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Senatore Luigi Zanda, Di Maio le chiede di ritirare il ddl sull’indennità dei parlamentari.

 
«Mi ha molto sorpreso tutto questo rumore sulla mia iniziativa, che è il frutto di un lavoro molto accurato, non solo mio, con apporti sia tecnici che politici. Non era importante l’ammontare della retribuzione, ma l’affermazione di due principi. Il primo è quello per cui i collaboratori parlamentari italiani devono seguire le regole europee, che sono molto più trasparenti il secondo è che le retribuzioni dei nostri parlamentari dovrebbero essere decise da un organismo terzo, cioè il Parlamento europeo, e non soggette alle manovre politiche del parlamento italiano. Non stiamo parlando di uno stipendio qualsiasi. Le guarentigie dei parlamentari, la libertà di mandato e il trattamento economico, in tutto l’Occidente sono di importanza primaria perché garantiscono la qualità della democrazia. Affidando tutto al Parlamento europeo faremmo cessare sospetti e polemiche elettorali».
 

Di Maio però insiste.

 
«Quello di Di Maio è un atteggiamento di rarissima arroganza. Non gli basta essere capo partito, vicepremier, guidare due dicasteri: vuole essere anche grande inquisitore e giudice, l’unico autorizzato a violare le regole del suo movimento e a cambiare, come in questo caso, il vero in falso. Attualmente i senatori guadagnano al netto 11.134 euro, quelli europei, a cui il mio ddl equipara gli stipendi, 10.499. Si aggiunga poi che il fisco italiano è più severo di quello europeo».
 

Perciò prenderebbero ancora di meno. Quindi non ritira il ddl?

 
«Lo ritirerò oggi, pur considerandolo un’ottima soluzione perché non voglio che il Pd debba subire due volte al giorno le manipolazioni politiche di Di Maio e dei suoi e perché voglio contribuire alla serietà di una campagna elettorale per l’Europa che considero molto importante. Però la distorsione della verità non è tollerabile. Perciò ho dato mandato ai miei legali di citare in giudizio Di Maio perché risponda in sede civile dei danni che mi ha recato distorcendo il significato del mio ddl. Di Maio stia sereno: alla fine la giustizia italiana dirà chi ha ragione».
 

Però l’hanno criticata anche esponenti del Pd.

 
«Non credo che le loro siano cattiverie di corrente e nemmeno che sia fuoco amico, io ritengo che ci sia una parte molto ampia della politica italiana che non ha capito che cosa ci sia oggi in gioco in Italia dal punto di vista istituzionale. Non ha percepito che sia il Parlamento che la nostra democrazia parlamentare sono sotto attacco».