«Nel decennio che abbiamo alle spalle, iniziato con la caduta di Berlusconi e l’arrivo del governo tecnico di Monti, è stato sospeso lo scontro politico». Così Enrico Letta durante un incontro tra il segretario Dem e un gruppo di intellettuali che si svolto al Nazareno per cercare idee e spunti sui quali rifondare «il partito dell’intelligenza collettiva».

 

«Da lì in poi – ha continuato il Segretario – si sono avvicendati sette governi con diversi partiti e primi ministri: una prova di affaticamento della nostra democrazia. Ma ora ho l’impressione che questa fase si stia chiudendo. La vittoria di Biden negli Usa, il salto fatto dall’Europa con il Next Generation Ue ha cambiato il quadro generale. Entriamo in una nuova fase in cui il cursore tra destra e sinistra assume un ruolo determinante.

 

«In questi sette anni fuori dall’Italia ho però avuto la fortuna di guardare il mondo attraverso gli occhi dei tanti studenti incontrati per lavoro. Un’esperienza che mi ha cambiato. E oggi, alla luce di quel che sta succedendo nel mondo piegato dalla pandemia, con la ricomparsa in Europa di un forte asse sovranista guidato da Ungheria e Polonia, che coinvolge le forze che rappresentano il 40% dell’elettorato italiano, abbiamo la necessità di ripensare a cosa vuol dire sinistra, di costruire una moderna proposta democratica in grado di parlare soprattutto ai giovani».

 

«A me colpisce molto come oggi un leader politico possa essere di successo, apparire su giornali e tg, avere tanti like, senza però avere una visione, solo reagendo con furbizia alle cose che gli accadono intorno. Ma così riesci solo a posizionarti, non dai alcun contributo».

 

La strada da percorrere per avere una prospettiva migliore e diversa è quella di una «una nuova dimensione comunitaria, in grado di contrastare un futuro già scritto». Se il nostro Paese va verso una maggioranza di destra, “noi dobbiamo rovesciare la tendenza, sapendo che non si fa con piccoli giochi tattici, ma con un grande sforzo culturale».

 

«Le idee possono cambiare il mondo. Un partito non può essere un gruppo di gestori del potere, come è stato il PD per troppo tempo. Proviamo a cambiare con le Agorà, con l’intelligenza collettiva, che restituisca protagonismo alle persone, spazi di partecipazione e condivisione vera», ha concluso il Segretario del PD.