Cesare Damiano
CESARE DAMIANO - Ph. Paolo Cerroni / Imagoeconomica

«Approvare la legge di Bilancio è cruciale, se Mdp non la voterà si aprirà un conflitto importante». Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera e leader dei laburisti del Pd, anticipa la discussione sul Def, in programma oggi alla prima prova del Parlamento.
 
Presidente, che cosa dovrà contenere la legge di Bilancio?
 
«A mio avviso l’obiettivo è quello di darle una forte impronta sociale, che dunque faccia perno su alcuni elementi essenziali: la crescita, favorendo gli investimenti soprattutto in macchinari e beni strumentali per l’innovazione tecnologica; il lavoro e l’occupazione, in particolare quella dei giovani, e il sostegno alle situazioni di crisi; lo stato sociale, la previdenza e il contrasto alla povertà».
 
E come si incentiva l’occupazione?
 
«La strada giusta è quella degli incentivi per sostenere il lavoro a tempo indeterminato, ma a condizione che si tratti di una misura strutturale e lineare. Non dobbiamo ripetere l’errore compiuto con gli incentivi spot del jobs act».
 
A cosa si riferisce quando parla delle situazioni di crisi?
 
«Oggi sono aperti centocinquanta tavoli per aziende in difficoltà, che devono essere attentamente monitorati e per i quali occorre prevedere un adeguamento degli ammortizzatori sociali, che devono avere maggiore durata».
 
Veniamo alla crescita. Il governo ha sostenuto di aver messo in campo tutto il possibile.
 
«Il superammortamento introdotto dal ministro Calenda ha funzionato e va riproposto come soluzione strutturale. In merito agli incentivi, sono convinto che vadano previsti per i giovani almeno fino a 32 anni e su questo tema c’è già un orientamento del Governo. Vanno invece affrontati in modo più profondo i temi degli ammortizzatori sociali e della previdenza. Ecco, in questo ambito porremo il tema del rallentamento della crescita dell’età pensionabile».
 
Politicamente, c’è margine per condividere il Def anche con la sinistra alternativa al Pd?
 
«Guardi, la mia impressione è che, se l’intenzione di Mdp è di non approvare la legge di Bilancio se non ci saranno risposte su altri contenuti, si aprirà una evidente divaricazione difficilmente colmabile. Per questo, mi auguro che non ci siano strappi e che il dibattito si concentri sui temi di natura sociale che devono ispirare la manovra».
 
Eppure pare che Mdp stia cercando di portare nella sua orbita di influenza molti esponenti della sinistra Pd. Si parla addirittura di Piero Grasso come nuovo leader.
 
«Io credo che Mdp debba chiarire quale percorso politico vuole seguire. Da una parte Massimo D’Alema esclude un’alleanza con il Pd, dall’altra Bersani e l’area che ruota intorno a Pisapia hanno un atteggiamento teso a ricostruire un campo largo di centro sinistra. Sono due strategie divergenti e in questa contraddizione rientra la tendenza a voler inglobare nomi, come quello di Grasso, riconducibili al Pd».
 
L’astro nascente Pisapia sta già tramontando?
 
«Pisapia ha una linea chiara: chiede discontinuità nelle politiche e nei programmi, ma non ha mai escluso la possibilità di un’alleanza con il Pd, tanto più se ci sarà una nuova legge elettorale, che prevede un premio di coalizione. Pisapia comprende, infatti, che vinceranno i partiti capaci di coalizzarsi e sa che il centrodestra, se riuscirà a compiere il miracolo di mettere insieme Berlusconi e Salvini, potrebbe fare strike. Noi, divisi, invece resteremmo al palo».
 
A proposito di legge elettorale, siamo vicini a una quadra parlamentare?
 
«In commissione Affari Costituzionale si è aperta la discussione, ma posso dire che il percorso verso l’Aula sarà lungo e accidentato».