Maurizio Martina

«Spero che domenica si capisca che la sola alternativa al disastro di Lega e M5S la si può avere se la lista unitaria del Pd uscirà forte dalle urne».
 

Ma che tipo di alternativa potete offrire se manterrete questo isolamento, Maurizio Martina?

 
«Non siamo isolati, anzi. Domenica dobbiamo vincere con la nostra lista aperta e poi aprire subito un percorso costituente per il Pd e per il centrosinistra. E costruire la nuova casa dei Democratici italiani. Dobbiamo rinnovare il progetto dal punto di vista culturale e organizzativo e fare questo lavoro anche pensando alla coalizione, con un percorso di partecipazione rinnovato. Perché l’alternativa si deve fare con un nuovo centrosinistra. Dobbiamo inventare con curiosità e intelligenza una coalizione che non può essere la riedizione di ciò che è stato».
 

Ovvero?

 
«Le faccio un esempio. Le grandi questioni legate alla transizione ecologica impongono la ricerca di soggetti, cittadini e movimenti più variegata rispetto alla semplice rappresentazione della questione ambientale data in questi anni. Bisogna uscire da logiche astratte e riprendere il lavoro a partire dai volti, dalle persone. È fondamentale che il Pd torni a rappresentare il mondo del lavoro dipendente: abbiamo frontiere da tornare a presidiare; pensi ai lavoratori della logistica, o alle lavoratrici del commercio, le piccole partite Iva, o i giovani che non lavorano e non studiano».
 

Se non dopo le europee, dopo le politiche potreste parlare con M5S per cercare qualche accordo?

 
«No, non esistono le condizioni, è impossibile ragionare con chi ha voluto e assecondato le peggiori scelte di questo governo e che pur di restare al potere dice tutto e il suo contrario senza dignità. Nel paese c’è un sacco di gente che ha dato credito a loro un anno fa e che oggi cerca una proposta differente».
 

Una proposta che può comprendere un’alleanza tra voi?

 
«Lo escludo. Anche perché questi elettori delusi dai M5S hanno un giudizio spesso più feroce del nostro. E non vedo un dibattito al loro interno che può fargli cambiare direzione. La loro verticalizzazione delle decisioni uccide qualsiasi ragionamento plurale. Noi dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra e rifare il partito dalla radice, anche sotto il profilo organizzativo, da come si sta sulle reti del web a come si sta nei quartieri».
 

Insomma chiedete le elezioni anticipate pur sapendo i nodi arriveranno al pettine in autunno, dobbiamo prepararci per l’alternativa che non andrete al governo. Perché?

 
«Dopo le europee, tra Lega e M5S le logiche di potere saranno più forti di tutto il rancore, ma prima se ne vanno e meglio è per l’Italia. Il passaggio elettorale è il solo modo per chiedere agli italiani di cambiare. I nodi arriveranno al pettine in autunno davanti alla legge di bilancio e noi dobbiamo prepararci a rappresentare l’alternativa a Lega e M5S, due facce dello stesso problema. Dobbiamo imparare da esperienze come quella spagnola: quando si ha il coraggio di costruire un programma di svolta sociale, un paese ti può nuovamente riconoscere».