Cesare Damiano
CESARE DAMIANO - Ph. Paolo Cerroni / Imagoeconomica

Finora, è mancata una cosa sola: la politica. Negli, ormai, oltre cinquanta giorni che ci separano dal risultato delle elezioni, la politica, intesa come sostanza e non come tattiche condominiali e acrobazie dialettiche, è stata la grande assente dallo scenario. Certo, il primo problema è stato proprio quello del risultato.

 

Come ha sintetizzato efficacemente Gianni Riotta, in un tweet di alcuni giorni fa, “Il voto italiano è stato uno stallo, con un vantaggio tattico per Matteo Salvini e M5S e due scacchi tattici per Berlusconi e il Pd. I media han proclamato vincitori inesistenti, che hanno abboccato e invece di discutere hanno alzato pretese. Da qui il pasticcio di queste ore”. È piuttosto vero che il risultato delle elezioni è stato presentato, perlopiù, in modo assai semplicistico. Anche nelle file del nostro Partito. Siamo in una democrazia parlamentare con un sistema elettorale prevalentemente proporzionale. Nessuno viene investito dal voto popolare e la maggioranza se può nascere nasce in Parlamento.

E, per ora, senz’altro non è nata. Di conseguenza, non è nata nemmeno un’opposizione. Eppure, poche ore dopo la diffusione del risultato delle urne, l’area renziana ha asserito che gli italiani avevano mandato il Pd all’opposizione. Slogan efficace, contenuto zero. Così come il commento a margine che accompagnava quell’asserzione: «Facciano se ne sono capaci».

 

Finora è mancata la politica, si sono fatte solo tattiche condominiali. Io sto con Martina, che vuole coinvolgere la direzione Pd nelle scelte e stanare i grillini sul programma

 

In queste settimane M5S e Lega si sono, peraltro, impegnate a fondo, con rivendicazioni ostinate, a dilapidare quel vantaggio tattico evocato da Riotta. Il capo dello Stato ha così dovuto, nei limiti del possibile, prendere il toro per le corna. Lo ha fatto con due incarichi dall’orizzonte strettissimo. Mandati esplorativi di quarantotto ore intesi a verificare la possibile costruzione di maggioranze dal perimetro definito. Esplorazione Casellati di una maggioranza 5 Stelle-Centrodestra. Esplorazione Fico di una maggioranza 5Stelle-Pd. Due tentativi che, viste le premesse esposte sopra, sembrano costruiti o per togliere le due ipotesi dal tappeto o per imprimere una, per quanto improbabile, svolta. Proprio perché il confronto tra le “tre minoranze” che occupano il grosso dei banchi parlamentari è stato, almeno finora, privo di contenuti politici che potessero trasformarsi in convergenze di programma.

 

In questo, non ha certo aiutato la partita su due tavoli o dei “due forni” giocata finora dai 5 Stelle. Il cui sbocco è stato il cosiddetto contratto “alla tedesca” elaborato per i grillini dal “comitato scientifico” guidato dal professor Della Cananea. Scomparsi reddito di cittadinanza (uno degli argomenti di punta della campagna elettorale grillina) e la flat-tax (uno dei temi di punta della campagna elettorale della coalizione di centrodestra), si arriva a una “tavola sinottica” di argomenti superbamente generici.

 

È stata positiva la presa di posizione della delegazione democratica nell’incontro con il presidente della Camera. Viene posta una conditio sine qua non: la chiusura della trattativa parallela con la Lega. E, finalmente, si arriva a due punti sostanziali che saluto avendoli, personalmente, sollecitati da giorni. Primo punto: «Ci impegniamo ha affermato il reggente del Partito Democratico, Martina ad approfondire questo possibile percorso di lavoro comune coinvolgendo in primo luogo i nostri gruppi dirigenti: la nostra Direzione nazionale che deve essere eventualmente chiamata a deliberare un percorso nuovo che ci coinvolga. Anche i nostri gruppi dirigenti, la nostra Direzione nazionale, il Partito Democratico tutto deve essere chiamato a valutare». Secondo: Maurizio Martina ha posto alcuni punti effettivamente politici fondamentali: la questione sociale, lavoro, diseguaglianze, famiglia, equilibri di finanza pubblica; nuova stagione europeista; il rinnovamento della democrazia rappresentativa.

 

Ovviamente, non ci nascondiamo che nel Partito Democratico esistono quelle due spinte divergenti che si sono rese molto evidenti nelle passate settimane. Da una parte l’indisponibilità al confronto perseguita con accanimento dall’ex segretario e da coloro che a lui fanno più riferimento. Dall’altra, quella di chi come me ed altri esponenti del Partito ha sostenuto la necessità di lanciare proprio una sfida sui contenuti, con la consapevolezza della distanza abissale che, sul piano civile e politico, ci separa dai 5 Stelle. In particolare dal loro essere una “azienda politica” che, come tale, è priva di qualsiasi idealità ed è così disposta a esercitare quel cinico pragmatismo che le permette di considerare con indifferenza l’ipotesi di legarsi al sovranismo leghista o all’europeismo democratico.

 

Il segnale positivo che raccolgo da parte di Martina è la disponibilità alla riapertura della discussione interna nei nostri organi statutari

 

Ora, forse, con i nostri punti, andremo a “vedere il gioco” dei grillini e a creare loro qualche contraddizione sostanziale e non tattica. Il segnale positivo che raccolgo da parte di Martina è la disponibilità alla riapertura della discussione interna nei nostri organi statutari e nell’insieme del Partito, finora soffocata. Mi auguro che l’intero PD lo segua su questa strada.