“È la prima volta che intervengo in questa Direzione, non per mutismo, ma perché ho interpretato il ruolo di presidente in un certo modo. Voglio ringraziare il mio partito per aver messo in condizione il governo di assegnarmi questo incarico che cercherò di fare al meglio per rappresentare nel migliore dei modi la nostra comunità e il nostro Paese” -così Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari Economici, nel suo intervento alla direzione del Pd.

Nel suo discorso Gentiloni ha analizzato ciò che è accaduto tra agosto e settembre: da un lato la nascita del nuovo governo, dall’altro l’uscita di Matteo Renzi e la scissione: “Il periodo dal 7 agosto al 17 settembre è stato un periodo piuttosto straordinario.

Entrambe le cose accadute in questi 40 giorni, sia la nascita del nuovo governo sia l’uscita di Matteo e di tanti altri nostri colleghi sono fatti che mettono in discussione le ragioni di fondo della nostra comunità. Faremmo un errore a non valutarne l’importanza e penso che dovremmo essere grati al fatto che Nicola Zingaretti è stato in grado in questi due mesi di assicurare la dignità, l’onore e la coerenza di queste scelte. E penso che gli italiani se ne siano accorti”.

 

“La nascita del Pd – ha detto Gentiloni – è stata il tentativo di portare nel nuovo secolo alcuni valori: la giustizia, la persona, i diritti, l’ambiente, l’Europa, trasferirli in una forma politica nuova. Le linee di faglia non sono mai state così chiare come adesso: ognuno le chiama come vuole, tra destra e sinistra, tra progressisti e conservatori, tra nazionalisti e europeisti, ma quelle linee di faglia sono attuali e mai così profonde.

E in particolare l’ambiente sarà politicamente dirimente perché la destra e la sinistra, i reazionari e i progressisti, non hanno le stesse risposte all’emergenza ambientale. L’argine di fronte a questo scontro in Italia – ha aggiunto – è uno solo e si chiama Pd”.

 

“Le ragioni di fondo, su queste ci dobbiamo interrogare: siamo a trent’anni dalla caduta del muro di Berlino che ha innescato il percorso che ha portato alla nascita prima dell’Ulivo e poi del Pd. La mescolanza tra diverse culture, l’affiorare di nuovi valori, quell’amalgama – con il senso di poi – si è dimostrato più resistente del previsto.

Questo amalgama c’è. Se qualcuno immagina che l’argine Partito Democratico abbia una facile risposta ai suoi problemi identitari e di insediamento sociale nei nostri album di ricordi degli anni 70-80 si sbaglia di grosso”.
Nel suo discorso Gentiloni ha anche evidenziato la necessità di un maggiore contatto con il popolo: “Dobbiamo riconnetterci con il popolo, non certo con il populismo. Serve un partito esploratore che abbia coraggio, fantasia, legami con la realtà e insediamento nel territorio. E consapevolezza che le sue ragioni di fondo sono più che mai attuali”.