Andrea Orlando
ANDREA ORLANDO

«È sciocco pensare a un’alleanza con i Cinque Stelle ora. Sarebbe poco credibile una nuova maggioranza che non passi dalle urne. Ma dobbiamo parlare a quell’elettorato che è andato a finire nel Movimento».
 
Andrea Orlando è stato ministro nei governi Letta, Gentiloni e Renzi, si è candidato all’ultimo congresso del Pd e questa volta ha scelto di appoggiare Nicola Zingaretti. Sabato per i 20 anni di ItalianiEuropei – che ha visto rientrare Massimo D’Alema, ora in Mdp, nel dibattito dem con una riapertura al dialogo con i grillini – c’era anche lui.
 

Orlando, la linea politica è tornata nel dibattito Pd.

 
«Ma sta accadendo nel peggiore dei modi, usando degli argomenti che fanno torto all’intelligenza di chi li usa».
 

L’interlocuzione con D’Alema è centrale?

 
«Nessuno pensa che possa essere risolutiva. Ma se smettessimo di parlare di nomi e guardassimo al merito delle proposte, faremmo un passo avanti».
 

Un’alleanza con M5S è all’ordine del giorno?

 
«Abbiamo escluso tutti che oggi ci sia questa possibilità. Continuare a parlarne è un modo per nascondere che nella mozione Martina ci stanno quelli che aprirono al M5S e quelli che fecero saltare l’apertura. Dopo il 4 marzo, i Cinque Stelle erano una forza dal profilo non definito. Oggi hanno una deriva destrorsa. Ma dobbiamo guardare alloro elettorato, affrontando temi come il disagio sociale e la disoccupazione».
 

È d’accordo con il reddito di cittadinanza?

 
«Difficile dirlo, se uno non sa cos’è. Sarebbe stato meglio utilizzare le risorse per estendere il Rei e fare politiche per l’avviamento e la formazione al lavoro».
 

Però nei Cinque Stelle c’è una parte molto a disagio.

 
«Le fiducie le hanno votate tutti o quasi. Altro discorso è incunearsi nelle contraddizioni che emergono incoraggiando le voci critiche. L’impressione che abbiamo dato in questi mesi è di menare i Cinque Stelle più di Salvini».
 

Se Zingaretti diventa segretario del Pd non dovrà guardare a loro?

 
«Chi dirigerà il Pd dovrà guardare a tutti: la sinistra radicale, +Europa. E il terzo settore, il sindacato, l’impresa, l’associazionismo cattolico e della solidarietà, i movimenti antimafia, come Libera, e ambientalisti».
 

E Forza Italia?

 
«Va bene anche parlare con i berlusconiani delusi. Ma a chi sostiene che Forza Italia sia un soggetto politico antipopulista, vorrei ricordare che Berlusconi è stato il primo dei populisti. E FI ha votato contro le sanzioni a Orbàn.
 

Da dove deve ripartire la sinistra?

 
«Sostenibilità ambientale, attenzione alle diseguaglianze sociali, impatto delle nuove tecnologie sulla società e sulla democrazia.
 

Non vi siete occupati troppo di diseguaglianze.

 
«Pensavamo di affrontare il tema rimettendo in moto la crescita. Non è stato una priorità de i nostri governi, altrimenti, autocriticamente, il Rei sarebbe arrivato prima».
 

Renzi meglio fuori dal Pd?
 
Mi auguro che non faccia la scissione. Ma se deve, sarebbe bene lo dicesse ora, evitando di inquinare il dibattito».
 

I gruppi parlamentari sono quasi tutti con Martina.

 
«Escludo che Martina nel caso di vittoria di Zingaretti si presti a contrapporre i gruppi al partito».
 

Sull’Europa che posizione deve avere il Pd?

 
«Dobbiamo essere europeisti, ma critici sul modo in cui è stata guidata l’Unione. Chi non ha voluto vedere gli effetti dell’austerità sulle società europee non ha reso un grande servizio all’Europa».
 

Voi avete votato il pareggio di bilancio in Costituzione.

 
«Abbiamo sbagliato».
 

La candidatura di Calenda è una buona idea?

 
«Sì, ma consiglierei a Zingaretti di partire dalla proposta politica e non dai profili».
 

Esiste l’asse tra D’Alema e Zingaretti per una lista europeista del Pd con la sinistra radicale?

 
«A ItalianiEuropei, l’ha proposta solo Laura Boldrini».