Foto di Stefano Cagelli

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“Avverto la responsabilità di questo passaggio molto importante per il nostro partito e per la nostra comunità. Vorrei offrire un’occasione di dialogo molto sincera, profonda e franca. La Direzione si svolge dopo le amministrative che non sono andate bene, ma anche dopo Brexit, dopo la più grande strage di civili italiani all’estero, dopo un G7 chiave per la comunità internazionale e dopo la mobilitazione, ognuno avrà le sue opinioni, sulle tasse, tutto mentre si raccolgono le firme sul referendum costituzionale”. Lo ha detto Matteo Renzi nella sua relazione d’apertura dei lavori della Direzione Pd.

 

“Sono pronto ad ascoltare, ma anche a difendere la dignità di questa comunità, l’unica in cui si discute in modo franco e per questo viene rappresentata in modo macchiettistico. Litigano tutti i partiti e quelli che lo sono in modo meno tradizionale lo fanno ancora di più, ma al chiuso delle stanze. Il punto è che loro fingono di essere una falange e appaiono come tali, mentre noi valorizziamo troppo spesso ciò che ci divide”.

 

“C’è fuori un mondo che chiede al Pd se ha le idee chiare, quella che si apre è una stagione difficile e affascinante nella quale scommetto sul fatto che il Pd possa essere protagonista e non comparsa”.

La relazione del segretario Matteo Renzi

 

Politica Internazionale e terrorismo.

Il terrorismo va combattuto “con le armi dell’intelligence” ma anche con “la difesa dei nostri valori” a partire dall’educazione. Lo ha detto Matteo Renzi alla Direzione del Pd a proposito dell’attentato a Dacca.

 

“Abbiamo una grande emergenza educativa, non solo in Bangladesh”. Lo ha detto Matteo Renzi alla Direzione Pd, mostrando un video dell’imam di Brest, che nel corso di una lezione a un gruppo di bambini dice che chi ascolta la musica “ama il diavolo”. “I nostri valori vanno difesi e illustrati alla nuova generazione. La musica è valore universale, di civiltà, di bellezza, ciascuno abbia la consapevolezza che la stagione che viviamo non si affronta scrivendo qualche tweet demagogico come risposta in un talk show ma facendo si’ che i valori possano essere difesi fino in fondo”, ha sottolineato il premier.

 

“Piangiamo le vittime di Dacca”, ha detto Renzi, “e noi abbiamo davanti le immagini dei nostri connazionali. Ma la realtà ci dice altro, non solo numeri ma una storia di persone. Sono storie, volti, persone e non è possibile non piangerli”. “Dobbiamo avere la forza di non lasciarci abituare al terrore – ha proseguito – ma dobbiamo anche saper mantenere quei valori che i terroristi vorrebbero abbattere. Siamo di fronte a una terribile atrocità a cui dobbiamo rispondere con i nostri valori, dobbiamo rispondere con la difesa della nostra identità che fa paura ai terroristi”. Renzi ha ricordato che nella legge di stabilità sono stati stanziati soldi per la cultura: “Non è solo un ideale, ma una strategia di cui dobbiamo essere orgogliosi. L’idea è che ciò che accade va combattuto sotto il profilo dell’ intelligenze, ma anche sul versante culturale”.

 

“C’è stato un tempo in cui altri leader stranieri ridevano di noi, quel tempo è passato. Ma il fatto che l’Italia sia tornata autorevole non può bastarci”.

“Dobbiamo essere orgogliosi che il Pd abbia proposto il tema di ‘un euro in sicurezza, per ogni euro in cultura’. Noi lo abbiamo detto in Russia, dove altri esponenti di forze politiche italiane sono andati a parlar male della Nato o a disconoscere le ragioni storiche del nostro impegno internazionale, noi abbiamo rivendicato l’importanza delle relazioni con la Russia ma abbiamo detto che non svenderemo mai 70 anni di storia per un consenso effimero”.

 

Europa.

“Noi lo diciamo da tempo che l’Ue così com’è non va”. Lo afferma il premier Matteo Renzi intervenendo alla Direzione del Pd ricordando come questo suo atteggiamento abbia subito critiche anche nel Pd e in Parlamento, come quelle dell’ex premier Mario Monti sulla flessibilità. “All’inizio del 2016 molti giornali del cosiddetto establishment scrivevano che io, prendendo di punta l’Ue avrei terminato la mia esperienza politica. Ma la flessibilità non è una concessione all’Italia ma dovere di buon senso per l’Ue”, ha aggiunto.

 

“Ciò che è accaduto su Brexit farà più male ai britannici che a noi, in fin dei conti. È un clamoroso errore del Regno Unito, l’Ue può cogliere l’occasione del referendum britannico per scrivere una pagina nuova”.

 

“Di fronte a ciò che è accaduto nel Regno Unito la peggiore risposta sarebbe continuare con un discorso tecnicistico e senza valori, senza prospettiva di futuro”.

 

Immigrazione.

“Nell’aprile 2015 quando la Guardia costiera ci dice che si immagina un terribile evento nel Mediterraneo, con possibili settecento morti, cambia la percezione delle priorità in Europa. Inizia un percorso complicato che porta l’Europa a essere meno timida. Perché le immagini contano e la Germania non avrebbe mai cambiato posizione sull’immigrazione se non ci fosse stato il pianto di una bimba con la Merkel, se non ci fossero state le immagini devastanti di Aylan o i video delle violenze a Colonia”.

 

“Abbiamo scelto non per comunicazione, ma per un’esigenza insopprimibile di corrispondenza ai nostri valori, di andare a prendere quel relitto. Riprenderlo significa dire che abbiamo quei valori, valori fatti grandi nella storia della letteratura. L’Europa ha nel suo dna dei valori che non si possono sopprimere. Averlo fatto non significa solo aver messo al centro l’esigenza di ciò che fa l’Italia, ma di ciò che siamo. Per questo continueremo con il progetto di 80 milioni per il rilancio di Ventotene e con il servizio civile europeo”, ha aggiunto.

 

Italia.

“La flessibilità da sola non basta. Senza, staremo a leccarci le ferite, ma da sola non serve. Occorre indicare un progetto chiaro per l’Europa e portarlo avanti. L’Europa non è contro l’interesse nazionale, che difendo senza subalternità come è accaduto in passato. Tuttavia deve essere chiaro che ciò che può fare l’Italia non è riaprire le porte del passato, sulle banche o sulla legge Fornero. Il punto è che l’Italia deve proporre una agenda di sviluppo europea che non può essere ignorata”.

 

“Noi i risparmi li salviamo nonostante le regole Ue fatte permettendo ai Paesi di mettersi in regola quando noi non l’abbiamo fatto”. Lo afferma il premier Matteo Renzi intervenendo alla Direzione del Pd soffermandosi sul tema delle banche e definendo “assolutamente ingiustificate e indecenti le polemiche fatte anche da alcuni di noi” sulla scia della “demagogia grillina”. “Salvare i correntisti non significa fare gli interessi delle lobby dei poteri forti”, aggiunge Renzi ribadendo di “aver fatto tutto ciò che serviva”.

 

“Se la misura sulle Popolari fosse stata presa nel 1998, con ministro del Tesoro Ciampi e direttore generale del Tesoro Draghi, la questione delle Popolari non si sarebbe posta come si è posta”, a cominciare da quelle “venete”. “Noi abbiamo tolto la politica dalle banche, se si fosse fatto prima non ci sarebbero stati guasti come quello del Monte dei Paschi di Siena” e “guardiamo a testa alta chiunque”.

 

“La più grande lotta contro il precariato l’abbiamo fatta con il Jobs Act. Può piacere o no ma il Jobs Act ha messo alle corde il precariato. È vero, forse si è parlato poco di povertà, ma non si è mai fatto tanto come in questi anni. La prima forma di lotta alla povertà è la crescita”, spiega.

 

Chi parla di reddito di cittadinanza sta dando un messaggio devastante”. Lo ha detto Matteo Renzi alla Direzione del Pd parlando delle politiche di contrasto alla povertà e di rilancio del lavoro. Secondo Renzi “la strada” per far ripartire il mercato del lavoro è costituito da “Jobs act, investimenti, diminuzione delle tasse”. L’idea del reddito di cittadinanza dà “un messaggio devastante”, perché’ “il problema non è dare una mano a chi non ce la fa, perché tutti i Comuni e lo Stato centrale cercano di farlo; il problema è che è il principio che non funziona. Io non posso aver diritto a un stipendio solo perché sono cittadino: invece ho diritto a che ci si prenda cura di me, ad avere delle opportunità”.

 

“L’Italia del domani non deve proteggersi dal cambiamento, ma anticipare il cambiamento. è profondamente sbagliato dire “avrete una Repubblica fondata sul sussidio, non sul lavoro”, c’è chi in Parlamento sogna la decrescita felice e piu’ sussidi per tutti. E c’è chi crede in una crescita sostenibile. Bisogna dire: “Provaci e io ti do una mano. Se ce la fai dammi una mano, restituiscimi indietro perche’ il Paese sia sempre piu’ forte””, ha sottolineato Matteo Renzi.

 

Referendum.

“C’è qualcuno tra voi che pensa sinceramente che, dopo che la legislatura è nata e ha fatto ciò che ha fatto, in caso di ‘no’ al referendum, il presidente del Consiglio, e io penso anche il Parlamento, non ne possa prendere atto?”.

 

“Il problema del referendum è quel che accade all’Italia e alla classe politica. Non in una logica di minaccia, del ‘ricordati che devi morire’ o dell’andrà tutto male. Altri stanno dicendo che in caso di sconfitta c’è la recessione, ma non è la mia linea. Io faccio il discorso in positivo: con il “Si” si aprirebbe la più bella pagina di autoriforma di una classe politica in occidente”.

 

“Chi dice che non devo personalizzare, personalizzi lui, se stesso. Faccia un banchetto, un comitato, faccia la raccolta firme, dia una mano perché il referendum sia di tutti”.

 

Per il referendum “ci sono 400mila firme, ne mancano ancora un centinaio per arrivare all’obiettivo”. “Il problema non è quello che accade a me” dopo il referendum costituzionale, perché “se il referendum avrà il risultato positivo che mi auguro, la classe politica sarà più in condizione di guidare la trasformazione del Paese e guardare al futuro con meno insidie”. “Se finalmente si chiude la discussione sulle riforme degli ultimi venti anni – perché da venti anni tutti parlano di queste riforme – in Italia comincia il futuro e possiamo discutere di come le strategie dei prossimi anni renderanno più semplice o più difficile il lavoro”.

 

“La data del referendum non è nelle nostre disponibilità. La vita politica a volte sembra una grande battaglia di wrestling, dove si fa a pugni, ma è tutto falso. Quando la Cassazione avrà detto di sì, se non ci saranno ulteriori rinvii, il governo avrà 50-70 giorni per fissare la data, questo è l’unico elemento che ha il governo di margine”.

 

“Chi ha paura faccia un altro mestiere, chi ha paura di confrontarsi con i cittadini vada a fare altro. Quelli che immaginano di cibarsi di veline e sondaggi che girano in Transatlantico sappia che non abbiamo paura di metterci la faccia”.

 

“È la legislatura del più grande cantiere sociale, una legislatura costituente sul sociale. Avere l’onestà intellettuale di riconoscere quello che è accaduto è la premessa per essere sinceri tra di noi: la verità è che da quando il Pd governa c’è qualche tassa in meno e qualche diritto in più”. Così Matteo Renzi, parlando a chi dal Pd chiede di più sui temi sociali. “A chi mi chiede di girare l’Italia che soffre dico che non si fa mai a tempo a essere ovunque, ma io ci sono stato e la faccia ce l’ho messa e continuerò”.

 

Amministrative 2016.

“Il dato delle amministrative è difficile da decifrare in modo organico, è un dato molto complesso difficile da sintetizzare. I successi Roma e Torino attribuiscono al M5S indiscutibilmente la palma della vittoria per l’importanza delle due città”.

 

“Qualcuno dice che non c’è più il tocco magico. Lo sento dire nei balbettanti sussurrii che dal Transatlantico provengono soprattutto dai miei amici, i cosiddetti “renziani”, espressione che considero una malattia. Ma non c’era neanche nel 2014 quando abbiamo perso città fondamentali come Livorno o Potenza”.

 

“Ai ballottaggi abbiamo perso qualche città. Succede a volte. I candidati si scelgono con le primarie e le alleanze le scelgono i territori: dare una lettura nazionale richiede molta fantasia”. Lo afferma il premier Matteo Renzi intervenendo alla Direzione del Pd. “Trovo superficiale raccontarlo con tanta supponenza e sfrontatezza”, spiega ancora il premier che, su eventuali problemi di linea politica del Pd, sottolinea: “Non mi pare che il Pd pugliese possa essere considerato in linea con quello nazionale e non mi pare che in questo passaggio elettorale il Pd pugliese abbia avuto risultati dissimili da quello nazionale”.

 

Il Partito Democratico.

“Si pone un tema di organizzazione del partito. Alla nostra straordinaria militanza dobbiamo un modello organizzativo che non ricalchi gli errori del passato. Finché lo guido io, le correnti non torneranno a guidare il partito, lo dico innanzitutto ai renziani di stretta osservanza, della prima o seconda ora o a quelli last minute. Non c’è garanzia per nessuno in questo partito, a iniziare da me. Girate, ascoltate, fate i tavolini. O state in mezzo alla gente o voi e noi non abbiamo futuro”.

 

“Credo che ci sia bisogno di una grande chiarezza tra noi, se volete che io lasci non avete che da chiedere un Congresso e possibilmente vincerlo, in bocca al lupo”. Lo afferma il premier Matteo Renzi intervenendo alla Direzione del Pd che poi, sulla proposta avanzata da alcuni di dividere il doppio incarico, sottolinea: “Non c’è che promuovere una modifica statutaria e farla approvare”.

 

“Radio Transatlantico dice che i renziani dell’ultima ora scendono dal carro… quando cercheranno di risalire troveranno occupato”. “Una cosa deve essere certa; la stagione in cui qualcuno dall’alto della sua intelligenza si diverte ad abbattere il leader è finita; la strategia del Conte Ugolino non funziona. Se volete i caminetti prendetevi un altro segretario perché io voglio aprire le finestre e non chiuderle. Da Prodi a Veltroni ho sempre detestato gli attacchi al leader senza strategia alternativa”.

 

“Non si utilizzino le questioni legate alle amministrative per parlare del partito, perché hanno storie completamente diverse. Parliamo di quello che per molti di voi è il problema: il partito. Questo partito non è un partito personale, non è mio, non appartiene a una persona, al suo commercialista, al suo nipote e al suo cofondatore. Appartiene a una comunità di donne e uomini e io sono la dimostrazione che è scalabile”. “Ai renziani o presunti tali dico che non c’è garanzia per nessuno in questo partito, a iniziare da me”, ha aggiunto. Quanto all’organizzazione del partito, sottolinea: “Già ai tempi di Veltroni, Franceschini e Bersani c’era una discussione sul modello organizzativo. Non si è trovata una soluzione. Possiamo dire che è responsabilità di questa segreteria? Possiamo farlo. Ma dobbiamo immaginare un modello a fronte del quadro che abbiamo”.

 

“I Cinque stelle hanno un modello organizzativo che è molto molto interessante ma è l’esatto opposto di quello che io chiamo valore politico. Il 50% dei tweet e post generati dai Cinque stelle vengono fatti dall’1% della comunità, con un’organizzazione territoriale basata sul web ma anche su un rapporto fisico”. Lo ha detto Matteo Renzi in direzione Pd. “Quando Casaleggio diceva ‘ciò che è virale è vero’ feci un’Enews per dire che era una follia. Non compresi il valore terribile di quelle parole e cioe’ che se ripeti una cosa diventa vero. Ad esempio gira un tweet sulla Appendino: ha già licenziato 3000 dipendenti inutili. Non è rilanciato dai canali ufficiali ma Fassino potrebbe replicare che i dirigenti al comune di Torino sono 116. Ammesso che li possa licenziare, saranno dieci o quindici. Parliamo di cifre non comparabili”, ha sottolineato.

 

“Questa è una grande comunità di donne e uomini: si parli il linguaggio della verità, ci si dica in faccia quello che si pensa ma si sappia che qui c’è gente che lavora per mettere l’Italia in condizione di far gol. Il referendum non è che il passaggio più importante. In bocca al lupo a tutti noi”. Lo ha detto Matteo Renzi in direzione Pd, citando il calciatore inglese Eric Cantona, che nel film a lui dedicato da Ken Loach, dice che il suo gol più bello è un assist. “Devi fidarti dei tuoi compagni in ogni caso o tutto è perduto. Per come interpreto la politica io l’importante non è fare gol ma il passaggio. Il referendum è un passaggio, ma anche questo partito per me è il passaggio, mettere in condizioni le persone che stimi e di cui ti fidi, perché mi fido dei miei compagni, di passare la palla”, ha sottolineato il premier.

 

La replica finale di Matteo Renzi

 

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L’Assemblea nazionale del Pd si svolgerà il 23 luglio e avrà come tema l’ Europa”. La Festa dell’Unità “deve tenersi in Sicilia, nei luoghi della sofferenza come Pozzallo o della bellezza come i luoghi di Montalbano”. Lo ha detto Matteo Renzi alla Direzione del Pd.