Matteo Orfini, Bankitalia, crisi banche
MATTEO ORFINI - Foto di Stefano Carofei / Imagoeconomica

«Così alle Europee rischiamo di andare peggio che alle politiche». E sconsolato Matteo Orfini, dopo una tre giorni di scontri sulle cene dei big e di polemiche sull’universo mondo, il presidente del partito va contro la linea decisa dal segretario: «Se continuiamo così, con quattro mesi di risse tra noi e un congresso che si riduce solo ad una resa dei conti, non possiamo illuderci di riavvicinare elettori a questo Pd».
 

Ma nessuno la segue sulla sua proposta di azzerarlo e rifondarlo.

 
«Io propongo di ripartire dalle Europee, fermando ora il congresso: i principali leader del Pd e intellettuali di area partecipino scrivendo il programma, candidandosi, facendo campagna, con l’obiettivo di salvare l’Europa. E il futuro segretario sarà quello che dimostrerà di essere più bravo in quella battaglia. Io aprirei le liste insieme ad un processo per rifondare il Pd, con lo stesso nome, ma nuovo, aperto, che vada da Saviano a Calenda, passando per Cacciari. Ovviamente azzerando tutte le cariche di partito».
 

E il segretario?

 
«Martina potrebbe restare al timone, affiancato magari da un comitato per guidare il partito. La forma si trova, come si fece quando si fondò il Pd. Ma ciò mette in discussione tutto e tutti e forse per questo spaventa molti».
 

Presidente, si potrebbe dire che è lei ad essere spaventato da un congresso dove vincerebbe Zingaretti. O no?

 
«Guardi, noi che siamo maggioranza comunque partiremmo avvantaggiati e quale sia il nostro candidato potremmo vincere. Ma il tema è diverso: io sono molto preoccupato da questo clima e dalla voglia di regolare conti interni, che mi sembra totalmente fuori asse rispetto alle sfide che abbiamo di fronte e anche a quello che chiedono i nostri elettori. I nostri avversari sono già in campagna elettorale per le Europee, un passaggio decisivo, la sfida che le nuove destre lanciano per avere maggioranza nella nuova Unione».
 

Ma come volete fronteggiarli se vi mancano slogan forti su Europa, tasse, povertà e pensioni? Come pensate di riconquistare il popolo perduto?

 
«Intanto ci manca una visione alternativa. Non possiamo essere quelli che difendono l’Europa dell’austerità, dei vincoli, che nega sostegno quando ce ne è bisogno. Va ripensata un’Europa sociale che sappia essere una risposta ai problemi, costruendo anche un’alleanza. Non possiamo dividerci sul tasso di vicinanza a Macron , ma dobbiamo costruire un’alleanza che va da Macron a Tsipras».

  

E invece ora vi tocca fare il congresso e non avete un candidato. Renzi può ripresentarsi?

 
«Se guardo agli interessi personali a ognuno di noi conviene fare il congresso. Siamo pronti e io penso che il candidato che sosterrò vincerà. Quanto a Renzi, lui ha escluso una sua ricandidatura: non mi pare un’ipotesi in campo ed è giusto che sia così».
 

Intanto il segretario del Pd di Ravenna, che ha organizzato la festa dell’Unità, le chiede di dimettersi.

 
«Azzerare tutto implica non solo le mie dimissioni, ma anche le sue. Ora abbiamo bisogno di fare qualcosa all’altezza di questa sconfitta. Non possiamo pensare di chiedere a qualcuno di dare una mano nel Pd per come è ora, con filiere, correnti, conta sui nomi. Sarebbe più forte mettere a disposizione tutte le nostre funzioni, a cominciare dalla mia, dicendo: azzeriamo, costruiamo insieme una nuova organizzazione e uno statuto nuovo con tutti quelli che hanno dimostrato di impegnarsi. Lo dico a Cacciari, a Saviano, che giustamente ha fatto appello al mondo intellettuale a reagire culturalmente. E lo dico a Calenda: non serve una cosa diversa, ma un Pd diverso. Cominciamo a portarlo in piazza, aprendo gli steccati e coinvolgendo mondi vicini al nostro nella manifestazione del 30 settembre. Se vogliamo cambiare tutto facciamolo davvero, non si può ripetere la solita conta solo per ridefinire gli equilibri interni».