Stefano Carofei / Imagoeconomica

«Minniti è un candidato autorevole la sua storia e per ciò che ha rappresentato la sua azione nei nostri governi riformisti: faccio dunque un appello perché si possono creare le condizioni per una convergenza molto ampia sul suo nome, per consentire al Pd un vero rilancio».
 
Il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci non lancia un invito a ritirarsi agli altri candidati in corsa, da Zingaretti a Boccia. Ma certo pare chiamare a raccolta tutta l’area che fa capo all’ex segretario Renzi a riunirsi sotto le stesse insegne per una battaglia che si preannuncia non scontata.
 

Minniti oggi non appare come candidato unitario, visto che altri big non lo stanno certo spingendo a correre, o no?

 
«A oggi no, ma non è ancora in campo. Però bisogna raccogliere la sfida e dargli un grande supporto unitario».
 

Esiste l’ipotesi unitaria di lavorare tutti per Zingaretti segretario e Minniti candidato premier?

 
«No, perché oggi si parla di candidature al Pd».
 

Non è tardi candidarsi per Minniti a novembre?

 
«Mi risulta non sia ancora certa la data delle primarie e quindi non è tardi. Credo sia opportuno avere tempi necessari per fare tutti gli approfondimenti per la sua candidatura. E il fatto che non dia una risposta affrettata mi pare indice di serietà. Tra l’altro mi fa piacere che sarà alla Leopolda…».
 

Dove Renzi lancerà i «comitati civici». Una sorta di partito nel partito, con tessere ad hoc?

 
«Alla Leopolda non parleremo di organigrammi e di Pd, ma di cose da fare e dell’esigenza di una resistenza civile da fare in Parlamento e nel Paese anche con i comitati civici che saranno aperti a tutti. Non so con quali meccanismi, ma sento molto forte la richiesta di partecipare anche al di là del Pd e bisogna dare a tutti l’opportunità di farlo nei modi che riterremo più opportuni».
 

Che condizioni ponete a Minniti per sostenerlo?

 
«Certo apprezziamo il piglio riformista, di un Pd che guarda al di là di steccati e confini che caratterizzano altre proposte, come quello di Zingaretti troppo propensa a guardare al passato. Serve una prospettiva allargata e adeguata ai temi che si pongono di fronte a noi per creare una vera alternativa a questo governo. Bisogna recuperare l’ambizione a parlare ad altri elettori e creare un legame con forze europee da Tsipras al partito socialista spagnolo fino a En Marche, con una proposta seria».
 

Ma questo congresso si farà davvero entro i primi di febbraio? Dicono che Renzi voglia farlo dopo le Europee.

 
«Va fatto presto ma anche bene, cioè nel rispetto delle regole, senza scorciatoie: si può riuscire a fare entro febbraio ed è opportuno farlo comunque in tempi rapidi. Ma sarebbe sbagliato farlo a ridosso della scelta delle candidature delle Europee, altrimenti meglio farlo dopo».
 

State pensando a primarie chiuse con un albo di elettori per evitare un voto proZingaretti di dalemiani vari e gente di sinistra non Pd?

 
«No, stiamo confermando primarie aperte. Sono state la forza del Pd in passato e in questa logica di apertura prevedo che siano aperte e sollecitino la partecipazione non solo dei nostri iscritti, ma di un mondo che deve guardare al Pd come risposta alla tragedia cui ci accompagnano grillini e leghisti. Dunque chi voterà farà un’adesione al Pd e affermerà di partecipare alla vita di una comunità guardando ad aree di sinistra e di centro».