Gianni Cuperlo, ha un po’ ragione Renzi, se non ci fosse stata l’impuntatura di Italia viva oggi il Pd sarebbe più cedevole sulla prescrizione?

No. Non ha ragione perché stiamo parlando dello stato di diritto, delle garanzie in un sistema democratico, dell’art.111 della Costituzione sul giusto processo e sulla sua ragionevole durata. Questioni di sostanza che investono la qualità della nostra democrazia. Il Pd non è sospettabile di ambiguità su questo versante. Quando in parlamento è arrivata la proposta Bonafede il Pd ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità. Detto ciò, la motivazione che ispira la Bonafede ha un fondamento: negli ultimi dieci anni un milione e mezzo di processi sono finiti prescritti.

 

Ma la maggior parte prima della prima sentenza, il che rende inutile la legge Bonafede.

È vero ed è la ragione per cui dobbiamo intervenire su una riforma del processo che acceleri le procedure. Dobbiamo svuotare il tema della prescrizione. Le soluzioni esistono, le nostre proposte ci sono. E visto che la maggioranza è cambiata il ministro deve tenerne conto. Oltreché tenere conto delle voci critiche, da ultimo il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, per non parlare degli avvocati di Milano e dei penalisti. Ma procedere a toni urlati e ultimatum non funziona. L’unica strada sensata è che il capo del governo convochi una riunione con i capidelegazione della maggioranza, con il ministro e chi vuole lui, si chiudano in una stanza e ne escano con la soluzione. L’idea che Renzi alza la voce e noi ci siamo acconciati è una caricatura.

 

Il Pd ha ceduto al populismo dei 5 stelle sin dal sì al taglio dei parlamentari?

Ad agosto, quando ci siamo seduti al tavolo con il M5s, il taglio dei parlamentari era la premessa per il confronto. Abbiamo cambiato la nostra posizione per far nascere il governo.

 

Al referendum voterà sì?

Noi stiamo sostenendo questo governo con un accordo politicoil mio voto sarà coerente. Ma non è questo il punto, il punto è come il governo va avanti. Per farlo metta mano a un piano di di obiettivi dichiarati e raggiungibili: parità di retribuzione fra donne e uomini, salario minimo, equo compenso per i professionisti, obbligo scolastico a 18 anni, riforma fiscale e investimenti green. E, aggiungo io, subito, superare i decreti Salvini e rilanciare lo ius culturae in parlamento, come aveva chiesto Zingaretti a novembre. Ma c’è un’altra condizione: che non ci sia qualcuno che fa opposizione da dentro la maggioranza per qualche consenso in più. È la banale logica di chi sega il ramo dove sta seduto. Noi non ne abbiamo alcuna intenzione, ma se qualcuno lo fa è giusto che il partito della maggioranza che ha più consensi ricordi che la pazienza ha un limite. Indebolirsi dall’interno è un gioco a perdere che il Pd non deve accettare né subire perché gonfia le vele alla destra.

 

Oggi il Pd è più forte dello scorso agosto. Non dovrebbe farsi valere di più?

Sì, ma non nella logica muscolare che va di moda fra le leadership che urlano anche quando non c’è bisogno. Il Pd ha il peso politico di un metodo capace di tenere assieme la maggioranza. Che fosse difficile lo sapevamo. Ma ci siamo messi nello spirito giusto. Ma ora dobbiamo esprimere con più radicalità la discontinuità con il governo precedente.

 

Lei ha scritto il libro «Un’anima, cosa serve alla sinistra per non perdersi» (Donzelli). All’assemblea di Bologna ha chiamato Landini, Barca, solo per fare due esempi. Ouell’«anima» che si è intravista a Bologna è condivisa dal gruppo dirigente Pd?

Io ci sto provando. Faccio mio l’appello di Prodi a Zingaretti: cambiate tutto, non fatevi condizionare dalle logiche delle correnti. Il voto emiliano ci dice tutta l’urgenza di cambiare in profondità. Per me significa aprire una stagione costituente, da costruire con chi nella società sta reagendo. Ma bisogna cambiare il modo in cui si sceglie la classe dirigente. Non basta reclutare qualche nome, bisogna rompere i riti di quella nomenclatura che riproduce se stessa. E quando parlo di «anima» della sinistra, so bene che ha bisogno di un corpo. Il corpo della società va riscoperto, motivato. Non serve un restyling. Serve una cosa più profonda. L’Italia ha bisogno di riforme radicali, e nella storia lunga di questo paese, le riforme si sono realizzate solo quando una spinta dal basso ha trovato un’interlocuzione nella politica e nella rappresentanza. Intendo questo quando rivendico il merito e il metodo delle tre giornate di Bologna e parlo di cessione di potere. Che è cosa diversa dal reclutare gli esterni a patto che non disturbino gli equilibri interni. Mi auguro che ci sia la volontà del segretario di farsi carico di questo bisogno. Sbaglia chi si illude di tirare a campare nei prossimi mesi sull’onda della scivolata di Salvini in Emilia e del malessere in casa grillina. O si approfitta di questa stagione per costruire un fronte alternativo alla destra, oppure perdiamo un’occasione unica.

Calenda e Renzi dicono che possono far parte di quel fronte purché il Pd molli i 5 stelle. A un certo punto dovrete scegliere fra loro e i 5 stelle?

È una domanda retorica. Ho polemizzato con Renzi quando non eravamo tanti a farlo. Ora Renzi ha un suo movimento, e ancora non condivido quello che dice. Il compito del Pd è essere il baricentro di un perimetro largo del centrosinistra. Oggi siamo in maggioranza con un M5S in cui c’è una dialettica vera, che è una risorsa e va valorizzata. Mi auguro che prevalga la linea che Io àncora al centrosinistra. È la strategia che va perseguita.

 

Renzi e Calenda intanto non sosterranno il candidato del centrosinistra in Puglia.

Può piacere o no ma in Puglia si sono svolte primarie a cui hanno votato meno persone della volta precedente, ma comunque in 80mila. Ognuno farà le sue scelte e se ne assumerà la responsabilità. A scorrere la rassegna stampa, le rotture non sono state mai premiate.

 

Zingaretti le aveva chiesto di candidarsi alle suppletive di Roma. C’è stato un veto di Renzi sul suo nome?

Credo ci sia stato un disguido. Mi era stato proposto il collegio di Roma centro, ma effettivamente non mi era stata specificata la legislatura.