Roberto Giachetti
Roberto Giachetti - Foto: Alessandro Paris / Imagoeconomica

«Quando ho visto in un sondaggio che il Pd è sceso sotto il 17%, sono scattato e ho deciso di fare lo sciopero della fame. Poi, francamente, questa vicenda delle cene… quello (Calenda n.d.r) che la convoca a casa sua, quell’altro (Zingaretti n.d.r) che risponde dicendo di volerne fare una in trattoria con un professore, uno studente, un imprenditore e poi non so chi altro… dico: ma davvero vogliamo che il Pd offra questo spettacolo?».
 
Telefoniamo a Roberto Giachetti al suo primo giorno di sciopero della fame, a poche ore dalla diffusione del suo video dove spiega lo sdegno per la confusione nel Pd e le ragioni del suo gesto.
 

Giachetti, lei ha detto candidamente di essere incazzato. È il sinonimo di scoramento?

 
«Macché, tutto il contrario. Chi è incazzato combatte. E io lo faccio ormai da mesi. All’Assemblea nazionale di luglio avevo detto che la decisione di non fissare un congresso era sciagurata, e ora ne abbiamo la conferma. Il congresso si sta svolgendo ovunque, dai social, ai giornali fino alla tv… meno la sede naturale che è il popolo del Pd. Se il tema è l’esaurimento o meno della missione del Pd, la necessità o meno di cambiare nome, questo non lo si può decidere con dieci o venti dirigenti chiusi in una stanza. Mi dispiace, mi rivolgo alle dichiarazioni di Orfini. Vogliamo rifondare il Pd? Bene, coivvolgiamo il nostro famoso popolo di cui ci riempiamo la bocca dal mattino alla sera, che però al momento è l’unico non chiamato a discutere del futuro».
 

Ad ascoltare Orfini sembra quasi che nel Pd il problema sia di Statuto. Basterebbe cambiarlo per ripartire?

 
«È evidente che il Pd ha un problema di sostanza politica. Ma quel che dice Orfini è del tutto legittimo. Per questo è necessario il congresso: così, se vuole, Matteo si candida portando avanti la linea della rifondazione, può farlo coinvolgendo il nostro popolo».
 

Anche Cuperlo, dice la sua stessa cosa, in un’intervista ad Avvenire, sulla necessità del congresso.

 
«Sono contento, e dico “benvenuto” a Cuperlo. Lui, a luglio, aveva sottoscritto l’accordo assieme a tutti – e sottolineo tutti – per rinviare il congresso. Io invece sostenevo che facendo così avremmo fatto una stupidaggine. Mi fa piacere vedere che se ne stanno accorgendo anche gli altri».
 

Calenda dice che il segretario del Pd dovrebbe essere uno psichiatra. Lei che ne pensa?

 
«Io ho reagito male contro quelli che invocavano lo psichiatra per lui quando, una settimana dopo aver fatto la tessera del Pd, diceva che bisognava scioglierlo. Io credo che sia legittimo avere posizioni diverse. Al contempo, però, dobbiamo sia rispettare il momento di difficoltà che sta attraversando il nostro partito, sia rispettare tutti gli altri. E ognuno di noi deve fare la sua parte. Io personalmente la faccio con questa iniziativa dello sciopero della fame».
 

Come candidato alla segreteria, oggi, c’è Nicola Zingaretti. Nell’area alternativa ancora non si vede nulla. Lei quale figura vedrebbe bene?

 
«Ma se non c’è neanche la data del congresso! Prima pensiamo a quello, e poi si vede. Peraltro, non sarebbe molto “da Pd” fissare il congresso quando si sa già chi lo vince…».
 

Il 30 lei andrà alla manifestazione?

 
«Certo che ci vado alla manifestazione del 30 settembre. E sono d’accordo con Maurizio Martina sul fatto che siamo noi l’unico argine alle destre. Però non dobbiamo aspettare troppo».