La Direzione nazionale del Pd si è aperta con il ricordo e il raccoglimento e un minuto di silenzio per le vittime curde e per i poliziotti uccisi a Trieste. Il segretario nazionale, Nicola Zingaretti, è stato chiaro: “Alla denuncia devono ora seguire atti concreti. Non assumere tutte le azioni per fermare la Turchia sarebbe grave. Non si può tacere nemmeno sulla grave decisione del presidente Trump di ritirare le truppe. Ma è tanto più grave il ripugnante ricatto di Erdogan di mandare i milioni di profughi in Europa”.

 

Per il segretario l’Italia deve adottare una moratoria di tutte le forniture di armi alla Turchia e sollecitare i paesi europei ad uscire dall’ambiguità. In particolare Zingaretti ha affermato che vanno prese tutte le misure necessarie, incluse azioni sanzionatorie e di embargo: “L’azione della Nato, dell’Onu e della Ue fino ad ora non è stata all’altezza, ha detto Zingaretti. Il segretario ha ribadito anche quanto nella crisi turco siriana di queste ore emerga la debolezza dell’Europa: “La possibilità di incidere da parte della Ue sulla politica internazionale è legata alla capacità dell’unione di parlare con una voce sola”.

 

Rispetto all’azione del Governo, Zingaretti ha affermato: “La scommessa è decisiva. Se falliamo fallisce la nostra prospettiva per qualche tempo, ma se vinciamo è decisivo per l’Italia. Bisogna dare al Paese una stagione di giustizia sociale. Con questo governo vogliamo costruire un’Italia più giusta, più verde, più competitiva”. Un’agenda sulla quale impegnare la squadra di governo, fatta in parte di provvedimenti contenuti nella manovra, in parte di altri da calendarizzare. Tutte cose concrete, dalla digital tax al fondo per le famiglie e al diritto alla salute, con la riduzione del ticket. Una svolta che serve anche sui migranti, tema rispetto al quale, secondo il segretario, è necessario costruire una politica organica.

 

Il segretario ha evidenziato come il Piano per l’Italia, nei suoi punti principali, sia diventato parte della manovra e dell’azione di governo: “Abbiamo proposto un Piano per l’Italia basato su tre pilastri: la riduzione delle tasse per gli stipendi più bassi, la necessità di una svolta verde e infine dai nidi alla laurea scuola gratuita per i redditi più bassi. Tre pilastri che sono entrati nella manovra”. Tra le misure citate dal segretario una legge sull’equo compenso e un reddito minimo, a partire dalla proposta di salvaguardare la contrattazione con i minimi tabellari.

 

Una decisa azione di governo va di pari passo anche con la necessità di un partito rinnovato. “Non credo a un governo fine a se stesso – ha detto Zingaretti- serve un partito totalmente nuovo, dopo dodici anni dalla nostra fondazione io dico basta aspettare, basta conservatorismi”. Il segretario l’ha detto con chiarezza: “È tempo di varare una nuova fase diversa e più aperta rispetto a quello che siamo. Propongo di aprire una consultazione nei territori e poi votare alla prossima assemblea nazionale un documento ‘Per un nuovo Pd’“.

 

Rispetto alla segreteria, Zingaretti ha avanzato una proposta unitaria: “Occorre una fase nuova. Credo che non siano più corrette le locuzioni “maggioranza” e “minoranza”. Una nuova stagione deve aprirsi e dobbiamo provare a rifondare il partito in maniera davvero unitaria. Per farlo dobbiamo superare gli attuali assetti e varare una nuova segreteria, mi auguro unitaria. Io rispetto il pluralismo ma sarei ipocrita se non vi segnalassi la fatica di mediare tra gruppi che su tutto ci tengono a marcare un distinguo”. Restano le primarie aperte- ha aggiunto Zingaretti- ma con la possibilità di fare un congresso anche in 100 giorni. Zingaretti ha infine proposto di votare le riforme delle regole a novembre, durante una assemblea nazionale dedicata.

 

Nella sua relazione il segretario ha parlato anche dell’alleanza con il Movimento 5 stelle, precisando la consapevolezza delle differenze che ci sono e sono chiare. Zingaretti, che ha colto l’occasione per ribadire che alla base non c’è nessun accordo di palazzo, ha anzi affermato la necessità di investire per un campo progressista civico, largo: “Non possiamo stare insieme solo per fermare Salvini, non possiamo stare fermi nella contemplazione di ciò che ci divide. Insieme queste due forze rappresentano il 40% dell’elettorato italiano. Questa alleanza esiste nel Paese? No ma occorre verificare se nell’azione dei prossimi mesi riusciamo a superare diffidenze e conflitti. Questo non comporterà uno snaturamento del Pd. La nostra identità è nell’idea di Paese”.