioni e Skill Mismatch or Lump of Labor? The Future of Employment between Millennials and Old age Workers. Per fare tutto questo, la fondazione ha costi fissi per circa 220 mila euro l’anno.

 

Peraltro, la fondazione ha obblighi di trasparenza? No, non ce li ha, se non la pubblicazione del proprio bilancio. Si accontenta? No, lo trasmette alla Commissione per la trasparenza per i partiti politici come allegato al fascicolo di bilancio del PD. Quindi tutti i rapporti tra PD e Fondazione sono pubblici e verificabili“.

 

“La Fondazione, come da contratto sottoscritto -conclude Bonifazi- ha svolto tra le tante una prestazione retribuita e non ha in alcun modo riversato quell’importo al Pd e a dimostrazione di ciò è sufficiente guardare il rendiconto elettorale depositato presso la Corte dei Conti. Rivendico con orgoglio la più scrupolosa e trasparente gestione delle casse del partito, così come sono certo della medesima attenzione nell’amministrazione della fondazione”.