ALESSANDRO PARIS / Imagoeconomica

Michele Emiliano, e allora?

 

«Mi sono sbagliato. Anzi, ci siamo sbagliati, in milioni di italiani. Pensavamo che il Movimento 5 Stelle fosse in grado di mantenere le promesse fatte e invece ha tradito tutto quello che aveva raccontato. Su Ilva nessuno nemmeno pronuncia più la parola ambiente, la riforma del lavoro è come il Jobs Act, lavorano a braccetto con le lobby». Michele Emiliano tra qualche settimana non sarà più un iscritto a Partito democratico, dopo che la Corte costituzionale ha stabilito che i magistrati non possono avere tessere di partito. «Ma possono essere capi coalizione O essere iscritti ai gruppi in consiglio regionale, come me. Mi sembra una contraddizione ma ne prendo atto. Dopodiché io, come sempre, sono qui».

 

In realtà, presidente lei è ovunque: con i No Tap, con i No Ilva, con gli anti Xylella.

 

«No, no. Io sono con il popolo. È vero, sono abituato ad ascoltare tutti ma a differenza di alcuni miei colleghi non mi faccio dettare le cose che devo fare da nessuno. Sono un cane sciolto. Dicono che sono inaffidabile perché sono incontrollabile. Sulla Xyllela come su ogni cosa sono sempre stato dalla parte della scienza e della legge. E sono sempre stato nel Pd. Quando mi hanno offerto di fare il capo politico della sinistra ci ho pensato. Ho tentennato. Ma poi ho detto che la battaglia bisognava farla nel partito. Avevo ragione».

 

Voterà alle primarie?

 

«Certo. E aspetto di vedere i programmi per decidere chi. La situazione è delicata, c’è un attacco alla democrazia. E io penso sia necessario aprire un fronte democratico e antifascista comune, con i Socialisti europei, con i Verdi, tutti insieme per gli Stati Uniti d’Europa contro chi sta con Orban, Le Pen, Salvini e ha intenzione di applicare politiche autoritarie in Europa».

 

Lei è tra quelli che pensano che esista un pericolo democratico in Italia, come in Europa?

 

«Io la penso come Paolo Villaggio, quando con un paradosso disse a Salvini: non siete all’altezza di fare le cose che dite. Ma tremo a pensare che possano, e possono, passare da far finta a fare sul serio. Sono passati 70 anni, ma potremmo essere travolti: web, giornali, social, tutto sotto controllo. Non è il tempo più dei distinguo. Ecco perché in Europa servono persone straordinarie non un refugium di vecchi trombati».

 

Chi le piacerebbe fosse in Europa?

 

«Qualcuno che assomigliasse a Walter Veltroni».

 

Nel Pd Calenda ha detto di aver stappato alla notizia del suo non tesseramento.

 

«Lo avranno fatto in tanti. Nel Pd da Renzi in poi pare che si festeggi quando la gente va via. E invece io penso che il Partito democratico sia nato per includere, allargarsi».

 

L’accusano di aver esagerato, tirando dentro pezzi del centrodestra.

 

«Sono loro che vengono da noi, sui nostri temi, i nostri programmi. C’è stato un incontro che mi ha cambiato la vita, quello con Papa Francesco. Ho capito che bisogna essere intransigenti su alcuni temi, come l’ambiente, la difesa del creato. E invece ascoltare, aprirsi a culture che sono diverse dalle nostre».